
Ti saluto, o Maria, Figlia amatissima dell’eterno Padre, madre ammirabile del divin Figlio, Sposa fedelissima dello Spirito Santo. Ti saluto, o Maria, amata Madre mia, mia amabile Maestra, mia potente sovrana, mia gioia, mio cuore e mia anima (…).
La luce della tua fede dissipi le tenebre del mio spirito; la tua profonda umiltà prenda il posto del mio orgoglio; il tuo spirito di sublime contemplazione allontani le distrazioni dalla mia fantasia vagabonda; la tua continua visione di Dio riempia della sua presenza la mia memoria; l’incendio del tuo amore bruci la tiepidezza, e freddezza del mio cuore; i miei peccati cedano il posto alle tue virtù; i tuoi meriti siano mio ornamento e supplemento davanti a Dio. Infine, mia carissima amatissima madre, fa’, se è possibile che io abbia il tuo spirito per conoscere Gesù Cristo e intendere i suoi divini voleri, la tua anima per lodare e glorificare il Signore, il tuo cuore per amare Dio con amor puro e ardente come te (…).
(San Luigi G. de Monfort, Il segreto di Maria, n. 68)
Siamo nel mese di maggio che da secoli è particolarmente dedicato a Maria. E come ogni anno sorge il dibattito sulla legittimità di spiritualità mariana. Bisogna subito sottolineare che parlare di spiritualità mariana non è né uscire fuori dai campi dell’ortodossia cattolica, né un’inutile e dannosa perdita di tempo.
Anche Giovanni Paolo II (1987), nella Redemptoris Mater (n. 48), ha parlato esplicitamente di “Spiritualità mariana”, ponendo autorevolmente il sigillo su tutto il dibattito precedente. Nel medesimo documento troviamo: “Maria, l’eccelsa figlia di Sion, aiuta tutti i suoi figli, dovunque e comunque essi vivano, a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre. Pertanto
Ma non solo, oggi, si parla di spiritualità mariana con tranquillità, ma anche e spesso, in ambito ecclesiale, si esaltano la spiritualità benedettina, francescana, domenicana, carmelitana ecc., e (tra le ultime arrivate) anche la spiritualità salesiana (di Don Bosco). Allora tutto uguale e sullo stesso piano? No assolutamente. La spiritualità mariana è su un altro livello di importanza e di grandezza. E questo perché è di ben altro spessore la santità di Maria di Nazareth (che
Paolo VI, nel famoso documento Marialis Cultus (n. 56) ha affermato che “la pietà della Chiesa verso
Concetti questi che trovano una mirabile sintesi nell’aforisma o detto popolare, di incerta provenienza ma di indubbia chiarezza e forza: “Ad Jesum per Mariam”. Bisogna andare a Cristo per salvarsi e Maria rimane la guida per eccellenza (naturalmente sotto l’azione dello Spirito Santo).
Sentiamo un esperto in materia, San Luigi G. de Monfort: “Prima verità. Gesù Cristo nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di tutte le nostre devozioni; altrimenti esse sarebbero false e ingannatrici. Gesù Cristo è l’alfa e l’omega, il principio e la fine di tutte le cose. Noi non lavoriamo, come dice l’Apostolo, che per perfezionare ogni uomo in Gesù Cristo (…)” (Trattato della vera devozione alla Vergine, n. 61).
Come si vede la spiritualità mariana (devozione) raccomandata dal santo è eminentemente cristologica ed ecclesiologica. È infatti per la salvezza e per la progressiva cristificazione dell’uomo, cioè della sua assimilazione a Cristo, che lavora tutta
Il teologo G. Gozzelino, ha messo in risalto questa dimensione cristologica scrivendo: “La verità delle creature, infatti, è Gesù Cristo. E Maria, come ogni santo e più di essi, testimonia Gesù, non se stessa: se propone se stessa, lo fa solo per orientare a Gesù, per dire che il cammino verso di lui non fallisce il traguardo e per spingere a obbedirgli in tutto”.
Non sarebbe saggio rinunciare e tanto meno disprezzare qualcuna delle spiritualità di cui sopra (benedettina, francescana ecc). Ma di per sé se ne può fare a meno. Non sarebbe uno scandalo e non ci sarebbero scomuniche già programmate. Potremmo essere degli ottimi cristiani lo stesso.
Ma altrettanto non si può dire della spiritualità mariana. Perché Maria c’è, è un dato storico, è un fatto non una teoria. Maria non l’ha inventata
Molto acutamente, già tanti anni fa, Paolo VI nella sua visita al santuario della Madonna di Bonaria di Cagliari (1970) affermò: “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce
La spiritualità mariana, all’interno del cristianesimo e quindi della spiritualità cristiana, non deve essere quindi considerata un «optional». Perché “più che ad un rapporto episodico e superficiale, la spiritualità mariana viene vista come «una coincidenza permanente, intima e unificante tra il cristiano e Maria sotto l’influsso dello Spirito Santo»” (Angelo Amato).
Si può quindi, in senso ampio, definire la spiritualità mariana come l’esperienza della propria esistenza vissuta nel nome di Gesù Cristo, il Signore, sotto l’influsso e la presenza dello Spirito Santo, aiutata e incoraggiata da un personale riferimento esistenziale al modello Maria di Nazareth,
Origene, un padre della Chiesa del IV secolo, ha scritto: “Ogni anima deve essere madre di Dio, perché siamo stati creati per portare Cristo al mondo e qualsiasi opera buona che noi facciamo è una partecipazione di Cristo, fa nascere Cristo in questo mondo”. E un pensiero che può essere orientativo nella vita spirituale in genere e anche nella nostra spiritualità mariana. Se dobbiamo portare e testimoniare Cristo nel mondo con la nostra vita quotidiana, non c’è nessuno meglio di Maria di Nazareth,
