Il mistero della Sacra Famiglia attraverso i testi liturgici

di don Pietro Jura, pubblicato in Culmine e Fonte. Sussidio di formazione e spiritualità liturgica, 6(2012), 3-13.

Santa e dolce dimora,
dove Gesù fanciullo
nasconde la sua gloria!

Giuseppe addestra all’umile
arte del falegname
il Figlio dell’Altissimo.

Accanto a lui Maria
fa lieta la sua casa
di una limpida gioia.

La mano del Signore
li guida e li protegge
nei giorni della prova.

O famiglia di Nazareth,
esperta del soffrire,
dona al mondo la pace. (Dall’Inno delle Lodi Mattutine della Festa di Santa Famiglia)

1. Breve excursus storico
Si tratta di una festa recente, che si può classificare tra le feste di devozione o di idea[1] che incominciò a diffondersi in alcuni paesi europei a partire dal XVI sec.[2]. Inizialmente il culto della Sacra Famiglia si sviluppava sotto la forma di pie associazioni aventi come fine la santificazione delle famiglie cristiane sul modello di quella di Nazareth.
Grazie ai Gesuiti francesi, la devozione alla Sacra Famiglia, è stata diffusa soprattutto in Canada trovandovi ferventi propagatori, come il beato Francesco de Montmorency-Laval (†1708), primo vescovo di Quebec[3]. Questo vescovo istituì canonicamente nella sua diocesi la festa della Sacra Famiglia, disponendo che ci si servisse della Messa e dell’Ufficio che lui stesso aveva fatto comporre per tale circostanza[4]. Dal Canada, il culto della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, ebbe un incremento a raggio mondiale.
A partire dal XVIII sec., si nota un fatto particolare: anche le numerose Congregazioni religiose e le Confraternite, sia femminili che maschili, vengono intitolate alla Sacra Famiglia. Il papa Leone XIII (†1903)[5], incoraggiava questo culto, vedendo nella Famiglia di Nazareth un provvidenziale modello per la famiglia cristiana minacciata. Lo stesso Pontefice, con il Breve «Neminem fugit» del 14 giugno 1892[6], istituì a Roma l’Associazione della Sacra Famiglia, con lo scopo di unificare tutte le Confraternite costituite sotto lo stesso nome. Un anno dopo (1893), dietro richiesta di alcune diocesi e famiglie religiose[7], stabilì che la festa liturgica della Sacra Famiglia fosse celebrata la III domenica dopo l’Epifania del Signore[8].
Durante il pontificato di Pio X (†1914)[9], la festa fu temporaneamente soppressa (1911), ma già nel Messale Romano del 1920 (editio typica) è stata nuovamente introdotta, e precisamente per la I domenica dopo l’Epifania[10].
Infine il papa Benedetto XV (†1922)[11], il 26 ottobre 1921, estese la festa liturgica della Sacra Famiglia alla Chiesa universale e la fissò alla domenica tra l’ottava dell’Epifania[12]. Giovanni XXIII (†1963)[13] collocò la festa nella I domenica dopo l’Epifania. E così appare nel Messale Romano del 1962[14].
Nell’attuale ordinamento liturgico, la festa della Santa Famiglia è inserita nel Tempo natalizio e viene celebrata nella domenica dopo Natale o, se questa non ricorre, il 30 dicembre[15].

2. Concetto della famiglia nella Sacra Scrittura
Nell’Antico Testamento, la famiglia come casa paterna costituiva l’unità minima e il nucleo della società, a differenza della stirpe (casata), o generazione o popolo. La famiglia fu costituita dal padre, madre, figlio/figli, nipoti, servitù (schiavi) e a volte anche ospiti. Il capo della famiglia, secondo la struttura contemporanea patriarcale, fu il padre, il quale la rappresentava anche fuori casa e, assieme alla moglie, contribuiva al suo sviluppo.
Stando ai testi biblici possiamo affermare che le caratteristiche fondamentali della famiglia furono: la pace, l’abbondanza di beni materiali, la concordia e la discendenza numerosa (soprattutto di sesso maschile): segni della benedizione del Signore. Chiaramente la legge fondamentale era l’obbedienza e il rispetto temperata dall’amore (cf. Es 20, 12). Bisogna sottolineare che questa obbedienza non era solo segno e garanzia di benedizione e prosperità per i figli, ma anche un modo per onorare Dio nei genitori.
