Formazione
In occasione del 50 ° anniversario del congresso eucaristico internazionale che si svolse a Monaco di Baviera dal 31 luglio al 7 agosto 1960, l'arcivescovo presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali ha tenuto, il 20 luglio scorso, presso la "Katholische Akademie in Bayern" di Monaco di Baviera, una relazione sul tema "I congressi eucaristici internazionali da Lille (1881) a Monaco (1960). Rinnovamento e attualità". Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento. 

 

di Piero Marini

Le nuove ragioni teologiche dei congressi eucaristici emerse a Monaco di Baviera nel 1960, affondano le loro radici nel complesso intreccio tra movimento eucaristico e movimento liturgico che ha influenzato significativamente la Chiesa e le sue espressioni a partire dall'ultimo scorcio del xix secolo. Per ritrovarne i fili bisogna risalire al movimento spirituale francese post-rivoluzionario d'inizio Ottocento in cui, oltre al contrasto verso il rigorismo giansenista della pastorale e della teologia, s'impone una spiritualità cristologica sviluppata sotto la duplice forma della devozione all'Eucaristia e al Sacro Cuore.

La sapienza evangelica di tanti santi e, non ultimo, la progressiva adozione della teologia morale di san'Alfonso Maria de' Liguori contribuirono, non solo in Italia ma anche in Francia nei decenni centrali dell'Ottocento, a facilitare una spiritualità più fiduciosa nutrita di pratica eucaristica e di devozione mariana. Il desiderio di "riparare" gli oltraggi commessi dagli uomini verso il Salvatore, conduce alla nascita di un gran numero di congregazioni religiose eucaristico-riparatrici.
In questo ambiente socio-religioso appena  tratteggiato, per opera di Émilie-Marie Tamisier (1834-1910) nasce l'Opera dei congressi eucaristici internazionali che raccoglie i frutti della visione eucaristica dell'Eymard (1811-1868), definito "apostolo dell'Eucaristia". I congressi eucaristici si svilupparono così con un doppio obiettivo:  l'adorazione e la riparazione da una parte, la comunione frequente dall'altra.
Accanto alle iniziative della base destinate a promuovere la pietà eucaristica, bisogna aggiungere l'azione della Santa Sede. I decreti eucaristici d'inizio Novecento sono l'occasione in cui il movimento eucaristico e quello liturgico s'incrociano ed entrano in una feconda simbiosi tanto che proprio i congressi eucaristici diventano la ribalta per la più ampia diffusione di temi e istanze liturgiche del primo Novecento. L'interazione crescente tra congressi eucaristici e movimento liturgico darà frutti di vera novità nel secondo dopoguerra, dopo le pause forzatamente imposte alla celebrazione dei congressi dai due conflitti mondiali del Novecento. Se fino ad allora la processione finale costituiva il punto culminante di un evento vissuto, fin dagli inizi, come un Corpus Domini a scala mondiale, ora la "pietà eucaristica" si orienta sempre più verso la celebrazione. Già nella struttura del congresso di Barcellona (1952), la crescita comune dei movimenti liturgico ed eucaristico trovò netta ripercussione perché la celebrazione dell'eucaristia venne a costituire il momento assolutamente centrale. Tuttavia il pieno configurarsi di questo nuovo orientamento si realizzò nel congresso di Monaco del 1960. E a quanti trovavano ormai superate le antiche ragioni teologiche dei congressi eucaristici venne fornita una nuova visione attraverso l'opera del grande liturgista gesuita padre Andreas Jungmann, che suggerì di vedere in queste manifestazioni mondiali una ripresa a scala universale dell'antico uso della statio Urbis romana.
Così la celebrazione comune dell'eucaristia in cui la Chiesa universale diveniva percepibile e visibile come corpo mistico di Cristo, diede al congresso di Monaco un'impronta particolare e evidenziò con grande chiarezza la preminenza della celebrazione nei confronti del culto eucaristico fuori della messa. In questo senso il congresso di Monaco del 1960, pur nei limiti di uno svolgimento ancora "tradizionale", segnò un'importante evoluzione non solo per una più accentuata preoccupazione ecumenica ma anche per lo sforzo dispiegato al fine d'integrare al massimo la manifestazione congressuale - radicata nelle forme di devozione popolare tipiche del xix secolo - con il  rinnovamento  liturgico contemporaneo.
