Formazione

Il mistero della Sacra Famiglia attraverso i testi liturgici

di don Pietro Jura, pubblicato in Culmine e Fonte. Sussidio di formazione e spiritualità liturgica, 6(2012), 3-13.

Santa e dolce dimora,
dove Gesù fanciullo
nasconde la sua gloria!

Giuseppe addestra all’umile
arte del falegname
il Figlio dell’Altissimo.

Accanto a lui Maria
fa lieta la sua casa
di una limpida gioia.

La mano del Signore
li guida e li protegge
nei giorni della prova.

O famiglia di Nazareth,
esperta del soffrire,
dona al mondo la pace. (Dall’Inno delle Lodi Mattutine della Festa di Santa Famiglia)

1. Breve excursus storico
Si tratta di una festa recente, che si può classificare tra le feste di devozione o di idea[1] che incominciò a diffondersi in alcuni paesi europei a partire dal XVI sec.[2]. Inizialmente il culto della Sacra Famiglia si sviluppava sotto la forma di pie associazioni aventi come fine la santificazione delle famiglie cristiane sul modello di quella di Nazareth.
Grazie ai Gesuiti francesi, la devozione alla Sacra Famiglia, è stata diffusa soprattutto in Canada trovandovi ferventi propagatori, come il beato Francesco de Montmorency-Laval (†1708), primo vescovo di Quebec[3]. Questo vescovo istituì canonicamente nella sua diocesi la festa della Sacra Famiglia, disponendo che ci si servisse della Messa e dell’Ufficio che lui stesso aveva fatto comporre per tale circostanza[4]. Dal Canada, il culto della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, ebbe un incremento a raggio mondiale.
A partire dal XVIII sec., si nota un fatto particolare: anche le numerose Congregazioni religiose e le Confraternite, sia femminili che maschili, vengono intitolate alla Sacra Famiglia. Il papa Leone XIII (†1903)[5], incoraggiava questo culto, vedendo nella Famiglia di Nazareth un provvidenziale modello per la famiglia cristiana minacciata. Lo stesso Pontefice, con il Breve «Neminem fugit» del 14 giugno 1892[6], istituì a Roma l’Associazione della Sacra Famiglia, con lo scopo di unificare tutte le Confraternite costituite sotto lo stesso nome. Un anno dopo (1893), dietro richiesta di alcune diocesi e famiglie religiose[7], stabilì che la festa liturgica della Sacra Famiglia fosse celebrata la III domenica dopo l’Epifania del Signore[8].
Durante il pontificato di Pio X (†1914)[9], la festa fu temporaneamente soppressa (1911), ma già nel Messale Romano del 1920 (editio typica) è stata nuovamente introdotta, e precisamente per la I domenica dopo l’Epifania[10].
Infine il papa Benedetto XV (†1922)[11], il 26 ottobre 1921, estese la festa liturgica della Sacra Famiglia alla Chiesa universale e la fissò alla domenica tra l’ottava dell’Epifania[12]. Giovanni XXIII (†1963)[13] collocò la festa nella I domenica dopo l’Epifania. E così appare nel Messale Romano del 1962[14].
Nell’attuale ordinamento liturgico, la festa della Santa Famiglia è inserita nel Tempo natalizio e viene celebrata nella domenica dopo Natale o, se questa non ricorre, il 30 dicembre[15].

bachdi PIERANGELO SEQUERI
Al termine della separazione ascetica fra composizione e ascolto, al fondo dello scavo dissacratore e del compiacimento nichilistico, la mistica identificazione delle Avanguardie con la pura autogenesi della materia sonora è al limite dell’autismo musicale. La domanda che prende ogni giorno vigore — comprensibilmente imbarazzante — è inaspettata: non sarà forse che il nuovo inizio deve essere atteso da una nuova frequentazione del rito sacro?

«La liturgia, itinerario dell'anima verso Dio» è stato il tema di una riflessione che il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie ha tenuto a Roma in occasione del 43° congresso internazionale dell'associazione «Sanctus Benedictus patronus Europae». Ne pubblichiamo ampi stralci.