Nei tempi più remoti, al padre spettava pure il compito di decisione nelle questioni legali della famiglia, e fino alla riforma cultuale (la quale ad es. lo limitava nel campo del divorzio) svolgeva anche le funzioni sacerdotali (cf. ad es. Es 12, 3-11).
La solidarietà con la famiglia, l’amore e la fedeltà nei suoi confronti, formarono un ordine sacro.
Il cristianesimo, a questo tipo di famiglia, ha portato un costante superamento di se stessa in vista del Regno di Dio: viene chiesto agli sposi e ai figli cristiani di vivere la loro vita familiare come se vivessero già nella famiglia del Padre celeste nella obbedienza di fede (figliolanza divina).
Si parla della famiglia come luogo del primo servizio divino e delle fondamentali cellule della vita comunitaria (cf. At 16, 15; 2, 46). Il legame famigliare viene però considerato come qualcosa di relativo, perché chi viene chiamato in modo particolare da Cristo, deve essere pronto a lasciare anche le famiglie e seguirlo. Questo tipo di sequela radicale viene vista come perfezione (cf. Mt 19,21).
Attraverso la vita della Sacra Famiglia, e in modo particolare attraverso l’esperienza concreta di Cristo, i Vangeli tracciano un quadro realistico delle alterne vicende alle quali va soggetta la vita di una famiglia. Nella famiglia non tutto è idillio, pace, serenità: essa passa attraverso la sofferenza e le difficoltà dell’esilio e della persecuzione; attraverso le crisi per il lavoro, la separazione, l’emigrazione, la lontananza dei genitori. Nella santa Famiglia, come in ogni famiglia, vi sono gioie e sofferenze, dalla nascita all’infanzia, all’età adulta. In essa maturano avvenimenti lieti e tristi per ciascuno dei suoi membri.
Anche la comunità dei credenti viene considerata come una famiglia. I cristiani sono la casa di Cristo, perché possono confidare e sperare in lui (cf. Eb 3, 6). Così che non sono più estranei, ma famigliari di Dio, legati tra di loro in Cristo (cf. Ef 2, 19-22)[16].

3. Testimonianze evangeliche legate alla vita di Sacra Famiglia
I Vangeli ci trasmettono alcuni fatti riguardanti la vita di Sacra Famiglia:
- l’annunciazione della nascita di Gesù: Lc 1, 26-38;
- la visitazione di Elisabetta: Lc 1, 39-56;
- Giuseppe assume la paternità legale di Gesù: Mt 1, 18-25;
- la nascita di Gesù: Lc 2, 1-20;
- la circoncisione e la “messa” del nome: Lc 2, 21;
- la purificazione di Maria e la presentazione di Gesù al tempio: Lc 2, 22-38;
- la visita dei Magi: Mt 2, 1-12;
- la fuga in Egitto: Mt 2, 13-15;
- il ritorno dall’Egitto: Mt 2, 19-23;
- Gesù tra i dottori: Lc 2, 41-50;
- la vita nascosta a Nazareth: Lc 2, 39-40; Lc 2, 51.
Altrove non si parla più della Sacra Famiglia in completo. Sappiamo che Gesù è morto in croce a 33 anni di vita (circa). Giuseppe, suo padre putativo, è morto prima che Gesù iniziasse la sua via pubblica (infatti i Vangeli, raccontando la vita pubblica di Gesù, non lo nominano mai!). Maria, la madre di Gesù, è vissuta probabilmente più di 60 anni. Per ultima volta si parla di lei negli Atti degli Apostoli (1, 14).

