
a) tenendo conto delle esigenze della liturgia, delle attese dei fedeli, della loro maturazione nella fede, la problematica posta dai «mesi mariani» dovrebbe essere studiata nell’ambito della «pastorale d’insieme» della Chiesa locale; si eviterebbero in tal modo situazioni di contrasto pastorale che disorientano i fedeli, come accadrebbe, ad esempio, se ci si limitasse ad abolire il «mese di maggio»;
b) in molti casi la soluzione più opportuna sarà quella di armonizzare i contenuti del «mese mariano» con il concomitante tempo dell’Anno liturgico. Così, ad esempio, durante il mese di maggio i pii esercizi dovranno mettere in luce soprattutto la partecipazione della Vergine al mistero pasquale e all’evento pentecostale che inaugura il cammino della Chiesa;
c) in ogni caso dovrà essere diligentemente seguita la direttiva della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla necessità che «l’animo dei fedeli sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nelle quali, durante il corso dell’anno, si celebrano i misteri della salvezza»;
d) un’opportuna catechesi convincerà i fedeli che la domenica, memoria ebdomadaria della Pasqua, è «il giorno di festa primordiale», per cui la celebrazione della domenica esula da qualunque computo relativo ai «mesi mariani» e nessun elemento celebrativo del Giorno del Signore può essere subordinato alle esigenze devozionali dei mesi dedicati alla beata Vergine;
e) si dovrà mostrare ai fedeli che la liturgia romana ha già un suo «mese della Vergine», armonicamente inserito nello svolgimento dell’Anno liturgico: il tempo di Avvento. Tale informazione tuttavia non dovrà limitarsi a creare un convincimento teorico, ma dovrà essere tradotta in celebrazioni liturgiche che, tenendo conto della sensibilità dei fedeli, valorizzino effettivamente i numerosi riferimenti a santa Maria nel tempo di Avvento.
(Congregazione per il Culto divino, Istruzione 1987)
