Compiti del coro nell’assemblea liturgica

coriparrocchiali
di p. Eugenio Costa

Nell’assemblea che celebra la liturgia della Chiesa, il coro è uno dei “ministri”, esercita cioè un vero e proprio “ministero”, a servizio di tutti. Dicendo coro, si intende l’ampio ventaglio che la parola ricopre: dal piccolo gruppo di canto (poche voci) al grande coro polifonico, in tutte le sue variabili intermedie. Dicendo che è al servizio della preghiera dell’assemblea, si sottolinea che non deve trattarsi di un corpo estraneo, a se stante, ma far parte – non solo con la voce ma anzitutto con il cuore e lo spirito – dei cristiani radunati a celebrare, pur avendo un proprio compito specifico.

I compiti del coro possono essere così descritti:

– Essere il “motore” del canto di tutti. E’ il primo e miglio animatore del canto dell’assemblea, a certe condizioni. Deve  1. garantire la regolarità del ritmo dei canti e l’esattezza dell’intonazione, in rapporto anche allo/agli strumenti accompagnatori;  2. dare sicurezza e incoraggiare l’assemblea, ma senza prevalere,  evitando, fra l’altro, di suscitare nella gente il riflesso “Cantano così bene ! Cantino loro, noi ascoltiamo!”;  3. prendere parte attiva ed efficace alla prova dei canti, subito prima dell’inizio della celebrazione.

– Nei canti strutturati in modo responsoriale, alternare con l’assemblea le strofe e il ritornello.

– Accompagnare lo svolgimento di un rito, in cui il canto dell’assemblea non è indispensabile: ad es. nella Messa, la processione con cui si portano all’altare pane e vino, o durante la processione di coloro che vanno alla Comunione; o in altri riti (durante la confermazione, o processioni varie, o l’adorazione eucaristica, ecc.).

– Preparare l’atmosfera, il clima adatto prima dell’inizio di una celebrazione, mentre i fedeli arrivano, e anche al termine, quando i fedeli partono, offrendo così presenza e calore.
– Nell’ambito della vita parrocchiale, ogni tanto e quando è possibile, proporre un ‘concerto spirituale’, che faccia condividere qualcosa dell’enorme patrimonio storico della musica sacra, antica e moderna.

Del coro fanno parte anche eventuali solisti di canto, se esistono (non dovrebbero mai essere degli ‘occasionali’): sono in evidenza quando qualche parte o passaggio di un canto li richiede, ma poi rientrano nei ranghi e fanno attenzione a cantare – vocalmente – come coristi. Fra questi solisti, sarebbe bene formarne qualcuno all’arte del recitativo, che si esprime nella salmodia (vedi Salmo responsoriale della Messa, o salmi della Liturgia delle Ore).
Del coro fa evidentemente parte il Maestro del coro, o capo-coro: personaggio-chiave, che dovrebbe saper ‘costruire’ la qualità vocale,  la coesione umana e spirituale, e il senso liturgico dei coristi.  Nel caso – auspicabile ! – della presenza di una guida del canto dell’assemblea, l’ideale rimane sempre che questa sia una persona diversa dal capo-coro, perché pienamente dedita al suo compito. Il maestro del coro dovrebbe inoltre far parte, costantemente, del gruppo liturgico parrocchiale, che promuove il buon andamento della liturgia.
La collocazione del coro (vedi Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 312) deve esprimere chiaramente che il coro è parte dell’assemblea stessa; essere tale da far sentire a proprio agio i cantori, compreso l’aspetto acustico; dar loro modo, nella Messa, di accedere facilmente alla Comunione eucaristica. In concreto, però, la disposizione architettonica interna delle chiese è così varia, intangibile e spesso poco ospitale verso il coro, che si tratterà di cercare e trovare la miglior soluzione possibile.
La formazione vocale, liturgica e spirituale dei coristi dovrebbe essere continua: iniziare dai nuovi arrivati, ma tenere costantemente sotto pressione tutti i componenti, anziani compresi. Non la si può dare per scontata, fatta una volta per sempre. Sarà bene graduare con intelligenza alcune iniziative, ogni tanto, che curino, uno alla volta, i tre aspetti indicati.
In conclusione, il coro è un po’ come il ‘focolaio’ della vita liturgica di una parrocchia. Come ha detto Michel Veuthey, musicista e liturgista svizzero, “il coro è il cuore dell’assemblea”. Spesso, molti altri ‘servizi’ della celebrazione, ad es. lettori o altri ministranti, provengono dall’interno del coro. E’ importante che il maestro del coro e i coristi vivano questo in modo consapevole.
Infine, un rapidissimo cenno storico, relativo all’Occidente cristiano. La schola cantorum è nata già nel primissimo Medioevo con il compito di assumersi le parti più impegnative del canto liturgico. Gli interventi dell’assemblea erano condensati in pochi ritornelli e acclamazioni. La schola ha acquisito sempre maggiore importanza nel corso dei secoli, con la tendenza a diventare un corpo specialistico-professionale, almeno nelle cattedrali e nelle chiese maggiori, e nello stesso mondo monastico Non sappiamo praticamente nulla della pratica del canto nelle parrocchie, sia di città che di campagna. Un enorme patrimonio polifonico è stato dedicato al coro dai più grandi compositori europei. Nel secondo Ottocento e nel primo Novecento, anche in Italia, nascono e si moltiplicano cori parrocchiali di modesta portata, ma di indubbio impatto e significato. Tutto questo ha risposto alla concezione della liturgia in auge durante i secoli passati. La svolta è avvenuta con il Concilio Vaticano II: tutta quanta l’assemblea, con i suoi ‘ministri’, celebra e quindi canta – sostenuta, in diversi modi, dal coro. Ci si sta lentamente incamminando, passati ormai 50 anni dal Concilio, a rendere comune e normale questo ideale.
Share