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Comunicazione ai Ministri straordinari della Comunione

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Comunicazione ai Ministri straordinari della Comunione A seguito delle indicazioni per...

Formazione Ministri Straordinari della Comunione

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  L'Ufficio Liturgico Nazionale, assieme con l'Uffico Nazionale per la pastorale della...

Sono benedette queste palme?

Sono benedette queste palme?

Sono benedette queste palme? di Giacinto Mancini      «Padre, posso prendere...

Suggerimenti per la celebrazione dei sacramenti in tempo di emergenza Covid-19

Suggerimenti per la celebrazione dei sacramenti in tempo di emergenza Covid-19

Suggerimenti della CEI per la celebrazione dei sacramenti in tempo di emergenza Covid-19 In...

Sospesi gli aggiornamenti per i Ministri straordinari della Comunione

INCONTRO DI AGGIORNAMENTO SOSPESO In osservanza al Decreto del Presidente del Consiglio dei...

Francesco.1Un tempo di misericordia
di Enzo Bianchi

In occasione dell’apertura del concilio, l’11 ottobre 1962, Giovanni XXIII pronunciò la prolusione Gaudet mater ecclesia, un testo ispirato, profetico, che orientò lo svolgimento del Vaticano II in modo differente rispetto ai concili precedenti. Consapevole che la Chiesa ha il dovere di opporsi agli errori e anche di condannarli con la massima severità, come era avvenuto nel passato, Papa Giovanni tuttavia dichiarava con convinzione: «Quanto al tempo presente ... la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece che imbracciare le armi del rigore... Così la Chiesa cattolica ... vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati».
Con queste parole si poneva fine a un’epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella dottrina, nella morale e nel confronto tra Chiesa e società, tra cattolici e quanti non appartenevano alla Chiesa. È l’apertura al dialogo che successivamente Paolo VI delineò in modo mirabile nell’Ecclesiam suam e che il concilio fece propria, aprendo brecce, abbattendo muri e bastioni, inaugurando quello scambio, quell’ascolto dell’umanità di oggi che in questi cinquant’anni ha sì conosciuto rallentamenti, senza tuttavia mai venir meno.

di don Pietro Jura, Incaricato per la Liturgia presso la Conferenza Episcopale del Lazio

pala-di-ognissantiDue giorni di festa contemplando le Beatitudini

"Il Cristo è la più sconvolgente rivelazione della santità di Dio nell’umano, è il mistero stesso della vita divina posta come archetipo nell’economia dell’essere umano” (Paul Evdokimov). Se Gesù è l’archetipo, cioè il modello originale, della santità di Dio nell’umano significa che Dio costituisce la verità ultima della stessa natura umana. Tutti siamo chiamati alla santità! Ora, nonostante alcune esagerazioni o abusi riscontrati nel culto dei Santi in talune epoche e paesi, l’insegnamento della Chiesa non ha mai perso di vista l’affermazione di San Paolo della Prima Lettera a Timoteo: Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (2, 5-6). La Chiesa, allora, quando venera i Santi, proclama la grazia vittoriosa dell’unico Redentore e Mediatore, Cristo Signore, grazia che nei Santi è divenuta efficace. Il Concilio Vaticano II insegna che “[i santi] ammessi nella patria e presenti al Signore (cf. 2Cor 5, 8), per mezzo di Lui, con Lui e in Lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre” (Lumen Gentium 49). Se Cristo è il Mediatore e l’Intercessore, pare logico che chi gli si avvicina, come i santi, operi alla stessa maniera. In altre parole, assomigliare a Lui implica l’occuparsi degli altri. Gli amici di Dio sono anche amici dell’umanità: non possono non intercedere per noi e per tutta l’umanità.

Si può parlare di Gesù a partire da un'opera d'arte - La voglia di raccontare ciò che l'opera contiene
di Gian Carlo Olcuire

Nel dicembre 2009 uscì su L'Espresso un articolo di Umberto Eco che riferiva d'aver visto, al Louvre, due quindicenni spiazzati di fronte a un'Adorazione dei Magi: privi di cultura biblica, i giovani «non sapevano chi fossero e da dove venissero» quei «tre signori con mantello e corona». «È vero che questo succedeva anche a Matteo - continuava lo scrittore -, ma non è questo il punto». 

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