Le nuove ragioni teologiche dei congressi eucaristici emerse a Monaco di Baviera furono in gran parte riprese nel De sacra communione et cultu mysterii eucharistici extra Missam che, emanato il 21 giugno 1973, rinnova la visione del culto eucaristico secondo i principi del Vaticano ii. Al centro della celebrazione del congresso è posta ora la celebrazione eucaristica e tutti gli atti di culto che tradizionalmente caratterizzano questo avvenimento - adorazione fuori della messa, processione - devono fare riferimento a essa. Il criterio fondamentale presentato dal Rituale precisa che "la celebrazione eucaristica sia davvero il centro e il culmine di tutte le varie manifestazioni e forme di pietà" (n. 111).
I congressi eucaristici internazionali sono stati, per quasi un secolo, l'unica espressione del "magistero itinerante" della Chiesa. Attraverso la loro celebrazione folle straordinarie, peregrinando da un continente all'altro, sono state radunate intorno all'eucaristia. Oggi, questo "magistero itinerante" s'è ampliato con le Giornate mondiali della gioventù, della famiglia, dei malati. Ma resta più che mai necessario che i congressi eucaristici, con la loro fisionomia rinnovata di Statio orbis, continuino a testimoniare che l'eucaristia è la fonte della vita della Chiesa e il vertice ineliminabile di ogni percorso cristiano. Inoltre, gli atti che caratterizzano ogni congresso eucaristico manifestano a un mondo sempre più globalizzato e interconesso il cuore stesso della fede:  il Cristo risorto che coinvolge i credenti nel movimento della sua Pasqua e li lega in comunione mirabile con il Padre all'interno di una comunità fraterna.
Compito dei congressi eucaristici è dare il proprio contributo alla nuova evangelizzazione, ma secondo i mezzi loro propri. In questo senso l'espressione programmatica "nuova evangelizzazione" non può designare altro che l'evangelizzazione mistagogica, cioè l'evangelizzazione che si compie alla scuola della Chiesa in preghiera, l'evangelizzazione a partire dalla liturgia e attraverso la liturgia.
Ogni Congresso porta in sé anche un afflato evangelizzatore in senso più strettamente missionario e questo già a partire dagli anni Venti del Novecento quando, sotto il pontificato di Pio xi, i congressi eucaristici coinvolsero numerose Chiese particolari dei cinque continenti. Da allora in poi, il binomio eucaristia-missione evangelizzatrice è entrato a far parte stabilmente delle linee guida proposte dalla Santa Sede attraverso il Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali. La mensa eucaristica viene così a rappresentare il centro diffusore del fermento del Vangelo, diventa forza propulsiva per la costruzione della società umana e pegno del Regno che viene.
I congressi introducono la dimensione salvifica dell'eucaristia nella vasta realtà del mondo moderno e nella pluralità delle culture. Così il momento visibile di comunione congressuale che si esprime nella celebrazione, manifesta l'esigenza che l'eucaristia sia periodicamente elevata come "vessillo per i popoli che cercano con ansia" (cfr. Isaia, 11, 10) risposta adeguata alla sete di verità, di novità e di vita che ogni individuo porta nel cuore. E questo vale non solo nei Paesi tradizionalmente destinatari dell'azione missionaria ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione. Si pensi, per esempio, al continente europeo dove i popoli segnati per secoli da una cultura cristiana sperimentano oggi una distanza progressiva dai valori della fede, un allontanamento dalle radici comuni del cristianesimo e una frattura sempre più ampia tra Vangelo e cultura. Proprio l'inculturazione della fede diventa uno degli elementi costitutivi della nuova evangelizzazione con cui s'intende riportare al centro la persona di Cristo e il suo Vangelo perché la Chiesa resti fedele alla sua missione e continui a essere seme di vita e di speranza per il mondo.
All'interno di questa prospettiva missionario-evangelizzatrice prende rilievo anche l'impegno ecumenico. Nelle Chiese di antica evangelizzazione questo impegno è stato sempre un po' marginalizzato sia per ragioni sociologiche che per ragioni ideologiche ed apologetiche. Per esempio, nei primi trentasette congressi eucaristici internazionali non si sono mai affrontati i temi dell'ecumenismo se si eccettua - ma solo in parte e con accenti assai diversi dagli attuali - il congresso di Gerusalemme del 1893.
Oggi, tuttavia, non è più possibile dimenticare il nesso essenziale tra eucaristia e comunione delle Chiese. Se infatti, per sua stessa natura, l'eucaristia manifesta e realizza la forma ecclesiae, essa rappresenta non solo il fine, ma anche la via e il mezzo per giungere alla comunione visibile tra le Chiese. È interessante ricordare, per esempio, che l'introduzione delle nuove preghiere eucaristiche nel Messale Romano con le loro epiclesi di consacrazione ha favorito l'avvicinamento teologico con i fratelli ortodossi, così come l'attenzione data alla Parola di Dio nel culto ha condotto alla presenza ormai normale di rappresentanti delle Chiese della Riforma nei congressi eucaristici fin dagli anni Settanta. Negli ultimi anni, nelle conferenze congressuali, si sono posti con libertà i problemi dei rapporti ecumenici in genere, compreso il problema della intercomunione.
