Verso il Congresso

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Intervista con l’arcivescovo di Ancona, S.E. Mons. Edoardo MENICHELLI
di Matteo Liut
Aiutare l’uomo di oggi a scorgere nell’Eucaristia la risposta alle proprie inquietudini di ogni giorno. È questo l’obiettivo posto al cuore del cammino di preparazione al XXV Congresso Eucaristico Nazionale che si terrà nell’arcidiocesi di Ancona-Osimo dal 3 all’11 settembre 2011 sul tema «Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana». A ripercorrere il significato dell’evento è l’arcivescovo della diocesi marchigiana, Edoardo Menichelli, che fa parte del Comitato organizzatore.
Eccellenza, quale messaggio si cela dietro al tema scelto?

Con questo titolo, scelto dopo un ampio confronto, abbiamo

voluto innanzitutto sottolineare ancora una volta l’aspetto più centrale, cioè l’atto di fede nell’Eucaristia, indicando all’umanità contemporanea la via del soprannaturale che è presente nella storia. Abbiamo voluto ricordare però anche l’inquietudine dell’umanità contemporanea che spesso si trova di fronte a scelte difficili, dentro a una molteplicità di messaggi. Questa parola tratta dal capitolo sesto del Vangelo di Giovanni e rivolta a Pietro, insomma, descrive il desiderio dell’umanità di trovare la verità, di trovare l’amore, di trovare la persona, in questo caso Gesù Cristo, che la prenda e la orienti verso il bene. Vorremmo che questo messaggio venisse quindi calato nella vita quotidiana, in quegli ambiti dove l’umanità sperimenta tutta la fatica esistenziale e più bisognosi della luce dell’Eucaristia. La Chiesa, insomma, offre il suo aiuto all’uomo perché questo si faccia educare dall’Eucaristia dentro la ferialità.


In che modo il tema verrà calato nella vita quotidiana?

In intesa con i diversi uffici della Cei si è scelto di riprendere i cinque ambiti del Convegno ecclesiale di Verona perché ci è sembrato che essi possano ben riassumere il tragitto dell’umanità contemporanea con la quale anche i cristiani pellegrinano. Nell’ambito dell’affettività, ad esempio, indicheremo l’Eucaristia come segno della tenerezza dell’amore di Dio, come accompagnamento tenero e forte ad un tempo. Per quanto riguarda la fragilità, che ci tocca tutti, non solo coloro che sono segnati dalla malattia, presenteremo l’Eucaristia come misericordia e vicinanza di Dio. La fragilità letta alla luce dell’Eucaristia non è più un aspetto negativo ma diventa anch’essa preziosa, perché in essa scopriamo un Dio che ci sostiene.
Per quanto riguarda tradizione e cittadinanza?

L’ambito della tradizione verrà affrontato su due versanti. Quello della tradizione vera e propria coinvolgendo quella parte della nostra storia ecclesiale che fa riferimento alle confraternite, un tesoro, che aiuta a custodire la fede, tramandandola e facendo un vanto del nostro essere credenti. Il secondo versante è quello dell’evangelizzazione, con la convocazione attorno all’Eucaristia degli annunciatori del Vangelo, come catechisti e operatori pastorali. All’interno dell’ambito della cittadinanza vogliamo sottolineare che al banchetto di Dio tutti siamo invitati. Questo ci aiuterà ad affrontare tematiche attuali come l’accoglienza, la povertà, la marginalizzazione.
Infine l’ambito della festa e del lavoro.

Anch’esso, per la sua complessità, verrà affrontato su due versanti. La riflessione sul lavoro partirà dalle parole dell’offertorio durante la Messa, dove il pane e il vino vengono presentati come frutti della terra, della vite e del lavoro dell’uomo. Parole che indicano il lavoro come un «atto eucaristico», sia perché attraverso il lavoro l’uomo prepara ciò che è indispensabile per celebrare l’Eucaristia, sia perché il lavoro è un’offerta, una collaborazione con Dio che invita l’uomo a essere custode, quasi un ‘liturgo’, del creato. Per quanto riguarda la festa torneremo a ricordare che essa non è un tempo vuoto tra due tempi di lavoro ma piuttosto uno spazio «sostanzioso» di ristoro, di recupero della relazione, di recupero dell’anima.
Questo tema riprenderà quanto trattato nel Convegno eucaristico di Bari del 2005?

Sì, questo punto rappresenta di certo il ponte più evidente con il Congresso di Bari. E il prossimo anno in un certo senso «chiuderemo il cerchio» aperto in Puglia cinque anni fa. A Bari venne messa al centro la centralità della domenica, la necessità del giorno del Signore. Ad Ancona adotteremo il punto di vista complementare partendo proprio da quella ferialità cui l’Eucaristia dona senso.
Da un punto di vista organizzativo come si caratterizzerà l’evento del 2011?

Sostanzialmente per due novità: una è che ogni giorno sarà cadenzato da un tema, l’altra è la «territorialità». La sede principale sarà l’arcidiocesi di Ancona-Osimo ma saranno coinvolte le diocesi della metropolia: Senigallia, Jesi, Fabriano-Matelica e Loreto.

Le giornate vedranno al mattino la preghiera, la lectio divina, la riflessione sul tema, il colloquio. Nel pomeriggio ci sarà un percorso turistico religioso che le varie città stanno predisponendo e poi la celebrazione dell’Eucaristia. Gli ultimi due giorni del Congresso avranno due momenti fondamentali: il sabato ci sarà una festa della famiglia, con uno sguardo particolare a quelli che camminano verso questa vocazione sponsale, e quindi inviteremo tutti i fidanzati d’Italia. La domenica, giorno conclusivo, invece sarà allietata dalla presenza del Papa, che ha confermato la sua presenza.
Come procede il cammino di preparazione?

È già stato avviato: quasi tutte le diocesi hanno già nominato un delegato per il Congresso. Questi sono già stati convocati una volta e saranno riconvocati nei prossimi mesi. A loro verranno offerte alcune indicazioni pastorali da portare nelle diocesi italiani in vista dell’evento del prossimo anno. Per quanto riguarda le Marche, invece, il 10 dicembre, festa della Madonna di Loreto, si concluderà il pellegrinaggio dell’immagine della Vergine lauretana, che negli ultimi dodici mesi si è fermata in tutte le diocesi della Regione. Un cammino che ci ha ricordato che è Maria che ci dona il pane della vita, lei educa e sostiene tutta la Chiesa in questo stare con Cristo, custodire Cristo, comunicare Cristo.

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