Liturgia in generale

L’anno liturgico:

- denominazioni
- protagonismo e la presenza di Cristo
- celebrazione
- tipi e ordinamenti delle feste cristiane
- struttura dell’anno liturgico


«Nel corso dell’anno la Chiesa ricorda tutto il mistero di Cristo, dall’Incarnazione al giorno della Pentecoste e all’attesa del ritorno del Signore» (NG 17; cf. SC 102).


1. Questioni Introduttive

La liturgia della Chiesa é la celebrazione del mistero di Cristo, centro della storia della salvezza. Tutte le azioni liturgiche, con il loro coronamento nell’Eucaristia, sono celebrazioni e proiezioni di questo mistero, attualizzazioni e comunicazioni della pienezza del sacramento della salvezza, che é Cristo Gesù. Tuttavia, appartiene a quella espressione della liturgia che é l’anni circulus, il ciclo liturgico annuale, il compito di presentare nella sua più compiuta esattezza tutto 1’arco del mistero e dei misteri di Cristo nella Chiesa. Cosi il Popolo di Dio, anno dopo anno, ha la possibilità di immergersi nel mistero e di riviverlo, facendo di esso il cammino del proprio mistero di salvezza.


2. Denominazioni dell’Anno Liturgico

La prima testimonianza nota di un nome particolare proviene dalla liturgia luterana del tardo XVI sec. Si tratta del nome Kirchenjahr (= anno della Chiesa), che si trova per la prima volta in Johannes Pomarius. Il concetto si è imposto per lo più solo nella liturgia evangelica e luterana, più tardi anche nella liturgia romano-cattolica.


Nel sec. XVII in Francia appare la nozione di Année chrétienne nell’opera omonima in 13 volumi di N. Letourneux; nell'ambito linguistico inglese: Christian Year. Alla fine del sec. XVIII compare il nome di Année spirituelle. Nel XIX sec. dom P. Guéranger usa (per la prima volta!) l’espressione Année liturgique. Per la prima volta, nei documenti ufficiali della Chiesa cattolica, appare questo nome nell’Enciclica Mediator Dei del 1947 (nn. 159. 163). Questo nome viene adottato dalla Sacrosanctum Concilium (n. 107), e poi dalle Normae universales de anno liturgico et de calendario 1969 (per es. il titolo e il n. 48).


Questa terminologia o tutte queste denominazioni particolari sembrano insinuare l’idea che la struttura liturgica della settimana e dell’anno consista, per un verso, in un sistema sostanzialmente chiuso generato da un’idea fondamentalmente teologica di organizzazione del tempo, e che, per altro verso, questo tempo liturgico, tratto in verità dall’anno civile, cosmico, profano, sia tuttavia contrapposto a quest’ultimo o almeno come parallelo ad esso, quasi un tempo specifico e particolare.

Per evitare questa strettoia, si tenta di parlare semplicemente dell’insieme delle feste cristiane o della santificazione del tempo.


3. Protagonismo di Cristo nell'anno liturgico

II protagonismo di Cristo nell’insieme, in tutte e in ciascuna delle celebrazioni dell’anno liturgico, è qualcosa che zampilla dalla viva coscienza della Chiesa che vede in Gesù di Nazareth, il Cristo - Figlio di Dio, il perfetto esecutore e realizzatore nella sua vita e nelle sue opere di quanto hanno annunziato, prefigurato e significato le antiche feste di Israele, e in genere di tutta la storia del popolo di Dio prima di lui.


Nella luce del Mistero pasquale, sotto la potente assistenza dello Spirito che dà l’intelligenza delle Scritture, nella costante esperienza della fede nel Signore risorto e, conseguentemente, nella sua promessa di essere presente tra i suoi, non senza sforzo, la liturgia cristiana organizzò il suo proprio ciclo festivo, sottolineando ora un aspetto ora un altro, ma sempre mettendo in rilievo tutti i misteri della vita di Gesù Cristo. In questo modo afferma con vigore la signoria di Cristo su tutta la storia e lo rende di nuovo protagonista e centro di ognuna delle feste o cicli dell’anno liturgico, che perciò diventa 1’anno di Cristo, l’anno cristiano che vive di Cristo. Egli, il Signore, nel suo mistero sovra storico continua a possedere il tempo e a renderlo l’ambito della sua presenza salvifica.


4. La presenza del Signore nell’Anno liturgico

La liturgia, per moltiplicare le forme di inserimento della presenza di Cristo nell’esistenza umana, fonda in un solo momento storico quel tempo (in illo tempore; in diebus illis) nel quale avvennero gli eventi salvifici e in modo particolare la vita storica di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, e il tempo attuale della celebrazione, i nostri qui e ora. In questo modo quel che ascoltiamo nelle letture o nella proclamazione del Vangelo non soltanto ritorna alla nostra memoria, ma si ri-produce sotto i segni della celebrazione.