4. Problema dei membri prossimi della Sacra Famiglia[17]
In questo breve paragrafo vorrei affrontare il cosiddetto problema dei fratelli e delle sorelle di Gesù[18] e di alcuni parenti vicini alla Sacra Famiglia. Per quanto riguarda i fratelli, conosciamo anche i nomi di alcuni di loro: Giacomo, Simone, Giuda, Giuseppe (delle sorelle si parla in generale, senza usare i loro nomi). Secondo alcuni Padri della Chiesa (ad es. Clemente di Alessandria [†215 ca], Origene [†254], Eusebio di Cesarea [†340], Gregorio di Nissa [†395 ca], ecc.) e secondo alcuni testi apocrifici, Maria avrebbe sposato Giuseppe che era già vedovo con i figli. In questo senso, fratelli e sorelle di Gesù sarebbero dei fratellastri. Tuttavia già san Girolamo (†419/420) rifiuta con forza quest’ipotesi. L’odierna opinione generale dice che quando la Scrittura parla dei fratelli e delle sorelle di Gesù si riferisce ai figli dei fratelli di Giuseppe, allora ai suoi cugini. Ancora oggi nei paesi arabi, in alcuni paesi slavi e in Israele, i cugini vengono chiamati fratelli e sorelle.
Elisabetta viene menzionata come parente di Maria (cf. Lc 1, 36). Si suppone che era la zia di Maria, di conseguenza anche il sacerdote Zaccaria, sposo di Elisabetta, sarebbe affine a Maria. In questo senso Giovanni Battista, figlio di Elisabetta e Zaccaria, sarebbe il cugino di Gesù.
Maria madre di Clèopa, viene menzionata nei Vangeli come la sorella di Maria (Gv 19, 25) e come la madre di Giacomo e Giuseppe (Mt 27, 56; Mc 15, 40; Lc 24, 10; Gv 19, 25). Oggi si pensa che essa poteva essere la sorella di Giuseppe e per questo veniva chiamata nei Vangeli la sorella di Maria.
Secondo la tradizione (Protovangelo di Giacomo – II sec.)[19], alla famiglia di Nazareth, appartenevano anche i genitori di Maria: Anna e Gioachino.

5. Testi liturgici per la festa della Sacra Famiglia
La festa della Sacra Famiglia viene a ricordarci che il mistero dell’incarnazione è un mistero di condivisione. Il Figlio di Dio è venuto a condividere in tutto, fuorché il peccato, la nostra condizione umana. E’ venuto a far parte della famiglia umana, vivendo nell’obbedienza e nel lavoro in una concreta famiglia, anche se unica e irripetibile.
Il Lezionario della Messa contiene nove letture distribuite in tre cicli annuali A, B, e C[20]. Nel loro complesso le letture di questa festa, eccetto i Vangeli, vogliono essere un insegnamento dottrinale sulla famiglia cristiana, tema che deve essere trattato nell’ottica della famiglia di Nazareth dove nacque e si manifestò il Signore. I brani evangelici nei tre cicli sono presi dai Vangeli dell’infanzia di Gesù: la fuga in Egitto, la presentazione di Gesù al tempio, il primo pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme.
a) Anno A:Sir 3, 3-7.14-17a (Chi teme il Signore onora i genitori); Sal 127, 1-2, 3, 4-5 (Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie); Col 3, 12-21 (Vita famigliare cristiana, secondo il comandamento dell’amore); Mt 2, 13-15.19-23 (Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto). I brani biblici si riferiscono alla vita domestica, e il loro insegnamento si potrebbe sintetizzare in una parola: obbedienza. La lettura veterotestamentaria parla del comportamento dei figli verso i genitori e quella neotestamentaria della condotta di vita cristiana che deve brillare anche nella vita domestica[21]. Il Vangelo narrando la fuga in Egitto, presenta Giuseppe che è obbediente a Dio per la salvezza del Bambino (2, 13-15). Egli, nelle sue scelte, è del tutto subordinato al bene di Gesù di cui è diventato padre putativo. Dopo la morte di Erode, a Giuseppe viene ordinato di tornare in Israele e di stabilirsi a Nazareth (2, 19-23)[22].
