ABC della Liturgia

L'Abc della liturgia/57

Il corpo nella liturgia: i gesti

r) Lavanda dei piedi: il gesto viene compiuto il Giovedì Santo. Dopo le letture e l’omelia, il presidente della celebrazione prende un catino d’acqua, s’inginocchia davanti ad alcune persone e lava loro i piedi e li asciuga con un asciugatoio, imitando in tal modo il gesto di Gesù con gli apostoli durante l’Ultima cena. Si tratta di un gesto non obbligatorio. In tante comunità viene compiuto e in tante purtroppo no! Perché? Perché viene considerato anacronistico? Per la difficoltà di trovare chi si lasci lavare i piedi davanti a tutti? Perché troppo teatrale? Perché superfluo, visto che le letture e l’omelia hanno già trasmesso lo stesso messaggio? In ogni caso capita che un’azione simbolica chiamata da sempre il “Mandato”, non si faccia più in numerose comunità. Ma è davvero anacronistico e non significativo il gesto compiuto da Cristo stesso (cf. Gv 13, 1-20) nel confronto dei suoi discepoli?
A favore del gesto della lavanda dei piedi, basterebbe ricordare, che con esso Gesù volle insegnare l’atteggiamento di servizio e d’umiltà ai suoi e a tutti i cristiani, specialmente a quelli che esercitano l’autorità. Il gesto compiuto da Gesù orienta anche agli avvenimenti immediatamente successivi, alla sua passione. Il Cristo che “li amò sino alla fine” dimostrerà il suo amore con la morte. Ha intesto tutta la sua vita come servizio ed ora si dispone ad offrirla nell’atto supremo del suo sacrificio pasquale. Così la prova vera d’umiltà e servizio sarà la morte in croce. Ma i gesti dell’Ultima cena – la lavanda dei piedi compresa – vogliono anticipare la totale donazione di Cristo per gli altri sulla croce. Ciò vuol dire che la lavanda dei piedi ci prepara al mistero della Pasqua. Compiendola, c’incorporiamo al movimento d’offerta di noi stessi, che è l’atteggiamento fondamentale di Gesù.

Bisogna ricordare che per i ministri, che sono rappresentanti visibili di Cristo nella comunità, la lavanda dei piedi è tutto un programma. Le mani del vescovo o del sacerdote che lavano i piedi il Giovedì Santo sono le stesse che operano nel mistero dell’Eucaristia, ma devono essere anche capaci di carità e servizio: mani che sanano, aiutano, mani aperte, servizievoli, per gli altri… In ginocchio non solo davanti al Cristo eucaristico, ma anche davanti agli uomini, sue membra, davanti ai poveri e agli emarginati, prediletti di Gesù.
Inoltre, il gesto di Giovedì Santo è anche il simbolo di tanti atti di carità cristiana e di donazione: madri che lavano i figli, infermiere che assistono e lavano ammalati ed anziani, e moltissimi cristiani che dedicano le forze e le energie nell’assistere gli altri… Solo chi sa lavare “i piedi” agli altri e non si ritrae di fronte alla necessità del prossimo può legittimamente alzare le mani verso Dio, lodarlo e offrirgli il sacrificio di Cristo.

(Pubblicato su Lazio Sette: 8 giugno 2008, p. 13)

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