ABC della Liturgia

ABC della Liturgia/16

I ministeri ordinati

I ministri ordinati si fondano sul sacramento dell’Ordine, quali episcopato, il presbiterato e il diaconato. L’episcopato e il presbiterato sono ministeri che configurano in maniera speciale a Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Essi operano nel nome e con l’autorità di Gesù nella predicazione, nella celebrazione dei sacramenti, totalmente a servizio delle comunità cristiane, in particolare il vescovo che è, nella propria comunità, il centro unificatore, il segno visibile di Gesù, capo della Chiesa. Il loro servizio, in ambito celebrativo, si esprime nella presidenza e nella guida della preghiera, coinvolgendo tutta l’assemblea in un’azione liturgica comune.

Letteralmente possiamo dire che colui che presiede "sta davanti" con la sua persona, il suo volto, i suoi gesti, che rivelano l’intensità della sua fede e la sua capacità di far comunione e di saper coinvolgere nella celebrazione.

Chi presiede è al servizio di Cristo Risorto, di cui è e deve apparire segno e ministro. Ma è anche al servizio della Chiesa, concretamente visibile nella comunità radunata in assemblea e ne interpreta la vita e la preghiera.

Il diaconato, a sua volta, è un ministero di servizio. Egli è il segno sacramentale, la testimonianza visibile, la manifestazione della vocazione diaconale alla quale tutta la Chiesa è chiamata. Durante la celebrazione le possibilità di "servire" sono molte, in particolare nei confronti della Parola. Infatti, non solo gli spetta la proclamazione del Vangelo, ma la possibilità, secondo l’opportunità, di tenere qualche volta l’omelia. La sua presenza – equilibrata e dignitosa – si rivela quindi di grande utilità per una declericalizzazione della liturgia. Nella nostra Diocesi finora non ci sono ancora i diaconi permanenti.

Al ministero ordinato è legato strettamente il ministero del predicatore. Si tratta di colui (lo stesso presidente della celebrazione o in alcune circostanze un altro ministro ordinato) che interviene dopo la proclamazione dei passi biblici. In altre parole, lette le Scritture, è necessario che questa Parola di vita sia spezzata in modo tale che il lieto messaggio arrivi a tutti: che sia comprensibile, credibile ed efficace nella nostra vita. Questo è il ruolo della cosiddetta "omelia", elemento costitutivo della liturgia della Parola, pronunciata dal predicatore.

Secondo le assemblee e le circostanze, questo momento di predicazione può assumere forme diverse. La potenza della Parola di Dio si può manifestare in quattro direzioni o tipi di discorso:

Forma

Contenuto

Obiettivo

Annuncio (kērygma)

"La parola che avete ascoltata si compie oggi per voi. Credete a questo lieto messaggio: cambierà la vostra vita e vi libererà".

Avvertire

Qualcosa è rivelato di Dio, di Cristo, del mistero fondamentale della nostra fede.

Invitare alla contemplazione.

Insegnamento (didascalia)

"Ecco, come potete capire, qui e ora, la Parola che abbiamo ascoltato".

Informare

Che cosa accade? Quale lieto messaggio viene annunciato?

Cambiare sguardo:

invitare alla conversione.

Esortazione – incoraggiamento

(paraclisi, parenesi)

"Non abbiate paura! Questa comprensione non è fuori della vostra portata, perché lo Spirito agisce in voi. Guardate gli esempi di X, Y. I martiri e i santi erano persone come noi, che hanno avuto fiducia".

Esortare

La vita nuova, data nel Cristo, si realizza in una condotta di vita rinnovata.

Cambiare atteggiamento

nella prassi quotidiana. Appello alla missione.

Comunione

(iniziazione ai misteri - mistagogia)

"Il racconto che abbiamo ascoltato ci introduceva già in quello che stiamo per celebrare. I gesti che faremo sono quelli di Abramo, di Mosè, degli Apostoli, perché sono stati i gesti di Gesù nella sua vita e nel suo mistero pasquale. Contempliamo e gustiamo questi riti antichi e sempre nuovi in cui Dio agisce e che anticipano il Regno venturo".

Implicare

Gli ascoltatori sono introdotti al senso dei misteri ai quali prendono parte: entrano in una nuova relazione con dio, con i fratelli, con se stessi.

Comunicare

con Dio e con i fratelli in una vita che diventa eucaristia: entrare nel ringraziamento.

 


"L’omelia fa parte della liturgia ed è vivamente raccomandata" (SC 52): è infatti necessaria per alimentare la vita cristiana (cf. OGMR 65).

(Pubblocato su Lazio Sette: 11 marzo 2007, p. 9)

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