Formazione

san pietroLa facoltà di teologia dell'università di Friburgo ha conferito il titolo di dottore "honoris causa" all'arcivescovo presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali come riconoscimento per il contributo decisivo dato all'attuazione della riforma liturgica del concilio Vaticano II nel corso del suo servizio di responsabile delle celebrazioni liturgiche papali. Pubblichiamo il testo dell'intervento tenuto a Friburgo dall'arcivescovo sul tema "La liturgia papale al tempo di Benedetto XVI".
 

di Piero Marini

Fin dai primi anni del mio servizio nella curia romana ho imparato a considerare l'attività degli uffici della Santa Sede come la capacità di tradurre in pratica l'azione indicata da due verbi:  custodire e promuovere. Si trattava del principio posto dal concilio Vaticano II alla base della riforma liturgica:  "Conservare la sana tradizione e aprire nondimeno la via ad un legittimo progresso" (Sacrosanctum concilium, 23). La riforma liturgica è il fondamento delle altre riforme. La riforma della Chiesa, l'ecumenismo, la missione, il dialogo con il mondo contemporaneo dipendono cioè dalla riforma liturgica. Si può dunque a ragione affermare che la Sacrosanctum concilium è stata la prima costituzione conciliare non solo in senso temporale ma anche come fons e matrice delle altre costituzioni e di tutte le riforme promosse dal concilio.

caravaggio-abramo-isacco.jpgRiflessione sul rito dell'Ordinazione sacerdotale dell'Arcivescovo Segretario della Congregazione per il Clero.
«Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto ed obbedienza?» 
(Pontificale Romanum. De Ordinatione Episcopi, presbyterorum et diaconorum,
editio typica altera , Typis Polyglottis Vaticanis 1990) 

Dal Vaticano, 18 novembre 2009
 

C
arissimi Confratelli nel Sacerdozio,

pur non essendo vincolati da Solenne Voto di obbedienza, gli ordinandi pronunciano la "promessa" di "filiale rispetto ed obbedienza" nei confronti del proprio Ordinario e dei suoi Successori. Se è differente lo statuto teologico tra un Voto ed una promessa, identico è l'impegno morale totalizzante e definitivo, identica l'offerta della propria volontà alla volontà di un Altro: alla volontà Divina, ecclesialmente mediata.

abbazia-di-cluny.jpgIntervista ad Ennio morricone
di Antonio Giuliano

«Io mi alzo alle 4 del mattino per camminare e fare ginnastica, leggo i giornali e mi metto subito a scrivere musica. Non posso perdere tempo...».

A 81 anni Ennio Morricone riesce a trovare melodioso anche il suono della sveglia all'alba. Quando hai scritto oltre 400 colonne sonore e venduto più di 50 milioni di dischi potresti almeno aspettare le luci del giorno prima di tuffarti sul pentagramma. E invece proprio non ce la fa a resistere al piacere di cimentarsi con le note.

«In questo periodo ho una serie di concerti - spiega - ma spero proprio di esserci alla Giornata degli artisti con Benedetto XVI: sono stato molto contento di essere stato invitato. Anche l'incontro con Giovanni Paolo II, durante il Giubileo degli artisti, fu molto emozionante».

C'è anche un'ispirazione religiosa dietro le sue composizioni?

gregoriano"Introduzione allo spirito della liturgia" è il tema della conferenza che il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie ha tenuto lo scorso 14 novembre a Genova davanti a un gruppo diocesano di animatori musicali della liturgia. Ne pubblichiamo una parte.
di Guido Marini

È urgente riaffermare l'autentico spirito della liturgia, così come è presente nella ininterrotta tradizione della Chiesa e testimoniato, in continuità con il passato, nel più recente magistero:  a partire dal concilio Vaticano II fino a Benedetto XVI. Ho usato la parola "continuità". È una parola cara all'attuale Pontefice, che ne ha fatto autorevolmente il criterio per l'unica interpretazione corretta della vita della Chiesa e, in specie, dei documenti conciliari, come anche dei propositi di riforma a ogni livello in essi contenuti. E come potrebbe essere diversamente? Si può forse immaginare una Chiesa di prima e una Chiesa di poi, quasi che si sia prodotta una cesura nella storia del corpo ecclesiale? O si può forse affermare che la Sposa di Cristo sia entrata, in passato, in un tempo storico nel quale lo Spirito non l'abbia assistita, così che questo tempo debba essere quasi dimenticato e cancellato?

Questa invocazione scatenò la reazione durissima di Pelagio quando l’ascoltò, a Roma, mentre veniva letto il libro X delle Confessioni, nel quale Agostino ripete più volte: «Da quod iubes et iube quod vis»: una preghiera che fa risalire a Dio quello che invece, secondo Pelagio, è compito dell’uomo. Intervista con Nello Cipriani, professore ordinario presso l’Istituto Patristico Augustinianum

Intervista con Nello Cipriani di Lorenzo Cappelletti

Come sempre, troviamo padre Cipriani al lavoro. D'altronde, per quello che viene detto, a volte enfaticamente, "lavoro intellettuale", deve valere quello che vale per il lavoro manuale di operai e artigiani. Cioè che abbia anch'esso un suo banco a cui ci si applichi con quotidiana assiduità. L'ultimo frutto scaturito dal banco di lavoro di padre Cipriani è un volume appena uscito per i tipi di Città Nuova: Molti e uno solo in Cristo. La spiritualità di Agostino. Che ci offre il destro per dialogare brevemente con lui sulla preghiera in Agostino, a partire dalla frase del santo vescovo d'Ippona che il papa Benedetto XVI ha posto a suggello dell'omelia rivolta ai suoi ex allievi la scorsa estate (cfr. 30Giorni, n. 8, 2009): Da quod iubes et iube quod vis (Concedi ciò che comandi e poi comanda ciò che vuoi).

Liturgia del Giorno

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