Nuovo Rito delle Esequie

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Finalmente! Dopo lunga attesa, il prossimo 2 marzo, alle ore 12,00 a Roma, presso la Radio Vaticana (Sala Marconi) Piazza Pia, avrà luogo la conferenza stampa per la presentazione ufficiale della seconda edizione in lingua italiana del Rito delle Esequie.
Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana in due formati (cm 19X26 pp 366, Euro 39,00; cm 14 x21 pp. 488 Euro 27,00) sarà disponibile nelle librerie dalla fine del mese di febbraio.

Presentata la seconda edizione italiana del «Rito delle esequie»

ROMA, 2. Un segno che parla di resurrezione. Nella prospettiva cristiana la morte e il dolore per il distacco dai beni di questo mondo spalancano uno sguardo di speranza sul mistero pasquale. Una realtà, da sempre centrale per la fede cristiana, che tuttavia l’uomo d’oggi sembra cogliere con sempre maggiore fatica. Grazie anche alla tendenza, diffusa soprattutto nei contesti urbani, a “p r i v a t i z z a re ” l’esperienza del morire (si muore sempre più in ospedale) e a “n a s c o n d e re ” i segni della sepoltura e del lutto. È questo il motivo principale alla base della seconda edizione del Rito delle esequie p re d i – sposto dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). Il testo liturgico, il cui uso diverrà obbligatorio in Italia a partire dal 2 novembre 2012, risponde appunto alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti. A presentarlo, questa mattina a Roma, insieme a monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali, è stato monsignor Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato e presidente della Commissione episcopale per la liturgia, con monsignor Angelo Lameri, dell’ufficio liturgico nazionale. Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, offre una più ampia e articolata proposta rituale, a partire dal primo incontro del sacerdote con la famiglia del defunto fino alla tumulazione del feretro. E fornisce, in appendice, alcune indicazioni circa la cremazione dei corpi. Il tutto — viene sottolineato — nel solco dell’impegno nell’applicazione della riforma liturgica conciliare. La nuova pubblicazione in lingua italiana del Rito delle esequie, infatti, fa seguito alla prima edizione apparsa nel 1974 sulla base di quella typica del 1969. Si tratta, ha detto monsignor Pompili, di «un contributo a umanizzare il momento della morte, sottraendolo alla sua invisibilità e alla sua individualità, quando non alla sua spettacolarizzazione. Grazie alla liturgia ritroviamo una grammatica e una sintassi in grado di dar voce alla morte, anzi di farne una parola che interpella la vita di tutti». Il rito delle esequie da sempre intende essere un annuncio della novità portata da Cristo Gesù dinanzi al mistero della morte. Numerosi sono i cambiamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana. Una prima novità, non presente nell’edizione latina del 1969 e nemmeno in quella italiana del 1974, riguarda la «visita alla famiglia del defunto». Il primo incontro con la famiglia diventa infatti per il parroco un momento di condivisione del dolore, di ascolto dei familiari colpiti dal lutto, di conoscenza di alcuni aspetti della vita della persona defunta in vista di un corretto e personalizzato ricordo durante la celebrazione delle esequie. Sempre nel primo capitolo troviamo una seconda novità. Il paragrafo precedentemente chiamato «Preghiera per la deposizione del corpo del defunto nel feretro» diventa ora «Preghiera alla chiusura della bara». La sequenza rituale è stata rivista e arricchita. Si vuole sottolineare e leggere alla luce della Parola di Dio e della speranza cristiana un momento molto delicato e doloroso quale quello della chiusura della bara. Quanto alla celebrazione delle esequie nella messa o nella liturgia della Parola, l’arricchimento più significativo è dato da una più varia proposta di esortazioni per introdurre il rito dell’ultima raccomandazione e commiato. Un rito che, come si legge nelle premesse generali, costituisce l’ultimo saluto rivolto dalla comunità cristiana a un suo membro prima che sia portato alla sepoltura. Ora vengono offerte dodici proposte di esortazione che possono essere lette o adattate. È, inoltre, da segnalare che nella seconda edizione non compare più il capitolo V dell’edizione precedente, corrispondente al capitolo IV dell’Ordo exsequiarum: «Esequie nella casa del defunto». I vescovi italiani, è stato spiegato, hanno ritenuto questa possibilità estranea alla consuetudine locale e «non esente dal rischio di indulgere a una privatizzazione intimistica, o circoscritta al solo ambito familiare, di un significativo momento che di sua natura dovrebbe vedere coinvolta l’intera comunità cristiana, radunata per la celebrazione». Una delle novità più significativa è costituita sicuramente dall’app endice dedicata alle esequie in caso di cremazione. «La denominazione di “app endice”, oltre a segnalare che non esiste una sua corrispondenza nell’edizione tipica latina, vuole richiamare il fatto che la Chiesa, anche se non si oppone alla cremazione dei corpi quando non viene fatta in odium fidei, continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a esprimere la fede nella risurrezione della carne, ad alimentare la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici». In questa prospettiva, è previsto che la celebrazione delle esequie preceda di norma la cremazione. Mentre, eccezionalmente, i riti previsti nella cappella del cimitero o presso la tomba si possono svolgere nella stessa sala crematoria. Particolarmente importante l’affermazione che la cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero. Ciò soprattutto per contrastare la prassi di spargere le ceneri in natura o di conservarle in luoghi diversi dal cimitero. «Tale prassi infatti solleva non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche ». E, anche se il rituale non prende netta posizione sul versante disciplinare, «offre però sufficienti elementi per una catechesi e un’azione pastorale che sappiano sapientemente educare il popolo di Dio alla fede nella risurrezione dei morti, alla dignità del corpo, all’importanza della memoria dei defunti, alla testimonianza della speranza nella risurrezione».

© Osservatore Romano – 2 marzo 2012

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