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Ministri Straordinari della Comunione 2019-2020

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Sussidio liturgico - pastorale

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E' disponibile il Sussidio liturgico pastorale per i Ministri straordinarid ella Comunione 

messale romano4CONFERENZA EPISCOPALE DEL LAZIO

Commissione per la liturgia

La III edizione del Messale Romano tra tradizione e progresso

Nel corso della 72Assemblea generale straordinaria della CEI svoltasi a Roma nei giorni 12-15 novembre 2018, è stata affrontata l’approvazione complessiva della traduzione della terza edizione italiana del Messale Romano, nel quadro globale del rinnovamento di vita delle comunità ecclesiali, nel solco della riforma liturgica. Dopo la confirmatio recognitio di alcune parti del Messale da parte delle Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti, il Consiglio Permanente della CEI (Roma, 23-25 settembre 2019) ha approvato un Messaggio relativo alla pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano. Con esso i vescovi intendono invitare ogni comunità a riscoprire la bellezza e la fecondità della celebrazione dell’Eucarestia.

In realtà, la prima traduzione del Messale Romano in lingua italiana fu pubblicata nel 1973, mentre la seconda vide la luce dieci anni dopo, ovvero nel 1983, testo tuttora in vigore, in attesa di poter usufruire della nuova traduzione. Come è noto, le traduzioni del Messale, e dunque di tutti i libri liturgici, in lingua nazionale, rimandano alla corrispondente edizione latina che è chiamata “tipica”, in quanto funge da base e modello sia per gli adattamenti alle consuetudini locali sia per le traduzioni nelle lingue volgari. Per avere uno sguardo globale sullo sviluppo del Messale Romano nel corso della storia, proveremo elencare le principali tappe della sua evoluzione.

Nei primi tre secoli cristiani non esistevano formulari liturgici scritti, ma capitava che i sacerdoti celebrassero l’Eucaristia formulando essi stessi le preghiere con una certa creatività.

Certamente non tutti erano in grado di elaborare testi per la celebrazione, per cui, dal IV secolo in poi furono fissati per iscritto i testi per l’uso liturgico. Infatti, come nella celebrazione eucaristica fin dagli inizi si leggeva la Bibbia, così sorsero pure libri che raccoglievano le preghiere da usare nella celebrazione accanto alle letture bibliche. Tali preghiere per la celebrazione dell’Eucaristia e per l’amministrazione degli altri sacramenti trovarono una loro sistemazione organica negli antichi Sacramentari, accanto ai quali sorsero anche i libri dei canti (Graduale) e quelli che descrivevano le azioni liturgiche che si dovevano compiere (Ordines).

Vari motivi portarono ad una fusione di tutti questi libri in uno solo, dando vita al cosiddetto Messale “plenario” che riuniva insieme tutto ciò che serviva per la celebrazione eucaristica (orazioni, letture, canti, ecc.) che, da azione in cui il sacerdote, i ministri, i cantori e il popolo svolgevano un ruolo attivo, passò ad essere un’azione in cui unico ministro era il sacerdote celebrante. Il Messale plenario più conosciuto fu quello usato dalla Curia romana, nel XIII secolo, che ebbe una grande diffusione, perché usato dai francescani che, portandolo in tutte le loro peregrinazioni missionarie, lo diffusero in Europa. C’era però ancora molta libertà nella strutturazione liturgica e nei testi che venivano usati per la celebrazione eucaristica, poiché la legislazione liturgica non era ancora rigidamente fissata, per cui fuori dell’ambito romano ci fu una proliferazione di Messali che si ispiravano al Messale della Curia, con una varietà di edizioni che incorporavano molte usanze locali antiche.

Con la prima edizione a stampa, realizzata a Milano nel 1474, il Messale Romano – comunemente ritenuto come il capostipite dei Messali che confluiranno nell’edizione romana del 1570 –, si diffuse rapidamente nell’ambito della cristianità, favorendo il moltiplicarsi delle edizioni, e con esso il diffondersi anche delle imprecisioni e degli errori.

L’inserimento di numerosi cambiamenti nel contenuto del Messale, che diedero all’Eucaristia un significato sostanzialmente differente, fino a determinare alla fine del medioevo una confusa situazione liturgica, costituì agli inizi del XVI secolo un grave pericolo per la Chiesa.

