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Ministri Straordinari della Comunione 2019-2020

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Sussidio liturgico - pastorale

Sussidio liturgico - pastorale

E' disponibile il Sussidio liturgico pastorale per i Ministri straordinarid ella Comunione 

di don Pietro Jura, Incaricato per la Liturgia presso la Conferenza Episcopale del Lazio

pala-di-ognissantiDue giorni di festa contemplando le Beatitudini

"Il Cristo è la più sconvolgente rivelazione della santità di Dio nell’umano, è il mistero stesso della vita divina posta come archetipo nell’economia dell’essere umano” (Paul Evdokimov). Se Gesù è l’archetipo, cioè il modello originale, della santità di Dio nell’umano significa che Dio costituisce la verità ultima della stessa natura umana. Tutti siamo chiamati alla santità! Ora, nonostante alcune esagerazioni o abusi riscontrati nel culto dei Santi in talune epoche e paesi, l’insegnamento della Chiesa non ha mai perso di vista l’affermazione di San Paolo della Prima Lettera a Timoteo: Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (2, 5-6). La Chiesa, allora, quando venera i Santi, proclama la grazia vittoriosa dell’unico Redentore e Mediatore, Cristo Signore, grazia che nei Santi è divenuta efficace. Il Concilio Vaticano II insegna che “[i santi] ammessi nella patria e presenti al Signore (cf. 2Cor 5, 8), per mezzo di Lui, con Lui e in Lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre” (Lumen Gentium 49). Se Cristo è il Mediatore e l’Intercessore, pare logico che chi gli si avvicina, come i santi, operi alla stessa maniera. In altre parole, assomigliare a Lui implica l’occuparsi degli altri. Gli amici di Dio sono anche amici dell’umanità: non possono non intercedere per noi e per tutta l’umanità.

La Festa di Tutti i Santi è una grande festa di tutto il Popolo di Dio: la Colletta sottolinea che i santi del cielo sono molti. Questo ci è di conforto: essi ci aiutano a compiere con perseveranza la nostra corsa (cf. Eb 12, 1) verso la Gerusalemme celeste, “che è nostra madre… e patria comune” (Prefazio). In mezzo a una compagnia così numerosa l’aiuto non può che essere generoso. Ma il loro esempio diventa per noi soprattutto un invito a imitare e una chiamata a diventare anche noi beati secondo l’insegnamento delle Beatitudini (Vangelo), per poter un giorno anche noi celebrare la grandiosa liturgia di tutti color che hanno seguito l’Agnello Immolato (Prima lettura) e contemplare Dio “così come egli è” (Seconda lettura).

La Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche se in primo luogo suscita memorie emotive, richiamando le parole del Salmo 130, fortemente legato nella tradizione alla preghiera per i defunti: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”, ci aiuta a non perdere la fiducia e la speranza, a credere nella vita eterna e a pregare per i defunti.

La Chiesa fin dai tempi più remoti ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi e le sue preghiere (cf. Lumen Gentium 50), nella certezza che essi, con il Battesimo sono già stati uniti alla risurrezione di Cristo (cf. Rito delle esequie, 1).

Santa Teresa di Lisieux aveva pro­messo: “Passerò il mio tempo in cie­lo a fare del bene sulla terra”. Come lei, i no­stri defunti amici, parenti e be­nefattori, coloro che hanno condiviso con noi una parte del cammino e delle esperienze, colo­ro che abbiamo benefi­cato e/o da cui siamo stati beneficati, non ci lasciano soli, soprattut­to nei momenti di diffi­coltà. Essi intercedono per noi, pregano per noi. Tra noi e loro si forma una cate­na di solidarietà. Noi preghiamo per loro e loro pregano per noi: tutta la Chiesa, quella celeste e quella terrestre (cf. Lumen Gentium, 8) pregano insieme.

E’ vero: la morte interrompe il nostro cammino, le nostre relazioni, sconvolge i nostri progetti…. Essa costituisce una realtà di fronte alla quale non possiamo chiudere gli occhi, ma prendere consapevolezza della nostra precarietà. Commemorando i defunti, dobbiamo ricordare che davanti a Dio ci presenteremo ricchi soltanto di ciò che avremo seminato nel cuore degli altri, che non porteremo con noi ciò che avremo custodito egoisticamente, ma soltanto ciò che avremo donato e fatto con e per amore. La morte non è l’ultima parola! “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata” (Prefazio dei defunti 1).

Pubblicato su: Avvenire. Lazio Sette, 2 novembre 2014, p. 1.  

Liturgia del Giorno

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