Formazione
benedetto-xvi-eucarestia-3.jpg
La preghiera, come tale, ha occupato e sempre occuperà un posto centrale nella vita della Chiesa e di ogni cristiano, perché ne costituisce parte essenziale: "una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (Lc 10, 42).
Queste parole di Gesù rivolte a Marta, la sorella affaccendata di Maria, si potrebbero anche leggere come un richiamo perenne del Signore alla vita di preghiera, che costituisce l'essenzialità dell'essere cristiani. La preghiera, infatti, non è forse "la sola cosa di cui c'è bisogno"? Non è forse vero che, essendo la preghiera come il respiro spirituale, senza di essa non c'è vita nell'anima? Sant'Alfonso Maria de' Liguori scriveva in modo lapidario: "chi prega si salva, chi non prega si danna". Certamente, non si diventa uomini e donne di preghiera dall'oggi al domani, occorre un lungo cammino, come dimostrano le vite dei santi, che hanno avuto non poche difficoltà a giungere alla "preghiera continua", cioè alla preghiera del cuore: il cuore batte sempre, senza interruzioni. Così la disposizione dell'anima verso Dio dovrebbe permanere in un continuo desiderio di Lui. Ovviamente da se stessi non si può salire "la montagna della preghiera"; quanto è vero, proprio per la vita di preghiera, che "senza Gesù non possiamo fare nulla" (Gv 15, 5)!

summorumdi Roberto de Mattei

Ci chiediamo se il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI possa costituire, e in che senso, una risposta al processo di secolarizzazione della società contemporanea. Per rispondere abbiamo bisogno innanzitutto di una definizione della secolarizzazione e, tra le tante, una delle migliori è stata formulata in un discorso del 23 febbraio 2002, da Giovanni Paolo ii, secondo cui "purtroppo alla metà dello scorso millennio ha avuto inizio, e dal Settecento in poi si è particolarmente sviluppato, un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il Cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana. Il punto d'arrivo di tale processo è stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo, cioè l'esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana. Si è relegata così la religione cristiana entro i confini della vita privata di ciascuno". Da queste parole di Giovanni Paolo ii emerge in primo luogo che la secolarizzazione è un processo storico che ha inizio con l'umanesimo rinascimentale:  si è sviluppato con l'illuminismo, e ha il suo sbocco nel laicismo e nel secolarismo agnostico e ateo, caratteristico del marxismo e della società postmoderna. Il punto di arrivo finale è l'esclusione di Dio e del cristianesimo dalla sfera pubblica e la riduzione della religione a fenomeno puramente individuale.

agnus-dei-2.jpg
Coinvolgere pienamente l'assemblea nella celebrazione attraverso il canto. Questa l'antica esigenza della comunità cristiana, recentemente rivitalizzata dal concilio Vaticano ii, alla quale Joseph Gélineau è stato capace di rispondere mantenendo un elevato livello artistico. La difficoltà in questa impresa era infatti quella di perseguire la semplicità senza scadere nel banale, di garantire la fruibilità evitando ammiccamenti.

Il gesuita, che ha dedicato tutta la vita al canto liturgico in particolare componendo numerosi salmi, è riuscito a evitare la deriva di un facile melodismo trovando una chiave linguistica moderna, evidenziando la stretta relazione che intercorre tra funzione rituale e forma musicale. Lo ha fatto utilizzando, filtrata e adattata, l'intuizione che i minimalisti americani negli anni Sessanta hanno sviluppato per emanciparsi dall'espressionismo astratto senza cadere nei tecnicismi dell'avanguardia europea:  la ripetizione. Si tratta, certo, di due percorsi autonomi, mossi da esigenze diverse e incrociatisi forse inconsapevolmente, ma non è un caso se i minimalisti sono riusciti a coinvolgere un enorme pubblico nelle loro meditazioni sonore così come Gélineau ha favorito la partecipazione attiva dell'assemblea al mistero celebrato.

annuciazione_simone_martini.jpg
Secondo il Cardinale belga Godfried Danneels, per comprendere la liturgia non è sufficiente la ragione, ma serve anche il cuore.

Il porporato è intervenuto al Congresso Internazionale di Liturgia, svoltosi il 4 e il 5 settembre a Barcellona per celebrare i 50 anni del Centro di Pastorale Liturgica dell'Arcidiocesi catalana (http://www.cpl.es/).


Per il presidente della Conferenza Episcopale del Belgio, la liturgia è un mistero, per cui non tutto deve essere compreso, perché non ha bisogno di una comprensione "puramente cognitiva", ma si tratta di "comprendere con il cuore".

eucarestiadi Nicola Bux
Il sacerdote, per celebrare con arte il servizio liturgico, non deve ricorrere ad accorgimenti mondani ma concentrarsi sulla verità dell'eucaristia. L'Ordinamento generale del messale romano stabilisce:  "Anche il presbitero...quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo". Il prete non escogita nulla, ma col suo servizio deve rendere al meglio agli occhi e agli orecchi, ma anche al tatto, al gusto e all'olfatto dei fedeli, il sacrificio e rendimento di grazie di Cristo e della Chiesa, al cui mistero tremendo possono avvicinarsi quanti si sono purificati dai peccati. Come possiamo avvicinarci a lui se non abbiamo il sentimento di Giovanni il precursore:  "è necessario che egli cresca e io diminuisca"(Gv 3, 20)? Se vogliamo che il Signore cammini con noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza, altrimenti priviamo dell'efficacia il nostro atto devoto:  l'effetto dipende dalla nostra fede e dal nostro amore.

Non è il sacerdote padrone dei misteri

Il sacerdote è ministro, non padrone, amministratore dei misteri:  li serve e non se ne serve per proiettare le proprie idee teologiche o politiche e la propria immagine, al punto che i fedeli si fermerebbero a lui invece che guardare a Cristo che è significato dall'altare e presente sull'altare, e in alto sulla croce. Come ha ammonito recentemente il Santo Padre, la cultura dell'immagine in senso mondano segna e condiziona anche i fedeli e i pastori; la televisione italiana, a commento del discorso inquadrava una concelebrazione nella quale alcuni sacerdoti parlavano al telefonino. Dal modo di celebrare la messa si possono dedurre molte cose:  la sede del celebrante in molti luoghi ha decentrato croce e tabernacolo occupando il centro della chiesa, talvolta sovrastando per importanza l'altare, finendo per assomigliare ad una cattedra episcopale che nelle chiese orientali sta fuori dell'iconostasi, ad un lato ben visibile. Era così anche da noi prima della riforma liturgica.

Liturgia del Giorno

Visite agli articoli
1857678

Abbiamo 178 visitatori e nessun utente online