I Padri del Concilio di Trento, che conoscevano bene questa difficile situazione, si preoccuparono, tra le altre questioni, di provvedere ad una nuova edizione del Messale e degli altri libri liturgici, la cui edizione apparirà nel 1570, divenendo obbligatoria per tutta la Chiesa cattolica, che poteva avere finalmente una liturgia uniforme.

Nel periodo tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II vi furono numerose edizioni e ristampe del Messale, tra le quali, quelle “tipiche” avvennero nel 1604, con Clemente VIII, nel 1634 con Urbano VIII, nel 1884, con Leone XIII, nel 1920, con Benedetto XV, e nel 1962, con Giovanni XXIII. Sotto l’influsso dell’illuminismo si ebbero, soprattutto nei secoli XVII e XVIII, tentativi di rinnovamento della celebrazione eucaristica, dettati dall’esigenza di una maggiore partecipazione del popolo, dell’introduzione della lingua volgare, di un maggior uso della Bibbia nella celebrazione della Messa, di una revisione di alcuni testi eucologici, di un adattamento alle necessità del proprio tempo, di una semplicità nei riti e nelle preghiere.

Con l’approvazione della Sacrosanctum Concilium, il 4 dicembre 1963, si diede avvio alla riforma del Messale e degli altri libri liturgici, i cui primi frutti si ebbero nel 1970, quando, a distanza di quattro secoli esatti dal Messaleriformato secondo i criteri del Concilio di Trento, fu pubblicato il Messale del Vaticano II, edito per l’autorità di Paolo VI. Dopo appena un anno, a causa dell’esaurimento delle copie, fu pubblicata una reimpressio emendata del Messale, nella quale furono inserite varie correzioni di carattere non sostanziale. Nel 1975, invece, in conseguenza della nuova disciplina sui ministeri, stabilita da Paolo VI con il Motu proprio Ministeria quaedam, dell’introduzione nel Calendario Romano Generale di alcune celebrazioni di santi e di alcuni formulari nel Messale stesso, della necessità di ritoccare alcuni elementi dell’Institutio Generalis, fu pubblicata l’editio typica altera del Messale Romano. Inoltre, nel 2002, a motivo della promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983 e delle diverse disposizioni della Santa Sede posteriori al 1975, fu pubblicata un’editio typica tertia, che incorpora non poche novità rispetto alla precedente edizione.

La nuova edizione del Missale Romanumnon si pone in discontinuità con le precedenti edizioni, ma conserva in continuità e progresso l’intento fondamentale del Messale di Paolo VI, quello cioè di condurre il popolo di Dio ad una celebrazione sì fedelmente eseguita, ma soprattutto efficacemente partecipata e fruttuosamente vissuta.

Con l’approvazione di Giovanni Paolo II, il 10 aprile 2000, e con il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 20 aprile del medesimo anno, il Messale Romano è giunto alla sua terza edizione tipica nel 2002, a più di trent’anni dalla prima editio typica e a più di venticinque dalla seconda. Non si tratta di una semplice reimpressio emendata del libro liturgico per la celebrazione eucaristica, ma di una nuova editio typica con aggiunte e modifiche di natura sostanziali, integrative e migliorative di quanto già le precedenti edizioni avevano confermato. Per venire incontro, poi, alle esigenze sia di correzione di alcune imprecisioni sia di aggiornamento di elementi intercorsi tra un’edizione e l’altra, nel 2008, come già nel 1971, è stata pubblicata una ristampa del Messale con alcune variazioni.

È proprio su questa edizione tipica del Messale Romano, che costituisce la base per le traduzioni nelle lingue nazionali, che i vescovi italiani hanno concentrato il loro sforzo nella delicata opera di traduzione, durata circa sedici anni, e che è giunta alla sua fase finale… e dopo anni e anni di lavoro finalmente sarà pubblicata a breve. 

Di fronte alla nuova edizione del Messale Romano ci si chiede: quali sono le principali novità che esso contiene rispetto alle precedenti edizioni e che poi sono entrate a far parte della versione italiana?

La nuova edizione tipica del Messale Romano si colloca anzitutto non solo nella linea dell’aggiunta di alcuni formulari di Messe al testo già esistente, ma anche nella prospettiva di un adeguamento della parte normativo-canonica al Codice di Diritto Canonico, e di un aggiornamento di quella normativo-liturgica alle disposizioni della Santa Sede posteriori al 1975.