b) Anno B: Gn 15, 1-6; 21, 1-3 (Uno nato da te sarà tuo erede); Sal 104 (Il Signore è fedele al suo patto); Eb 11, 8.11-12.17-19(La fede di Abramo, di Sara e di Isacco); Lc 2, 22-40 (Il bambino cresceva, pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui). Le letture del ciclo B si accentrano sulla figura di Abramo: la sua discendenza è dono della sua fede in Dio. Questa fede è lodata anche nella seconda lettura. Nel Vangelo vediamo Maria e Giuseppe che portano Gesù al tempio di Gerusalemme per adempiere alla Legge di Mosè (2, 22), cioè osservano le prescrizioni riguardanti la circoncisione, la purificazione e la presentazione del primogenito da consacrare a Dio (2, 23-24). In questo vediamo un chiaro atteggiamento di fede e di sottomissione al volere di Dio[23]. Il successivo canto profetico di Simeone (2, 29-32) proclama l’importanza di Gesù per tutto il mondo e la sua benedizione enuncia la rilevanza positiva e universale di Gesù (2, 34). La notizia della spada che trafiggerà l’anima di Maria (2, 35) vuol dire che Gesù non sarà accettato da tutti, che sarà segno di contraddizione, che in nome suo si divideranno tanti popoli, che neanche lei, Maria, riuscirà a comprenderlo del tutto. La spada è simbolo della prova che subirà Maria davanti al rifiuto di cui Gesù sarà oggetto e che lo porterà alla croce[24]. Nella successiva profezia (2, 36-38), Anna, riconosce nel Bambino il Messia e canta la sua gratitudine a Dio. Infine la sottolineatura dell’evangelista che Gesù cresceva a Nazareth “pieno di sapienza ela grazie di Dio era su di lui” (2, 39-40). La sapienza vuol dire l’apertura verso Dio e il prossimo, e la grazia significa la presenza viva e benefica di Dio. Possiamo dire che si tratta di due lineamenti del ritratto superiore di Gesù che successivamente saranno messi da lui in azione[25].
c) Anno C: 1Sam 1, 20-22.24-28 (Samuele è ceduto al Signore per tutti i giorni della sua vita); Sal 83, 2-3, 5-6, 9-10 (Beato chi abita la tua casa, Signore); 1Gv 3, 1-2.21-24 (Siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente); Lc 2, 41-52 (Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri). Nel ciclo C, le letture parlano della nascita e dell’offerta di Samuele e del tema della nostra filiazione divina. Nel Vangelo ci viene presentato Gesù che si occupa delle cose del Padre suo. La sua sapienza non proviene dai maestri terreni, il suo messaggio non è effetto del pensare del mondo. Per dimostrare questo Luca evangelista racconta che: quando era bambino di dodici anni, Gesù, si staccò dai suoi genitori e rimase a Gerusalemme (2, 43), ritirandosi nel tempio, dove dialogava con i maestri del suo popolo (2, 46) e occupandosi delle cose del suo vero Padre (2, 49). In questo brano, Maria e Giuseppe, si presentano semplicemente come genitori (2, 43.48) che con grande premura e angoscia cercano il figlio. Tuttavia, Gesù li trascende: deve occuparsi delle cose del Padre suo (2, 49) ed essi non lo comprendono (2, 50). Si nota allora una certa rottura che è testimoniata anche dagli altri Vangeli[26]. Il senso fondamentale di questa scissione è cristologico: la presenza di Dio in Gesù sorpassa tutte le possibilità di comprensione degli uomini. Per questo, in un momento ben preciso, i genitori di Gesù (in modo particolare Maria), dovettero sentirsi sorpassati: il Figlio li trascende, non lo capiscono! Il Padre lo chiama, ed essi non sono padroni della sua vita.
Penso che il momento in cui la strada dei figli si divide da quella dei genitori è uno dei più decisivi della storia di ogni famiglia. Dopo il ritrovamento nel tempio, Maria e Giuseppe tacciono, non sollevano obiezioni sulla scelta di Gesù, lo amano comunque! I genitori intuiscono che è una scelta che sembra escluderli dalla vita del loro unico figlio, una scelta costellata di lacrime, ma l’accettano, perché quella è la volontà di Dio[27].
Una rottura analoga si produce in quasi tutte le famiglie della terra: giunge il giorno in cui i figli cessano di essere la continuazione dei loro genitori e cercano la loro propria via nella vita. “Solo se i genitori assorbono questa rottura e accettano la lontananza e l’indipendenza dei loro figli, potranno ritrovarli, come sappiamo che Maria ritrovò Gesù (cf. At 1, 14)”[28].
