Liturgia in generale

Il culto dell’Eucaristia fuori della Messa


1. La comunione fuori della Messa

"Partecipazione perfetta alla celebrazione eucaristica è la comunione sacramentale ricevuta durante la Messa: questo risulta più evidente, per ragione del segno, se i fedeli ricevono il corpo del Signore dopo la comunione del sacerdote e dal medesimo sacrificio. Per la comunione dei fedeli si usi pane di confezione recente e lo si consacri, di norma, in ogni celebrazione eucaristica" (RCCE 13).

Si deve indurre i fedeli a comunicarsi durante la celebrazione eucaristica. Non si può però neanche rifiutare di dare la santa comunione anche fuori della Messa. E questo riguarda soprattutto le persone malate ed anziane. A loro, che spesso sono impediti di partecipare alla celebrazione eucaristica della comunità, si dovrebbe portare con premura il cibo e il conforto dell’Eucaristia, perché possano così sentirsi uniti alla comunità stessa e sostenuti dall’amore dei fratelli.


Ma anche in chiesa, la comunione fuori della Messa può essere distribuita! E’ questo può avvenire in qualsiasi giorno e in qualunque ora: pur tenendo conto dell’utilità dei fedeli, è bene però fissare un orario determinato, in modo che la celebrazione si svolga in forma piena e con partecipazione dei fedeli.


Ministro del rito è il sacerdote, il diacono, l’accolito istituito, il ministro straordinario e il luogo normale per la distribuzione della comunione fuori della Messa è la chiesa dove si celebra e si conserva l’Eucaristia o il luogo dove si raccoglie abitualmente la comunità locale per la celebrazione liturgica. Si può tuttavia distribuire la comunione anche in altri luoghi dove ci sono i fedeli che non possono uscire senza pericolo o senza grande disagio.


In chiesa, la comunione è distribuita sull’altare coperto da tovaglia, con il corporale steso sopra e due ceri accesi, in segno di venerazione. In altri luoghi si richiede un tavolo coperto da tovaglia e due ceri accesi (nelle case private questa norma lascia da desiderare!).


Il ministro ordinato indossa camice o cotta, con la stola. Gli altri ministri indossano le vesti proprie. Le specie eucaristiche per l’amministrazione della comunione fuori della chiesa vengono recate in una teca o in un altro contenitore chiuso.

a) Il rito

Il libro liturgico riporta due forme di celebrazione, una comunitaria e una breve. La prima è usata quando non vi è celebrazione della Messa o quando la santa comunione viene distribuita in orario determinato. Il rito breve si usa nelle circostanze in cui si tratta di uno o due comunicandi e non è quindi possibile ordinare una vera celebrazione.

La forma comunitaria si articola con i riti iniziali aperti dal saluto del ministro e continuati dall’antifona e dall’atto penitenziale.

Si fa quindi la celebrazione della parola di Dio, sul modello di quella della Messa, con le letture desunte dalla liturgia del giorno o dalle Messe votive dell’Eucaristia, seguite dal salmo.

Se è opportuno, il sacerdote o il diacono possono spiegare brevemente il brano letto. La celebrazione della parola di Dio si conclude con la preghiera dei fedeli.


I riti di comunione si aprono con l’Eucaristia deposta sull’altare e proseguono con la preghiera del Padre nostro, lo scambio del segno di pace, l’invocazione all’Agnello e il ricevimento della comunione da parte del comunicando.


Durante la distribuzione della comunione si può fare un canto adatto. Dopo la comunione è suggerita una pausa di silenzio, il canto di un salmo o di un inno di lode. Segue l’orazione e la benedizione che conclude il rito.


Il rito breve si apre con il saluto iniziale, prevede la recita dell’antifona seguita dall’atto penitenziale, dalla breve lettura di un testo della sacra Scrittura. Il rito di comunione si apre con la preghiera del Padre nostro, l’invocazione all’Agnello e la distribuzione della comunione seguita dal silenzio e da una orazione conclusiva, secondo il tempo liturgico. Il Rito si conclude con la benedizione (se è presente sacerdote o diacono).


2. Celebrazione e culto eucaristico

Al di fuori della celebrazione della Messa, la pietà della Chiesa e dei fedeli riserva momenti di adorazione di Cristo come uomo-Dio presente nel segno sacramentale dell’Eucaristia. Il culto e l’adorazione sono indirizzati propriamente a Cristo come Dio e non tanto al segno o "all’ostia": si adora Cristo presente nel sacramento eucaristico, adorando la persona e non il segno.


