Formazione
La liturgia "è una grande scuola di spiritualità". Lo ha ricordato il Papa all'udienza generale di mercoledì 29 settembre, in piazza San Pietro, parlando di santa Matilde di Hackeborn, grande mistica e monaca vissuta nel xiii secolo nel convento di Helfta.

Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei parlarvi di santa Matilde di Hackeborn, una delle grandi figure del monastero di Helfta, vissuta nel XIII secolo. La sua consorella santa Gertrude la Grande, nel vi libro dell'opera Liber specialis gratiae (Il libro della grazia speciale), in cui vengono narrate le grazie speciali che Dio ha donato a santa Matilde, così afferma:  "Ciò che abbiamo scritto è ben poco in confronto di quello che abbiamo omesso. Unicamente per gloria di Dio ed utilità del prossimo pubblichiamo queste cose, perché ci sembrerebbe ingiusto serbare il silenzio, sopra tante grazie che Matilde ricevette da Dio non tanto per lei medesima, a nostro avviso, ma per noi e per quelli che verranno dopo di noi" (Mechthild von Hackeborn, Liber specialis gratiae, vi, 1).

In occasione del 50 ° anniversario del congresso eucaristico internazionale che si svolse a Monaco di Baviera dal 31 luglio al 7 agosto 1960, l'arcivescovo presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali ha tenuto, il 20 luglio scorso, presso la "Katholische Akademie in Bayern" di Monaco di Baviera, una relazione sul tema "I congressi eucaristici internazionali da Lille (1881) a Monaco (1960). Rinnovamento e attualità". Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento. 

di Alberto Turco

La definizione esatta del gregoriano, estendibile ovviamente anche agli altri repertori liturgici antichi dell'Occidente, come l'ambrosiano, è quella di "monodia della Parola rituale".
Il gregoriano è, anzitutto, una monodia legata inscindibilmente a dei testi; nello specifico a testi latini in prosa, desunti, per la maggior parte, dalla Bibbia, specialmente dal libro dei Salmi. Un "canto", dunque, e non "musica" o "melodia pura"; un canto rituale, quello "proprio" della liturgia della Chiesa romana, che ha la qualità primaria di essere preghiera, sia quando si fa annuncio della Parola di Dio nella proclamazione delle letture o azione di grazie nella solenne preghiera eucaristica, sia quando diventa voce orante della comunità ecclesiale, che sente l'anelito di dialogare con Dio, per manifestargli l'ossequio della riconoscenza e per implorare da lui la benedizione.
Al gregoriano va riconosciuta una profonda religiosità:  fino a oggi, è il solo canto che abbia incarnato lo spirito più genuino della fede cristiana occidentale, frutto di una matura esperienza di comunicazione con la divinità e di  pratica corale. Per queste due ragioni  fondamentali e peculiari, la Chiesa cattolica ha sempre dichiarato come suo canto proprio la monodia gregoriana.

Una delle disposizioni innovatrici del concilio Vaticano ii in materia liturgica è stata l'ammissione delle lingue vive e parlate nelle celebrazioni. In seguito a ciò, il gregoriano, per il fatto di essere strettamente legato al testo latino, ha subito una forte recessione, nonostante che, nello spirito della costituzione conciliare, il latino sia considerato la lingua ufficiale della liturgia:  "l'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini" (Sacrosanctum concilium, 36).

di Manuel Nin

Il celebre trattato La vita in Cristo del teologo bizantino Nicola Cabasilas è strutturato a partire dalla mistagogia sui sacramenti dell'iniziazione cristiana, con l'aggiunta della consacrazione dell'altare. Nella tradizione liturgica delle Chiese orientali i sacramenti dell'iniziazione cristiana designano il battesimo, la cresima e l'eucaristia, amministrati insieme e per mezzo dei quali l'essere umano - appena nato o in età adulta - viene configurato  pienamente  a  Cristo  e inserito nella vita di grazia della Chiesa.

liturgia resurrexitdi Inos Biffi

Specialmente nel tempo pasquale, quando lo sguardo della Chiesa è rivolto con particolare intensità a Gesù risorto e assiso alla destra del Padre, ci è dato di comprendere l'origine e il senso dei sacramenti. Affidarsi, per una loro rinnovata intelligenza, alle varie e attuali filosofie del simbolo, o alle riflessioni sulla naturale ritualità dell'uomo, variamente assunte lungo la storia, significherebbe percorrere una via inconcludente, e persino deviante.
I sacramenti cristiani non trovano giustificazioni all'interno della natura umana; non valgono per una loro coerenza con la sua inclinazione cultuale:  se mai un confronto possa valere, esso sarebbe in ogni caso secondario. 
La genesi dei sacramenti, il loro fondamento e la loro possibilità provengono radicalmente dall'intenzione di Cristo che li ha istituiti e dalla sua attualità gloriosa.
I sacramenti - a partire dall'Eucaristia - sono essenzialmente atti del Signore assiso alla destra del Padre, segni e impronta della sua signoria.
Né per questo si attenua l'opera storica di Gesù e, quindi, il suo sacrificio sul Calvario. Al contrario, proprio a motivo della sua gloria l'azione salvifica di Cristo e la sua immolazione possono risaltare nella loro singolare e inesausta efficacia.
Se Gesù Cristo non fosse risuscitato, nessun suo gesto sarebbe risultato valido per la redenzione:  tutta la sua esistenza sarebbe apparsa precaria e, come ogni altra, si sarebbe fatalmente dissolta nel flusso del tempo, lasciando spazio solo a un rammarico senza speranza.

Liturgia del Giorno

Visite agli articoli
1551551

Abbiamo 628 visitatori e nessun utente online