L’eucologia della festa della Sacra Famiglia, “è un tributo all’ideologia che motivò la festa”[29], ciò vuol dire che in essa non vi compare per niente la dimensione della manifestazione del Signore. L’idea centrale è quella di presentare la famiglia di Nazareth come esempio e modello delle famiglie cristiane. Per questo, nelle due collette[30], la Chiesa chiede che nelle nostre famiglie si vivano le stesse virtù della Santa Famiglia, i genitori abbiano la venerazione del dono e del mistero della vita[31], i figli crescano in sapienza, pietà e grazia di Dio.
In luogo di un prefazio proprio si usa uno dei tre prefazi di Natale (I. Cristo Luce[32]; II. Nell’incarnazione Cristo reintegra l’universo[33]; III. Il misterioso scambio che ci ha redenti[34]), secondo la posizione della festa all’interno dell’ottava.
Nella Liturgia delle Ore[35], a parte gli Inni, i Salmi e alcuni brani biblici, destinati per la festa, è molto interessante la seconda lettura dell’Ufficio delle letture, presa dal discorso di Paolo VI, tenuto a Nazareth il 5 gennaio 1964, in cui il Pontefice spiega in che cosa consiste l’esempio della Sacra Famiglia: “La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù… Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato… di questa manifestazione del Figlio di Dio… Qui comprendiamo il modo di vivere la famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro… il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine” [36].
Infine, è interessante la proposta che viene fatta dal Direttorio su pietà popolare e liturgia[37] per la festa della Sacra Famiglia, dicendo che essa offre un ambito celebrativo adatto per lo svolgimento di alcuni riti o momenti di preghiera propri della famiglia cristiana (n. 112):
- la Famiglia che si reca a Gerusalemme, come ogni osservante famiglia ebrea, per compiere i riti della Pasqua (cf. Lc 2, 41-42), incoraggia l’accoglimento della proposta pastorale che, in quel giorno, tutta la famiglia riunita partecipi alla celebrazione dell’Eucaristia;
- potrebbero essere significativi, “in tale festività, la rinnovazione dell’affidamento della compagine familiare al patrocinio della santa Famiglia di Nazaret, la benedizione dei figli, prevista nel Rituale, e, ove se ne dia l’occasione, il rinnovo degli impegni assunti dagli sposi, ora genitori, nel giorno del matrimonio, nonché lo scambio delle promesse sponsali con cui i fidanzati formalizzano il progetto di costituire una nuova famiglia”.

6. Modello della Sacra Famiglia
Forse, per cominciare, non è immediatamente chiaro in che senso la Sacra Famiglia sia un modello. In certi versi non corrisponde proprio al modello standard, almeno per il modo con cui è stato concepito Gesù, e per la crisi che la sua nascita provoca in Maria e Giuseppe. Tutto sembra fuori dagli schemi comuni. E poi, ci sono attorno altri particolari:
- famiglia allargata: Gesù non si sente obbligato a stare con i suoi, ma si muove liberamente, durante il ritorno dal primo pellegrinaggio a Gerusalemme, “nella comitiva” tra parenti e conoscenti (Lc 2, 44);
- significato relativo e limitato della famiglia stessa: Gesù a un certo punto della vita abbandona la sua famiglia, in nome della ragione superiore che è l’annuncio del Regno, invitando poi i suoi discepoli a fare lo stesso; ha detto che la sua famiglia è chi compie la volontà di Dio (cf. Mc 3, 31-35 e par.).
- sembra che Gesù non conosce nessuna sacralizzazione o assolutizzazione né della famiglia in sé, né di un suo particolare modello.
Bisogna ricordare che il modello di famiglia, lungo i secoli e nelle varie culture, conobbe tante variazioni. Se si vuole allora che la famiglia di Nazareth possa essere proposta come esempio occorre andare al fondo e alla sostanza di ciò univa Gesù, Maria e Giuseppe.
La colletta parla di virtù domestiche e di vincoli della carità. E allora, la famiglia dovrebbe essere il luogo dove si impara ad amare[38], cioè “dove si impara ad accogliere con gratitudine l’amore gratuitamente offerto, e a riversarlo sugli altri con la stessa generosità”[39].