Certamente i fatti storici del passato non possono ripetersi nella loro entità spazio-temporale. In questo senso gli eventi salvifici sono irripetibili in se stessi, anche se la comunità e il popolo che li richiama e celebra ha la coscienza di prendere parte nella salvezza che essi racchiudono e attualizzano. Questa coscienza è visibile nel rituale della cena pasquale giudaica, prototipo del significato e del valore attualizzante del rito memoriale. Ora, però, non parliamo soltanto di attualizzazione dell’efficacia salvifica degli eventi passati, ma anche di una certa presenza di quegli eventi di salvezza, in modo particolare di quelli che hanno avuto come protagonista il Verbo incarnato e che chiamiamo misteri di Cristo o della vita storica di Gesù.

Pio XII nell’Enciclica Mediator Dei (20 novembre 1947), dice: «L'anno liturgico... non è una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o una semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto, Cristo stesso che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia... allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi misteri, e farle vivere per essi; misteri che sono perennemente presenti ed operanti, non nel modo incerto e nebuloso del quale parlano alcuni recenti scrittori, ma perché, come ci insegna la dottrina cattolica e secondo la sentenza dei Dottori della Chiesa, sono esempi illustri di perfezione cristiana, e fonte di grazia divina per i meriti e 1'intercessione del Redentore; e perché perdurano in noi col loro effetto, essendo ognuno di essi, nel modo consentaneo alla propria indole, la causa della nostra salvezza» (n. 140).


Non è infatti una rappresentazione fredda e inerte di fatti passati, ma neppure un ricordo puro e semplice degli eventi. L’enciclica afferma che i misteri di Cristo sono «esempi illustri di perfezione cristiana e fonte di grazia divina per i meriti e 1'intercessione del Redentore; e perché perdurano in noi col loro effetto». In questo senso sono causa della nostra salvezza e continuano a presentarsi affinché i fedeli si mettano in contatto con loro.


Lo stesso insegnamento risuona nel Concilio Vaticano II che ha ripreso le espressioni della Mediator Dei, rafforzandole con un’allusione al potere santificatore di Cristo (la sua virtus divina) affinché i fedeli possano venirne a contatto (cf. Lc 6, 19; Mc 5, 28-30). Secondo questo concetto la presenza dei misteri di Cristo nell’anno liturgico è una presenza misterico-sacramentale, cioè, nell’azione rituale, nei segni e nell’insieme della celebrazione liturgica. Si può, dunque, parlare di una presenza di Cristo e dei suoi misteri nei tempi liturgici, nelle feste e nel corso dell’anno, come fa il Vaticano II in SC 102, cioè concretizzando questo modo di presenza nelle azioni liturgiche che la Chiesa compie in giorni determinati nel corso dell’anno per attualizzare l’opera della nostra salvezza. In definitiva, la presenza di Cristo nei tempi della celebrazione si produce e si esprime nell’assemblea riunita per la festa, nella proclamazione della Parola, negli atti sacramentali e soprattutto nell’Eucaristia. Per mezzo di queste celebrazioni Cristo si rende presente alla sua Chiesa e santifica i giorni, le settimane e gli anni.


Ma questi giorni determinati, tra i quali primeggia la domenica, sono pure un ambito della presenza del Signore del tempo e della storia. I cristiani che celebrano la domenica e le feste, i tempi e l’anno liturgico, sono coscienti che è la totalità del tempo festivo che è inondato dalla presenza di Cristo e non soltanto il momento della celebrazione. Perciò essi «santificano» il tempo anche quando mettono in relazione al Signore ogni attività umana, familiare, culturale, sportiva, ecc., e, com'è logico, ogni attività evangelizzatrice, caritativa, spirituale e pastorale a cui si dedicano nei «giorni del Signore».

Così anche i giorni festivi e i tempi liturgici sono segni efficaci della presenza del Signore, come lo sono l’assemblea liturgica, il ministro sacro, la Parola proclamata, gli atti sacramentali e l’Eucaristia (cf. SC 7). Ciascuno secondo il modo ad esso proprio. In questo senso il culmine sarà sempre l’Eucaristia e più concretamente nelle specie sacramentali e mentre esse sussistono. I tempi liturgici, comunque, confermano che Cristo è entrato per sempre - ephápax - nel tempo per redimerlo e trasformarlo in tempo di grazia e di salvezza (cf. Rm 13, 11-12; 2Cor 6, 2).