"La celebrazione dell’Eucaristia nel sacrificio della Messa è veramente l’origine e il fine del culto che a essa viene reso fuori della Messa. Infatti Cristo Signore, che nel sacrificio della Messa è immolato quando comincia a essere sacramentalmente presente come cibo spirituale dei fedeli sotto le specie del pane e del vino, anche dopo l’offerta del sacrificio, allorché viene conservata l’Eucaristia nelle chiese, è veramente l’Emmanuele, cioè "Dio con noi". Giorno e notte resta in mezzo a noi e in noi abita, pieno di grazia e di verità" (RCCE 2).


"Tutti i fedeli, in linea con la pratica tradizionale e costante della Chiesa cattolica, nella loro venerazione verso questo santissimo Sacramento, rendono a esso quel culto di latrìa che è dovuto al vero Dio. E se Cristo Signore ha istituito questo sacramento come nostro cibo, non per questo ne è sminuito il dovere di adorarlo" (EM 3f).


Questo atto di adorazione nasce dalla celebrazione e i orienta al mistero celebrato: solo dalla celebrazione sgorga una corretta e sostanziosa pietà eucaristica. Un’autentica celebrazione dà alimento al culto e un culto autentico spinge alla celebrazione. Solo chi sa partecipare alla celebrazione sa convenientemente adorare, e chi sa adorare dovrebbe saper meglio partecipare all’Eucaristia.


"Per ben orientare la pietà verso il santissimo Sacramento dell’Eucaristia e per alimentarla a dovere, è necessario tener presente il mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, sia nella celebrazione della Messa che nel culto delle sacre specie, conservate dopo la Messa per estendere la grazia del sacrificio" (RCCE 4).


3. L’Esposizione della Santissima Eucaristia

"L’esposizione della santissima Eucaristia, sia con la pisside che con l’ostensorio, porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo e li invita alla comunione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine nella comunione sacramentale. Nelle esposizioni si deve porre attenzione che il culto del santissimo Sacramento appaia con chiarezza nel suo rapporto con la Messa. Nell’apparato di esposizione si eviti con cura tutto ciò che potrebbe in qualche modo oscurare il desiderio di Cristo, che istituì la santissima Eucaristia principalmente perché fosse a nostra disposizione come cibo, rimedio e sollievo" (RCCE 90).


a) Il ministro
"Ministro ordinario dell’esposizione del santissimo Sacramento è il sacerdote o il diacono che al termine dell’adorazione, prima di riporre il Sacramento, impartisce con il Sacramento stesso la benedizione al popolo. In mancanza del sacerdote e del diacono possono esporre pubblicamente all’adorazione dei fedeli la santissima Eucaristia, e poi riporla, l’accolito e il ministro straordinario della santa comunione. Tutti costoro possono far l’esposizione aprendo il tabernacolo o anche deponendo la pisside sull’altare o collocando l’ostia nell’ostensorio. Al termine dell’adorazione, ripongono il Sacramento nel tabernacolo. Non possono però impartire la benedizione con il santissimo Sacramento" (RCCE 99).


Con il ministro e l’assemblea del popolo partecipante, intervengono nell’azione liturgica, particolarmente se a carattere solenne, anche i ministri incaricati del servizio per i ceri, il turibolo e l’incenso, il velo omerale.


Il libro liturgico da usarsi è il "Rito della Comunione fuori della Messa e Culto Eucaristico".


Il ministro, se sacerdote o diacono, indossa il camice o la cotta e la stola di colore bianco. Gli altri ministri, la veste liturgica propria.

Per impartire la benedizione al termine dell’adorazione quando si è fatta l’esposizione con l’ostensorio, il sacerdote o il diacono indossano anche il piviale e il velo omerale di colore bianco. Se l’esposizione si è fatta con la pisside, indossano il velo omerale. 

b) Il rito dell’esposizione

Quando il popolo è radunato e mentre si esegue un canto, il ministro si reca all’altare. Lo precedono gli altri ministri con i ceri e il turibolo. Se il Sacramento non lo si conserva sull’altare dell’esposizione, il ministro lo va a prelevare al suo luogo, indossando il velo omerale bianco e facendosi accompagnare da ministranti o da fedeli con le candele accese.


Nell’esposizione, si osservano queste indicazioni rituali: con la pisside si accendono almeno due ceri e si può usare l’incenso; con l’ostensorio si accendono quattro o sei ceri e si usa l’incenso, fatta l’esposizione. La mensa dell’altare è coperta da una tovaglia sulla quale si colloca la pisside o l’ostensorio.


Per l’esposizione prolungata con l’ostensorio, si può usare un trono posto un po’ più in alto; si eviti però un trono troppo elevato e distante. In caso d’esposizione prolungata, i ministri possono ritirarsi.