di Guido Marini

L'anima umana, ossia l'uomo, è chiamata a compiere l'itinerario verso Dio, a realizzare, pertanto, la propria santificazione. Questa è l'opera prima e decisiva della sua vita, il suo dovere primario (cfr. Pio xii, lettera enciclica Mediator Dei, 11). Ma un tale compito è realizzabile a partire da quell'azione sacra per eccellenza che è la liturgia: sacra perché azione di Cristo e del suo corpo che è la Chiesa; sacra perché esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo; sacra perché resa tale dalla potenza amorevole dello Spirito Santo.
La liturgia «è essenzialmente actio Dei che ci coinvolge in Gesù per mezzo dello Spirito» (Benedetto xvi, esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, 37). Come ricordava l'allora cardinale Ratzinger a Fontgombault, nel 2001, «Dio agisce nella liturgia attraverso Cristo e noi possiamo agire soltanto attraverso Lui e con Lui» (Opera omnia, Teologia della liturgia, p. 747). La liturgia, quindi, possiede una sua sacralità o santità oggettiva alla quale ciascuno deve attingere per poter procedere nel cammino della propria santità, della santità personale e soggettiva. In questo legame con il «sacro» e, dunque, con una realtà oggettiva di grazia che ci precede, troviamo la specificità dell'itinerario dell'anima verso Dio a partire dalla liturgia.

 
coro-liturgiaIL LINGUAGGIO DELLA CELEBRAZIONE LITURGICA

di Mons. Guido Marini

MAESTRO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE PONTIFICIE


Conferenza tenuta il 24 febbraio 2011, nell'Università Pontificia della Santa Croce - Roma, durante il corso:

"Ars celebrandi. Premessa per una fruttuosa partecipazione alla celebrazione eucaristica".


La necessità della teologia liturgica.
Iniziare un corso sulla “ars celebrandi”, trattando il tema del linguaggio della celebrazione liturgica, non è possibile farlo senza richiamare alla memoria il noto passaggio dell’Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis di Benedetto XVI: “Altrettanto importante per una giusta ars celebrandi è l'attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti. La liturgia, in effetti, possiede per sua natura una varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l'essere umano. La semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni posti nell'ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di più che l'artificiosità di aggiunte inopportune. L'attenzione e l'obbedienza alla struttura propria del rito, mentre esprimono il riconoscimento del carattere di dono dell'Eucaristia, manifestano la volontà del ministro di accogliere con docile gratitudine tale ineffabile dono” (n. 40).

Fatta questa premessa, che certamente accompagnerà la nostra riflessione, è necessario affermare che parlare di linguaggio, nel senso più ampio del termine, significa per ciò stesso fare riferimento a una realtà che lo precede. Il linguaggio, da questo punto di vista, non può mai essere svincolato da tale realtà, della quale è chiamato a essere espressione. Quel linguaggio lo si potrà considerare vero, in quanto pienamente corrispondente a quella realtà, o lo si potrà considerare falso, ovvero non in sintonia con essa. Ma, sempre e comunque, lo si dovrà valutare in relazione a quella realtà.

In tal modo, proprio la considerazione del rapporto tra linguaggio e realtà sarà in grado di aiutarci a rilevarne la verità.

Quanto detto ci consente di entrare nel tema di cui si deve trattare: ovvero “Il linguaggio della celebrazione liturgica”. Parlare di linguaggio della celebrazione liturgica sottende che si abbia ben presente che cosa è la celebrazione liturgica o, in termini ancora più generali, che cosa è la liturgia. Altrimenti si corre il rischio di perdersi in un discorso superficiale e disancorato dalle ragioni profonde di un linguaggio che, solo a partire da quelle ragioni, può essere compreso e correttamente praticato.

E’ per questo motivo che intendo sviluppare il discorso sul linguaggio liturgico a partire dall’essenza della liturgia, così da ritrovare la radice da cui scaturisce il suo ricco patrimonio espressivo. Solo una ben corredata teologia liturgica è in grado di avviare un discorso corretto sulla liturgia, in quanto celebrata e dotata di un suo proprio linguaggio. Ritorna sempre pertinente, al di là di ogni sua possibile interpretazione e contestualizzazione storica, l’antico adagio di Prospero di Aquitania: “Lex orandi – lex credendi”. La liturgia è la fede celebrata.

028-convegno_diocesano_oct_2011_celebrazione_finale.jpg«Il primo e fondamentale servizio della comunità cristiana è pertanto la celebrazione dell' Eucarestia, sacramento della passione del Signore» perché, come insegna san Gregorio di Nissa, «colui che fu steso sulla croce nel momento della morte è colui che unisce a sé ed armonizza ogni cosa, conducendo le diverse nature degli esseri ad un' unica cospirazione ed armonia». (Card. Caffarra, festa di san Petronio, il 4 ottobre).

Ecco perché è fondamentale partecipare alla S. Messa Domenicale e alla S. Messa proposta in straordinari eventi ecclesiali, diocesani e non.

Liturgia del Giorno

Visite agli articoli
1569410

Abbiamo 224 visitatori e nessun utente online