
Il segno di croce: quando e come è entrato nella pietà cristiana e nella prassi liturgica?
Va anzitutto osservato che il segno di croce è una delle pratiche cristiane più universalmente testimoniate. Non solamente venivano segnati con la croce gli oggetti o i monumenti, ma anche le persone facevano tale segno su di sé o sugli altri, abitualmente tracciandolo sulla fronte o su altre parti del corpo.
Tra le numerose testimonianze basterà citare Tertulliano (III sec.): “Tutte le volte che iniziamo o terminiamo qualcosa, tutte le volte che entriamo o usciamo di casa, quando ci vestiamo, ci mettiamo i calzari, andiamo al bagno, ci mettiamo a tavola, accendiamo le lucerne, andiamo a letto, ci sediamo, qualsiasi sia l’occupazione alla quale ci accingiamo, facciamo sovente sulla nostra fronte un piccolo segno di croce” (De corona, III, 4). E ancora più difficile precisare a quale momento risalga l’uso attuale del grande segno di croce che noi tracciamo dalla fronte al petto e alle spalle. Secondo il noto storico della liturgia M. Righetti, sarebbe stato introdotto nei monasteri nel sec. X, ma forse era assai più antico.
In definitiva, non è facile dare una risposta certa ed esauriente alla domanda iniziale. Ciò che maggiormente interessa è senz’altro comprendere il significato di questo gesto assai familiare, con cui si iniziano le celebrazioni liturgiche e devozionali: ricordare ai fedeli di essere stati redenti dalla croce di Cristo. Non solo, ma attestare anche che la croce non avrebbe senso se colui che l’ha accettata non fosse una persona della Trinità, il Figlio incarnato “per noi uomini e per la nostra salvezza” (Credo).
In effetti i fedeli, in piedi, si segnano insieme al sacerdote mentre afferma: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Tutti rispondono “Amen”, espressione ebraica di assenso. In tal modo questo semplice gesto riassume l’intero mistero della nostra salvezza, in quanto professa contemporaneamente la Trinità e l’incarnazione redentrice. Nella croce, infatti, si è manifestato in maniera suprema l’amore delle tre divine Persone per noi; inoltre è per mezzo della croce che possiamo entrare progressivamente nella loro intimità.
Non risulta inutile un richiamo a visibilizzare bene la croce nel segno che si compie, per non renderlo un gesto quasi inconsulto tracciato in fretta, senza alcun richiamo a questa realtà salvifica. La natura del segno implica la volontà di inviare un messaggio, di esprimere una comunicazione agli altri, insomma, di manifestare la fede che sta in noi.