Oltre ad essere sottoposto ad una vera e propria rivisitazione sia eucologica sia rubricale, il Messaleha avuto anche una nuova stesura di quella parte non meno importante e fondamentale costituita dall’Institutio Generalis (Ordinamento Generale del Messale Romano – 2004), documento che, posto all’inizio del Messale, offre il significato delle singole sequenze rituali e dei particolari elementi celebrativi che compongono il rito della Messa, fornendo allo stesso tempo utili orientamenti per l’uso e per le modalità di realizzazione. Una normativa che, nonostante le variazioni e integrazioni avute nel tempo, ma pur sempre animata dal valore teologico, liturgico, rituale, spirituale e pastorale, contribuisce a dare alla celebrazione del mistero eucaristico quella efficacia che garantisce la consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione del popolo di Dio. In questa prima parte, la novità più rilevante è l’inserimento del capitolo IX che raccoglie l’insieme delle norme relative all’adattamento e all’inculturazione della liturgia eucaristica, in particolare quelle che competono al Vescovo diocesano e alle Conferenze episcopali.

Nel contesto, poi, dei formulari di Messa che costituiscono la parte più consistente del libro – cioè quelli del tempo di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua, Santorale, Comuni, Messe rituali, per varie necessita e per i defunti –, va messo in evidenza l’aspetto funzionale migliorato degli elementi strutturali del Missale Romanum, in modo particolare la formulazione integrale di non pochi formulari, l’inserimento di nuovi testi qualitativamente significativi, l’integrazione delle rubriche organicamente formulate in base alla legislazione liturgica vigente.

Degno di nota, nel periodo di Quaresima, è l’inserimento di una “orazione sul popolo” nel formulario di ogni giorno, elemento recuperato dagli antichi sacramentari che evidenzia la volontà di dare rilievo al carattere penitenziale e comunitario di questo tempo liturgico.

In appendice al Rito della Messa si trovano anche le Preghiere Eucaristiche della Riconciliazione e la peculiare Preghiera Eucaristica che può essere usata nelle Messe “per varie necessità”, elementi che nella edizione italiana erano già presenti.

“Tradizione” e “progresso” sono i termini fondamentali per la comprensione delle principali “novità” racchiuse nel Messale, ovvero fedeltà da una parte, attraverso la custodia dell’identità del Rito romano, mediante la salvaguardia della forma celebrationis, legittimamente riconosciuta e concretamente decodificata nell’edizione “tipica” del liber princeps della preghiera di Rito romano. Apertura dall’altra, mediante la ricezione di alcune istanze di adattamento rituale e testuale, maturate in diverse Chiese locali, attraverso le traduzioni del Messale Romano nelle lingue nazionali, ufficializzate dalla Santa Sede negli ultimi trent’anni.

Con l’approvazione da parte della CEI della traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano si è concluso un percorso durato, come abbiamo già detto, oltre 16 anni. In tale arco di tempo, i vescovi ed esperti hanno lavorato al miglioramento del testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico, nonché alla messa a punto della “Presentazione” del Messale, che aiuterà non solo a una sua proficua recezione, ma anche a sostenere la pastorale liturgica nel suo insieme. Nell’intento dei vescovi, infatti, la pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica. Di qui la sottolineatura, emersa nei lavori assembleari, relativa alla necessità di un grande impegno formativo. In quest’ottica «si coglie la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a sé stesso». La liturgia, hanno evidenziato i vescovi, coinvolge l’intera assemblea nell’atto di rivolgersi al Signore: «Richiede un’arte celebrativa capace di far emergere il valore sacramentale della Parola di Dio, attingere e alimentare il senso della comunità, promuovendo anche la realtà dei ministeri. Tutta la vita, con i suoi linguaggi, è coinvolta nell’incontro con il Mistero: in modo particolare, si suggerisce di curare la qualità del canto e della musica per le liturgie». Per dare sostanza a questi temi, si è evidenziata l’opportunità di preparare una sorta di «riconsegna al popolo di Dio del Messale Romano» con un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica. 

Sappiamo che il libro del Messale – cha sarà disponibile (si dice) a Pasqua dell’anno prossimo (cf. Lettera del Direttore dell'Ufficio Lituergico Nazionale, Prot. 21/2019/ULN) – non è infatti soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. Nell’intenzione dei Vescovi, la riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio – fatto di gesti e parole – e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore.

Liturgia del Giorno

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