Per farlo, parafrasando le parole san Paolo Apostolo della Seconda Lettura del Ciclo A, i membri di una famiglia dovrebbero cercare di essere misericordiosi, pieni di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, di pazienza, di perdono vicendevole, di pace, di senso di riconoscenza, ecc., e il tutto riassunto nell’amore (cf. Col 3, 12-15). Per avere tutto ciò, la famiglia deve essere impregnata della parola di Cristo.
In altre parole, in ogni famiglia ci deve essere spazio per Gesù Cristo, e ci deve essere il tempo per celebrarlo durante l’Eucaristia domenicale. La chiesa domestica, per essere fedele all’Amore non può fare a meno di questo! Esiste un forte nesso tra la realtà eucaristica (con la sua doppia Mensa, cioè quella della Parola e quella del Pane) e l’esistenza cristiana nella sua quotidianità. E’ nella celebrazione domenicale che si scoprono e si approfondiscono, insieme, oserei dire in famiglia, le cose essenziali delle vita, come la carità (amore), la fede, la speranza, la vita fraterna, il dialogo[40], l’apertura a tutti, l’ospitalità, l’unità (comunione), il rispetto di tutti, la concordia, la capacità di perdono, il servizio vicendevole e verso i poveri, la missione, ecc.
Guardando il luminoso modello della Santa Famiglia, in cui emergono tutti questi valori e le virtù, che in realtà dovrebbero caratterizzare ogni famiglia cristiana, la Comunità dei battezzati, celebrando l’Eucaristia chiede che nelle nostre famiglia “fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché riuniti insieme nella tua casa possiamo godere la gioia senza fine” (Colletta)[41]; e che “seguiamo gli esempi della santa Famiglia, perché dopo le prove di questa vita siamo associati alla sua gloria in cielo” (Orazione dopo la Comunione)[42]. Questi testi rimandano il pensiero e lo sguardo oltre vita, alla pienezza della vita, che viene vista come un premio per il bene che riusciamo a fare stando quaggiù.
Tutti sappiamo che il discorso riguardante la famiglia non è facile e costituisce un problema molto attuale nei nostri tempi. La Chiesa e il mondo contemporaneo s’interrogano, oggi più che mai, circa il disegno di Dio sulla famiglia. Mentre da una parte emergono alcuni grandi valori che manifestano la presenza di Dio, come la crescita della libertà e della responsabilità nella paternità/maternità e nell’educazione, la legittima aspirazione della donna all’uguaglianza di diritti e di doveri con l’uomo, l’apertura al dialogo verso tutta la grande famiglia umana, la stima delle relazioni autenticamente personali, ecc., dall’altra si constatano crescenti difficoltà, come la visione materialistica ed edonistica della vita, la degradazione della sessualità, l’atteggiamento permissivo dei genitori, l’indebolirsi dei vincoli familiari e della comunicazione tra generazioni.
Secondo la Legge naturale, la famiglia, come unione stabile di un uomo e di una donna, è al centro della realtà sociale. Questo è tanto vero che si afferma che la famiglia è la “cellula fondamentale della società”. Può esistere una cellula al di fuori dell’organismo, ma non può esistere un organismo senza cellule. Dunque, può esistere la famiglia senza la società (non sarebbe certamente una situazione ideale), ma non può esistere una società senza la famiglia.
La famiglia, essendo aperta alla vita e all’educazione dei figli, guardando al Modello perfetto del focolare cristiano, deve essere disponibile e deve sforzarsi a dare testimonianza della speranza che l’anima nella Chiesa e nella società plurale. Essa dovrebbe diventare innanzitutto una scuola di buone relazioni. Dove buono va letto non come buonismo, ma come sintesi d’amore e di verità. Una scuola di accoglienza e di solidarietà, di gratuità e di senso di sacrificio, di disponibilità e di passione per l’uomo. In una rete di buone relazioni, tutti hanno la possibilità di crescere e di dare il meglio. E’ il luogo dove tutti i membri della famiglia dovrebbero trovare “la possibilità di esprimere se stessi, in un quadro di armonia dove cuore e ragione non si sovrappongono, ma si intrecciano, si sostengono, si motivano reciprocamente. Tutti responsabili di tutti, si potrebbe dire, pur nella diversità degli impegni e dei ruoli”[43].
