Formazione
di Alberto Turco

La definizione esatta del gregoriano, estendibile ovviamente anche agli altri repertori liturgici antichi dell'Occidente, come l'ambrosiano, è quella di "monodia della Parola rituale".
Il gregoriano è, anzitutto, una monodia legata inscindibilmente a dei testi; nello specifico a testi latini in prosa, desunti, per la maggior parte, dalla Bibbia, specialmente dal libro dei Salmi. Un "canto", dunque, e non "musica" o "melodia pura"; un canto rituale, quello "proprio" della liturgia della Chiesa romana, che ha la qualità primaria di essere preghiera, sia quando si fa annuncio della Parola di Dio nella proclamazione delle letture o azione di grazie nella solenne preghiera eucaristica, sia quando diventa voce orante della comunità ecclesiale, che sente l'anelito di dialogare con Dio, per manifestargli l'ossequio della riconoscenza e per implorare da lui la benedizione.
Al gregoriano va riconosciuta una profonda religiosità:  fino a oggi, è il solo canto che abbia incarnato lo spirito più genuino della fede cristiana occidentale, frutto di una matura esperienza di comunicazione con la divinità e di  pratica corale. Per queste due ragioni  fondamentali e peculiari, la Chiesa cattolica ha sempre dichiarato come suo canto proprio la monodia gregoriana.

Una delle disposizioni innovatrici del concilio Vaticano ii in materia liturgica è stata l'ammissione delle lingue vive e parlate nelle celebrazioni. In seguito a ciò, il gregoriano, per il fatto di essere strettamente legato al testo latino, ha subito una forte recessione, nonostante che, nello spirito della costituzione conciliare, il latino sia considerato la lingua ufficiale della liturgia:  "l'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini" (Sacrosanctum concilium, 36).
Nell'istruzione Musicam sacram della Congregazione dei Riti (1967), per l'applicazione delle norme conciliari, si fa presente che "nelle azioni liturgiche in canto celebrate in lingua latina:  a) Al canto gregoriano, come canto proprio della liturgia romana, si riservi, a parità di condizioni, il primo posto. Le melodie esistenti nelle edizioni tipiche si usino nel modo più opportuno. b) Conviene inoltre che si prepari un'edizione che contenga melodie più semplici ad uso delle chiese minori. c) Le composizioni musicali di altro genere, a una o più voci, appartenenti al patrimonio tradizionale, o contemporanee, siano tenute in onore, si incrementino e si eseguiscano secondo le possibilità". E ancora, nella costituzione conciliare sulla liturgia si afferma che:  "per conservare il patrimonio della musica sacra e per favorire debitamente le nuove forme del canto sacro "si curi molto la formazione e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati e negli studentati dei Religiosi e delle Religiose, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche" (Sacrosanctum concilium, 115), specialmente presso gli Istituti superiori creati a questo scopo".  Pertanto, "si  incrementi prima di  tutto  lo studio e l'uso del canto gregoriano che, per le sue caratteristiche, è una base importante nella educazione alla musica sacra" (Musicam sacram, 52).
L'introduzione delle lingue vive e parlate non è da valutare negativamente a causa dei riflessi che ha avuto sul canto gregoriano. È giusto che epoche e culture diverse contribuiscano alla realizzazione di repertori liturgici, come è stato per il passato. Inoltre, bisogna ricordare che una buona parte del repertorio gregoriano non è stata composta per una qualsiasi assemblea liturgica, ma per gruppi specialistici, come la schola e le comunità monastiche. L'aver preteso, in questi ultimi decenni, di affidare a tutti l'esecuzione del Graduale Romanum, ha portato a delle realizzazioni poco edificanti sul piano culturale e religioso.
Per evitare il ripetersi di tale inconveniente la Chiesa ha provveduto, coerentemente alle disposizioni conciliari, all'edizione del Kyriale simplex e del Graduale simplex, in sostituzione del Graduale Romanum:  "Conviene inoltre che si prepari un'edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese minori" (Sacrosanctum concilium, 117). Con tali disposizioni si è provveduto efficacemente alla valorizzazione del canto gregoriano:  a ogni assemblea viene offerta, senza alcuna imposizione, la possibilità di accedere a un repertorio rispondente alle proprie capacità interpretative.
Al di là delle considerazioni di carattere liturgico-pastorale, nessuno mette in discussione il fatto culturale rappresentato dal gregoriano. Esso costituisce un monumento e un patrimonio di inestimabile valore. Centinaia di manoscritti, sparsi nelle principali biblioteche d'Europa, sono i depositari quasi esclusivi della primitiva notazione musicale. Migliaia di testi latini, da quelli creati per ornare le forme musicali del repertorio classico, fino a quelli dei tropi, delle sequenze e degli inni, formano una tale eredità culturale che la storia della letteratura classica latina non conosce. Monumento e patrimonio di inestimabile valore, il canto gregoriano ha maturato l'espressione artistica più genuina della cultura musicale europea.
La perfetta simbiosi fra testo e melodia, espressa dall'ornamentazione dei vari generi melodici, la tecnica ritmica desunta dall'articolazione delle sillabe nel contesto della parola e della frase, e il melodiare ricco e possente, semplice e naturale attraverso i meandri di molteplici strutture modali, offrono una sintesi creativa raffinata e affascinante del gregoriano, frutto di esperienza religiosa e di maturità artistica. E, a mettere in luce questi aspetti fondamentali del gregoriano, hanno contribuito, in modo determinante, in questi ultimi decenni, gli studi improntati alle scienze della semiologia e della modalità.

(©L'Osservatore Romano - 6 maggio 2010)

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