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Barletta, 26. "A partire dal battesimo l'esistenza cristiana si configura come permanente conversione, la quale fa ogni volta appello a un evento che è "grazia":  un evento che dice l'assolutezza e unicità del dono di Dio e, insieme, ne attesta il suo realizzarsi nelle concrete condizioni storiche in cui l'uomo vive la libertà e opera le sue scelte". Lo ha detto, ieri, il vescovo di Casale Monferrato, Alceste Catella, intervenendo durante la seconda giornata di lavori della 60° Settimana liturgica, in corso di svolgimento a Barletta. Sul tema "Celebrare la misericordia. Lasciatevi riconciliare con Dio" si sono susseguite le riflessioni dei vari relatori che hanno puntato su diverse prospettive:  antropologica, sociale, teologica e sacramentaria. "L'evento sacramentale - ha spiegato il presule - proprio perché non è un discorso sul peccato e sul perdono, ma è l'evento stesso del perdono che accade in gesti e parole della Chiesa - attesta la necessità che l'atteggiamento di conversione abbia a caratterizzare la totalità dell'esistenza cristiana". "I fedeli - ha sottolineato monsignor Catella - debbono essere aiutati oggi a vivere la conversione come scelta sempre necessaria".
Un quadro storico sulle "vie della riconciliazione nei padri e nel magistero della Chiesa" è stato poi tracciato dall'arcivescovo di Foggia-Bovino, Francesco Pio Tamburrino. "Lo sviluppo del sacramento della penitenza - ha rilevato l'arcivescovo - manca di linearità, perciò risulta difficile da ricostruire tanto nella storia quanto nella sostanza. Non da subito, infatti, la coscienza cristiana percepisce la portata del dono di Cristo, nonostante lo sforzo continuo di appropriarsi del mistero Pasquale celebrato e vissuto". Il presule, inoltre, non ha mancato di evidenziare "il carattere puramente formale ormai assunto da pratiche quali il digiuno quaresimale, la preghiera, l'elemosina, vissuti nel migliore dei casi con superficialità e incapaci di convertire totalmente a Dio la vita del credente".
In particolare sulla figura di san Paolo si sono incentrate le riflessioni dell'arcivescovo di Lanciano-Ortona, Carlo Ghidelli. "Quella di Paolo - ha detto fra l'altro - è definita come una personalità certamente poliedrica e complessa, che tuttavia si lascia "leggere" anche da noi, da momento che egli ha trovato in Cristo il centro unificatore di tutte le sue passioni e di tutte le sue esperienze". L'arcivescovo ha quindi analizzato il termine "riconciliazione" e ha affermato che "non si tratta di una parola qualsiasi, quanto invece di un lemma denso di significati". "La riconciliazione - ha osservato - è Vangelo e reca all'umanità una notizia bella". Il presule, in sintesi, ha definito la riconciliazione "il messaggio più prezioso e il dono più bello che scende dalla croce di Cristo" e l'ha paragonata "al seme che gettato sul terreno buono non può non produrre che frutti di pace e di riconciliazione".
Per Goffredo Boselli, monaco di Bose, "l'atto penitenziale all'inizio della celebrazione eucaristica attesta che ogni volta che noi nella liturgia accediamo alla santità di Dio siamo anche chiamati a fare l'esperienza spirituale del profeta Isaia, nel tempio di Gerusalemme". "Ciascuno di noi - ha specificato - davanti alla santità di Dio prende coscienza di essere "un uomo dalle labbra impure"". Per questo, ha concluso, "l'atto penitenziale all'inizio della liturgia esige una purificazione preliminare, quale condizione per celebrare degnamente i santi misteri. Il perdono di Dio consuma ogni nostro peccato, esso ci raggiunge e ci tocca come l'angelo tocca la bocca del profeta".

(©L'Osservatore Romano - 27 agosto 2009)

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