Vorrei concludere citando la preghiera per la festa della Sacra Famiglia del Messale Romano del 1957: “Concedine, o Signore Gesù, che… seguiamo sempre gli esempi della tua santa Famiglia, affinché nel momento della nostra morte meritiamo, venendo a noi incontro la Vergine gloriosa Madre tua col beato Giuseppe, di essere accolti nei tuoi eterni tabernacoli”[44].

[1] Cf. A. Adam, Corso di Liturgia, Queriniana, Brescia 1995, 318.
[2] Cf. M. Augé, L’Anno Liturgico. E’ Cristo stesso presente nella sua Chiesa, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 2009 (Monumenta Studia Instrumenta Liturgica, 56), 240.
[3] Cf. V. Schauber – H.M. Schindler, Santi e patroni nel corso dell’anno, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1997, 208-209.
[4] Cf. P. Guéranger, L’anno liturgico, Alba 1959, 217.
[5] Cf. AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Biblioteca Treccani, Cernusco sul Naviglio (MI) 2007, v. XI, 370- 372.
[6] Leone XIII, Litterae in forma Brevis: de institutione Consociationis sacrae Familiae, unicae et universalis (14 giugno 1892), in Acta Sanctae Sedis, J3X Typographia Poliglotta, Romae 1892-93, v. XXV, 8-10.
[7] Cf. M. Kunzler, Liturgia Kościoła, Pallottinum, Poznań 1999 (Podręczniki Teologii Katolickiej, 10), 672.
[8] Cf. A. Adam, L’Anno Liturgico. Celebrazione del mistero di Cristo, EDC, Leumann (Torino) 1987, 150. Si veda ad es. Missale Romanum ex Decreto Ss. Concilii Tridentini restitutum, S. Pii V Pontificis Maximi jussu editum, Clementis VIII, Urbanii VIII et Leonis XIII auctoritate recognitum, Sumptivus et Typis Societatis S. Joannis Evang. Desclée - Lefevvre et Soc. - S. Sedis Apost. et S. Rit. Congr. Typograph, Romae 1905, 97*-98*.
[9] Cf. AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, op. cit., v. XV, 432-433.
[10] Cf. Missale Romanum ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum S. Pii V Pontificis Maximi jussu editum aliorum Pontificum cura recognitum a Pio X reformatum et Benedicti XV auctoritate vulgatum, Typis Polyglottis Vaticanis, Romae 1920, 35-36.
[11] Cf. AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, op. cit., 665-666.
[12] Cf. ad es. Missale Romanum ex Decreto Sacrosanti Concilii Tridentini restitutum S. Poo V Pontifici Maximi jussu editum aliorum Pontificum cura recognitum a Pio X reformatum Ssmi D.N. Benedicti XV auctoritate vulgatum, S. Sedis Apostolicae et SS. Rituum Congr. Typographi, Romae 1920, 48°-48c.
[13] Cf. F. Traniello, Giovanni XXIII, in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, op. cit., 356-375.
[14] Cf. ad es. Messale Romano Quotidiano, Ed. Paoline, Alba 1962, 89-93.
[15] Sacra Congregatio Rituum, Calendarium Romanum ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI Promulgatum, Typis Polyglottis Vaticanis, Città del Vaticano 1969, 49. 60. Si veda: Missale Romanum ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Typis Polyglottis Vaticanis, Romae 1970, 158.
[16] Si veda: J. Goetzmann, Casa, famiglia, in L. Coenen – E. Beyreuther – H. Bietenhard (ed.), Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDC, Bologna1991, 208-217.
[17] Si veda: U. Falkenroth, Fratello, prossimo, in L. Coenen – E. Beyreuther – H. Bietenhard (ed.), Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, op. cit., 721-726.
[18] Si parla di essi in alcuni passi biblici, ad es.: Mt 12, 46.50; 28, 10; Mc 3, 21.32; 6, 3; Lc 8, 19-21; Gv 2, 12; 7, 3.5.10; 20, 17; Gal 1, 19; 1Cor 9, 5, ecc.