Se l’esposizione è solenne e prolungata, l’ostia per l’adorazione si consacra nella Messa che precede immediatamente l’esposizione stessa e si colloca nell’ostensorio sull’altare dopo la comunione. La Messa termina con l’orazione dopo la comunione, tralasciando i riti di conclusione.


Se l’esposizione è breve e non prolungata, va ordinata in modo che, prima della benedizione con il santissimo Sacramento, sia dedicato un tempo conveniente a letture della parola di Dio, canti, preghiere e orazione silenziosa. "E vietata l’esposizione fatta unicamente per impartire la benedizione" (RCCE 97).


c) Il rito dell’adorazione
"Durante l’esposizione, orazioni, canti e letture si devono disporre in modo che i fedeli in preghiera orientino e incentrino la loro pietà su Cristo Signore. Per favorire l’intimità della preghiera, si predispongano letture della sacra Scrittura con omelia o brevi esortazioni, che portino i fedeli a un riverente approfondimento del mistero eucaristico. E bene che alla parola di Dio i fedeli rispondano col canto e che in momenti opportuni si osservi il sacro silenzio" (RCCE 112).


"Dinanzi al santissimo Sacramento esposto per un tempo prolungato, si può anche celebrare qualche parte della Liturgia delle Ore. Con tale celebrazione si estende alle varie ore della giornata la lode e il rendimento di grazie della celebrazione eucaristica, e la Chiesa rivolge a Cristo e per mezzo suo al Padre preghiere e suppliche a nome del mondo intero" (RCCE 113).


d) Il rito della benedizione
"Verso la fine dell’adorazione, il sacerdote o il diacono si accosta all’altare, genuflette, si inginocchia e si canta un inno o un altro canto eucaristico. Frattanto, quando si è fatta l’esposizione con l’ostensorio, il ministro genuflesso incensa il santissimo Sacramento" (RCCE 114).


Quindi, il ministro si alza e invita alla preghiera che innalza, dopo una pausa di silenzio, scegliendola tra quelle proposte dal libro liturgico. Al termine, indossa il velo omerale bianco, prende l’ostensorio o la pisside e fa con il Sacramento il segno di croce sul popolo, senza dire nulla.


Qualora vi sia la prassi, si può dare un segnale con il suono alla "benedizione" impartita. Non è opportuno che si concludano con la benedizione del Sacramento dell’Eucaristia le processioni in onore della Beata Vergine Maria o dei Santi: in questi casi si possono utilizzare le benedizioni previste dal "Rituale delle Benedizioni".


e) Il rito della reposizione
"Terminata la benedizione, il sacerdote o il diacono che ha impartito la benedizione o un altro sacerdote o diacono, ripone il Sacramento nel tabernacolo e genuflette. Durante la reposizione il popolo conclude con qualche acclamazione" (RCCE 117).


4. Il rito delle processioni eucaristiche

"Nelle processioni eucaristiche, in cui l’Eucaristia viene portata solennemente per le vie con l’accompagnamento di canti, il popolo cristiano rende pubblica testimonianza di fede e di venerazione verso il santissimo Sacramento" (RCCE 101).


"Nell’organizzazione delle processioni eucaristiche si tenga conto delle consuetudini locali sia per l’addobbo delle vie e delle piazze, che per la composta sfilata di quanti vi partecipano. Nel corso della processione, se la consuetudine lo comporta e se lo consiglia il bene pastorale, si possono anche fare delle stazioni o soste con la benedizione eucaristica. I canti e le preghiere che si fanno, portino tutti a manifestare la loro fede in Cristo, unicamente intenti alla lode del Signore" (RCCE 104).


"Se la processione viene fatta dopo la Messa, il sacerdote che porta il Sacramento può tenere le sacre vesti usate nella celebrazione della Messa stessa oppure indossare il piviale di colore bianco. Se la processione non segue immediatamente la Messa, indosserà il piviale" (RCCE 118).


"Lumi, incenso e baldacchino sotto il quale incede il sacerdote con il Santissimo, si usino secondo le consuetudini locali" (RCCE 119).


5. Il culto eucaristico nella vita del cristiano
"Ricordino i fedeli che con questa orazione dinanzi a Cristo Signore presente nel sacramento, essi prolungano l’intima unione raggiunta con lui nella comunione e rinnovano quell’alleanza che li spinge a esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento. Procurino quindi, sostenuti dalla forza del cibo celeste, di trascorrere tutta la loro vita in rendimento di grazie, partecipi come sono della morte e risurrezione del Signore. Ognuno pertanto sia sollecito nel compiere opere buone e nel piacere a Dio, proponendosi di animare il mondo
di spirito cristiano e di farsi tra gli uomini testimone di Cristo in ogni situazione" (RCCE 89).


Liturgia del Giorno

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