Proprio a Monaco le relazioni ecumeniche cominciarono a entrare a pieno titolo nei congressi eucaristici. Era il tempo in cui i preparativi per il concilio avevano condotto il beato Giovanni xxiii a creare il Segretariato per la promozione dell'unità dei cristiani. Da allora in poi, nella prospettiva ecclesiale del Vaticano ii, il movimento verso l'unità dei cristiani è diventato parte integrante del cammino della Chiesa e quindi anche dei congressi eucaristici. Naturalmente i rapporti ecumenici e interreligiosi d'ogni congresso dipendono dalle caratteristiche del Paese, dall'ambiente socio-culturale e dalle circostanze in cui il congresso si celebra. Tutto ciò significa accettare nella celebrazione della statio orbis la grande sfida dell'ecclesiologia eucaristica, il ristabilimento del corretto rapporto eucaristia e Chiesa mirabilmente espresso dall'apostolo Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (11, 18-29). Lì l'apostolo, mentre trasmette "ciò che ha ricevuto", afferma che le divisioni e le fazioni non permettono più di "discernere il Corpo del Signore" o meglio il "Corpo" insieme ecclesiale ed eucaristico, attentando così all'unità della Nuova Alleanza. Allora non si celebra più la Cena del Signore risorto, ma il proprio pasto, distruggendo l'essenza stessa della "memoria" eucaristica.
All'impegno ecumenico si è aggiunto, in tempi più recenti - come si è sperimentato specialmente nei congressi di Bombay (1964) e Seoul (1989) - il dialogo interreligioso segnato dallo "spirito di Assisi":  l'invito alla lode che sgorga dalla fede in un Dio creatore, il richiamo alla pace anelito universale dell'animo umano, e alla giustizia.
È evidente che ogni congresso eucaristico debba assumersi il compito di coinvolgere e integrare, secondo lo spirito della riforma conciliare, tutte le manifestazioni del culto eucaristico extra missam che affondano le loro radici nella devozione popolare e, insieme, quelle associazioni che a vario titolo dall'eucaristia traggono ispirazione - movimenti per l'adorazione perpetua, per l'adorazione notturna, confraternite del santissimo sacramento.
Tutte queste pratiche della devozione eucaristica pongono delle questioni non indifferenti. Ben comprese, esse devono essere raccomandate e incoraggiate come lo fanno giustamente l'enciclica Ecclesia de Eucharistia e il documento postsinodale Sacramentum Caritatis. Il problema è soltanto sapere in quale forma teologica ciò si deve fare.
Tutte le devozioni eucaristiche che sono giunte fino a noi, sono cresciute sulla base di una teologia eucaristica individualista. Così, ciò che resta da fare è quello d'integrare questa devozione eucaristica spiritualmente feconda, nell'ottica più generale d'una ecclesiologia eucaristica orientata verso la comunione e di darle così nuovi impulsi. Tutto ciò, forse, potrebbe compiersi secondo l'indicazione data da una dichiarazione di sant'Agostino citata anche in Ecclesia de Eucharistia (n. 40):  "Se voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quel che è il vostro mistero; sì, voi ricevete quel che è il vostro mistero" (Sermo 272). In questo senso è indubbio che i congressi eucaristici sono una grazia di rinnovamento permanente  della  vita eucaristica della Chiesa.
Il movimento eucaristico che ha dato origine ai congressi eucaristici ha percorso la storia della Chiesa tra Ottocento e Novecento portando frutti inestimabili di santità e di crescita ecclesiale. Oggi la sua eredità non si è trasferita come il mantello di Elia ad alcune associazioni superstiti, né è limitata ai movimenti carismatici apparsi negli anni Settanta del Novecento che pongono al centro della loro spiritualità le devozioni eucaristiche.
Non può limitarsi neppure alla memoria storica delle congregazioni religiose che hanno svolto un ruolo straordinario in questo campo né all'attivismo di quei movimenti ecclesiali su cui sembra ricadere il compito dell'evangelizzazione. Oggi la forza eucaristica già così dinamicamente espressa dal movimento eucaristico internazionale d'un tempo, sopravvive e cresce nelle Chiese particolari che nell'eucaristia domenicale celebrano insieme la sorgente e il culmine del loro cammino di comunione. Sopravvive e cresce in quei battezzati che dopo avere celebrato l'eucaristia ritornano nel mondo portandovi "il corpo" di Cristo.

(©L'Osservatore Romano - 15 settembre 2010)

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