[19] Il Protovangelo di Giacomo – noto anche come Vangelo dell’Infanzia di Giacomo o come Vangelo di Giacomo – è un testo in lingua greca composto probabilmente verso il 140-170. Espande i racconti dell’infanzia di Gesù contenuti nel Vangelo di Matteo e nel Vangelo di Luca, fino a presentare un’esposizione della nascita e dell’educazione di Maria, per poi rielaborare le narrazioni canoniche sulla natività di Gesù. La tradizione cristiana ha accettato alcune delle informazioni contenute in questo testo, in particolare relativamente alla vita di Maria e dei suoi genitori Anna e Gioachino (5, 1-2).
[20] Sacra Congregatio pro Cultu Divino, Ordo Lectionum Missae, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1969, XLI, 13-14.
[21] I figli devono onorare, obbedire i propri genitori, ed essi non devono esasperare i loro figli. C’è quindi anche un’obbedienza dei genitori che è obbedienza a Dio per il bene dei figli.
[22] Cf. D.J. Harrington, Il Vangelo di Matteo, EDC, Leumann (Torino) 2004 (Sacra Pagina, 3), 53
[23] Cf. L.T. Johnson, Il Vangelo di Luca, EDC, Leumann (Torino) 2005 (Sacra Pagina, 1), 37-45.
[24] AA. VV., I quattro Vangeli commentati. Strumento di lavoro per i gruppi biblici e per la preparazione della liturgia, EDC, Leumann (Torino) 1995, 606.
[25] Cf. G. Ravasi, Secondo le Scritture. Doppio commento alle letture della Domenica. Anno B, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1996, 41.
[26] Cf. Mc 3, 20-21. 31-35; Gv 2, 4.
[27] Se il figlio deve saper accogliere con rispetto e devozione l’amore dei genitori, i genitori devono sapere che il loro figlio ha un destino che essi non possono predeterminare. “Essi possono sognare il figlio a loro immagine e somiglianza o come l’artefice di progetti grandiosi ma alla fine devono saperlo accogliere così come egli è, coi suoi piccoli o grandi doni, col suo modesto o glorioso destino. Saper accettare e saper donare sempre, questo è segno dell’amore” (G. Ravasi, Secondo le Scritture. Doppio commento alle letture della Domenica. Anno C, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1996, 45).
[28] AA.VV., Commento della Bibbia Liturgica. Antico e Nuovo Testamento, Ed. Paoline, Roma 1981, 1138.
[29] G. Ramis, Ciclo di Avvento – Natale – Epifania, in D. Borobio (ed.), La celebrazione della Chiesa, EDC, Leumann (Torino) 1994, v. III, 205.
[30] Cf. CEI, Messale Romano riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Paolo VI, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1983, 41. 966. Useremo l’abbreviazione: MR 1983.
[31] Cf. A. Bergamini, Cristo festa della Chiesa. Storia, teologia, spiritualità, pastorale dell’anno liturgico, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1991, 280.
[32] Cf. MR 1983, 316.
[33] Cf. MR 1983, 317.
[34] Cf. MR 1983, 318.
[35] Cf. CEI, Liturgia delle Ore. Tempo di Avvento. Tempo di Natale, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1974, 414-427.
[36] Paolo VI, Discorso tenuto a Nazareth (5 gennaio 1964), in CEI, Liturgia delle Ore…, op. cit., 419-420.
[37] Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 2002.
[38] Come l’approfondimento, consiglio un libricino di E. Bianchi: Impara l’amore. La carità vince su tutto, Ed. San Paolo, Milano 2011.
[39] D. Pezzini, Oremus. Le collette delle domeniche e delle feste. Spunti per la meditazione, EDB, Bologna1995, 23.
[40] Consiglio un breve testo di E. Bianchi: Cerca gli altri. La fraternità e la speranza, Ed. San Paolo, Milano 2011.
[41] CEI, Messale Romano riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Paolo VI, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1983, 41.
[42] Idem., 41.
[43] L. Moia, Famiglia, la forza che cambia il mondo, in Noi, genitori & figli, 164(202), 4.
[44] Messale Romano. Testo latino completo e traduzione italiana, Ed. L.I.C.E.-Roberto Berruti & c., Torino 1957, 233.