Liturgia in generale

Alcuni aspetti dell’amore sponsale tra Dio e l’umanità presenti nell’Eucaristia

L’Eucaristia, in forza della sua natura, è una celebrazione della comunità ecclesiale e non solo un semplice e isolato avvenimento. Essa forma il culmine e la fonte di tutta la vita della Chiesa. In essa il Signore si dona alla Chiesa, la quale, in esso e per mezzo di esso, è e diventa pienamente il corpo di Cristo. Nell’Eucaristia la Chiesa riceve ciò che essa è: il corpo di Cristo. S. Leone Magno scrive: "La partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo non ha altro effetto che questo: noi veniam cambiati in ciò che mangiamo e portiamo sotto tutti gli aspetti nella nostra anima e nella nostra carne Colui in cui e con cui siamo morti, sepolti e risorti" (Sermo 12 de Passione, in PL 54, 357). L’Eucaristia costituisce la Chiesa e viceversa, ma ciò avviene essenzialmente in e per mezzo di Gesù Cristo (cf. Giovanni Paolo II, Lettera «Dominicae Cenae» del 24 febbraio 1980, n. 4).


* L’Eucaristia – Chiesa – umanità

- Eucaristia – Chiesa – umanità sono tre realtà che sono indissolubilmente legate l’una all’altra in un meraviglioso intreccio d’amore. Una delle più belle e più vere definizioni della Chiesa è questa: "famiglia dei figli di Dio". Ce lo ricorda il Concilio Vaticano II (cf. LG 6) e, del resto, quando Gesù ha voluto dire chi fossero i suoi discepoli li ha definiti "sua madre e suoi fratelli" (Lc 8, 19-21), promettendo anzi a coloro che tutto avrebbero lasciato per seguirlo "cento volte in fratelli e sorelle e madri e figli" (Mc 19, 29-31).


- E’ l’Eucaristia che fa della Chiesa una vera famiglia, della famiglia cristiana una piccola Chiesa e dei cristiani nel mondo dei costruttori convinti ed efficaci dell’unità della famiglia umana secondo il progetto di Dio.


- L’Eucaristia fa della Chiesa cristiana una piccola Chiesa, in quanto eleva i rapporti tra i suoi membri alla pienezza del loro disegno come Dio l’ha pensato e voluto. Essa, poi, edifica la Chiesa come vera famiglia dei figli di Dio perché rende i discepoli fratelli e sorelle in Cristo. In tal modo, l’Eucaristia diventa strumento efficace di riconciliazione e d’unità di tutti gli uomini e di tutti i popoli.


- Occorre che questo grande dono che ci fa l’Eucaristia sostanzi sempre più la nostra vita, diventi l’anima della nostra esistenza. Se l’Eucaristia ci conforma a Gesù, occorre agire di conseguenza: pensare, volere, agire… come Gesù. Non ci ha Lui stesso offerto il "manifesto programmatico" della nostra vita come suoi discepoli nel discorso sul Monte delle Beatitudini? Quando poi volessimo tutto riassumere in un unico precetto, come non andare a quel comandamento che Gesù stesso ha chiamato "nuovo" e "suo" (Gv 15, 12)?


- Nell’amore reciproco vissuto sulla misura di Gesù, pronti a dare la vita gli uni per gli altri, come Lui ha fatto per noi (cf. Gv 15, 13), non c’è forse lo stile di vita di una vera famiglia come Dio l’ha pensata e voluta? Di una Chiesa che diventa realmente famiglia dei figli di Dio (cf. At 2, 42ss; 4, 32ss)? E di un’umanità che scopre "la legge fondamentale dell’umana perfezione e perciò anche della trasformazione del mondo" (GS 38)?


- L’Eucaristia ci insegna come è possibile vivere l’amore reciproco e verso tutti per costruire la civiltà dell’amore. Come Gesù s’è fatto uno con noi, divenendo carne e poi pane, per farsi "mangiare" da noi e "riunire i figli di Dio che erano dispersi" (Gv 11, 52), così noi, nutriti di Lui, dobbiamo fare con i fratelli, con tutti, nessuno escluso. E’questa la via dell’unità: quando ci si fa uno coi fratelli, quando si vive l’amore reciproco, Gesù è tra noi (cf. Mt 18, 20), noi diventiamo uno in Lui: e il mondo scopre e crede nel Figlio di Dio (cf. Gv 17, 21).

* Il mistero dell’alleanza

- L’Eucaristia proclama che con Gesù è stata sancita l’alleanza definitiva tra Dio e gli uomini; Xavier Léon-Dufour, parlando di questa relazione Dio – uomini, usa il termine "sinergia" di Dio e dell’uomo; questa "sinergia" corrisponde all’azione esercitata dalla "memoria". Che cosa avviene esattamente quando si "fa memoria"? Al momento dell’Eucaristia viene ritrovato, intensificato, espresso (e tutto ciò contemporaneamente) un contatto, un contatto con un essere vivo, cioè con il Risorto, nel quale riconosciamo Gesù di Nazareth. E il quale ci fa partecipare al suo progetto. "Fare memoria" significa risalire alla fonte stessa dell’esistenza e, a contatto con Dio, essere proiettati in avanti dallo stesso progetto di Dio. Mediante quest’atto giungiamo a constatare che Dio è all’opera e in Gesù e in noi; il che significa entrare nell’opera divina, far sì che l’alleanza produca i suoi frutti di grazia.


* Una cena di comunione

- Durante l’ultima cena Gesù, dopo aver distribuito il pane, inviò il calice a tutti i presenti, mentre era uso comune che ciascuno bevesse dal proprio. Solo eccezionalmente il capofamiglia inviava il proprio calice a qualcuno perché ne bevesse (cf. H. Schürmann, Le parole di Gesù durante la cena alla luce dei suoi gesti, in Concilium 10(1968), 1719). Questo gesto significa un particolare rapporto di comunione e di predilezione. Con il gesto del dare Gesù manifesta che la sua vita è comunicata (cf. X. Léon-Dufour, Le partage du pain eucharistique selon le Nouveau Testament, Ed. du seuil, Paris 1982, 231). In altre parole, Gesù si dà a coloro che prendono parte alla sua cena.

 

 

- Sono interessanti anche alcune frasi di Guglielmo Giaquinta che si trovano nel suo libro "Gesù" di cui Lei ha fatto presentazione: Il rapporto di Gesù con la Trinità e con l’umanità, pp. 75-84.

 

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