In questa prospettiva della presenza di Cristo nei tempi della celebrazione, il giorno e l’anno liturgico si inseriscono nel mistero di Cristo pienezza del tempo e Signore della storia. «L'anno liturgico è il gesto salvifico di Cristo che è entrato nel tempo e in esso rimane. È il mistero del tempo cristificato».


5. Celebrazione

La liturgia ha un suo aspetto celebrativo, festivo, una sua capacita di dare senso al passato, al presente ed al futuro, per mezzo di quei tempi di celebrazione che danno senso compiuto alla vita. Nella celebrazione si ha sempre la concretezza dell’attimo vissuto e pure sfuggevole, il ricordo commemorativo del passato, l’impegno verso il futuro. Nel duplice ritmo di contemplazione e di impegno, caratteristico della festa, di gratuità e di continuità, ogni atto liturgico é insieme comunicativo di una esperienza ed insieme impegnativo di una vita.


L’Anno liturgico é pieno di celebrazioni dell’unico mistero - sempre e dovunque! - e di ciascuna delle sue parti o dei suoi aspetti.


Armonizza la solennità e il tempo ordinario, i ritmi di attesa e quelli di pienezza. Accentua la festa nel momento opportuno e chiede la fedeltà del quotidiano.


6. Tipi e ordinamenti delle feste cristiane

Le feste hanno per base eventi degni di essere celebrati con ricordo e rendimento di grazie. Ciò vale sia per feste naturalistiche con ricorrenza periodica che per eventi significativi nella vita dei singoli, delle famiglie (riti di passaggio) e delle piccole e grosse comunità. Nel calendario liturgico ebraico, sulle feste naturalistiche originarie si esercitò sempre più l’influsso degli eventi salvifici di Israele, nei quali Jahvé, il Dio dell’Alleanza, era venuto incontro al suo popolo per salvarlo. La comunità primitiva di Gerusalemme conobbe molto bene queste feste salvifiche dei propri connazionali. Ma dopo l’esperienza dell’evento - Cristo (vita, passione, morte, risurrezione e ascensione) fu chiaro per essa che il suo mistero pasquale stesso era divenuto l’oggetto centrale della festa e della celebrazione dei cristiani, tanto più che la sua regolare celebrazione era stata fatta risalire proprio a Cristo (cf. 1Cor 11, 24; Lc 22, 19). Bisognerà inoltre dire più precisamente che dapprima il mistero pasquale fu celebrato la domenica quale pasqua settimanale; ad essa al più tardi, verso il passaggio al secondo secolo, fu aggiunta la festa di Pasqua quale Pasqua annuale. A questa seguì nello sviluppo storico una serie di altre feste celebrative di eventi del Signore o di momenti della vita di sua Madre, e giorni commemorativi di martiri e di santi.

Un particolare gruppo di celebrazioni si incontra a partire dal Medioevo nelle cosiddette feste di idea, che hanno per oggetto determinate verità e aspetti della dottrina e della pietà cristiana, o anche determinati titoli del Signore, di sua Madre o di un santo. Vengono chiamate anche feste di devozione, oppure si parla di feste dogmatiche e tematiche. Ad esse appartengono ad es. le solennità della Trinità, del Corpus Domini, del Sacro Cuore e di Cristo Re, la festa del Preziosissimo Sangue, del Nome di Gesù, della Sacra Famiglia, e numerose feste mariane.


Il nuovo ordinamento voluto dal Vaticano II (SC 107) portò nell’anno 1969 ad una semplificazione sostanziale delle feste, contenuta nelle Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario. In questo documento le feste, secondo il loro significato, vengono suddivise in solennità, feste e memorie; tra queste ultime si deve ancora distinguere tra memorie obbligatorie e facoltative. Solo le due solennità di Pasqua e Natale hanno una ottava.


7. Struttura dell’Anno liturgico

Come inizio dell’anno liturgico consideriamo oggi la prima domenica di Avvento, la quale apre il ciclo annuale delle feste della Chiesa.


Già si è detto più volte che il mistero pasquale di Cristo è la fonte e il centro dell’anno liturgico. Come pasqua settimanale, celebrata ogni domenica, esso attraversa e penetra l’intero ciclo annuale. Segue la pasqua annuale, con il suo ciclo pasquale (tempo di preparazione che precede la festa e un tempo che la segue). Esso, secondo NG, comincia con il Mercoledì delle Ceneri e si conclude, con una durata complessiva di 13 settimane e mezza, la domenica di Pentecoste. In modo simile anche la celebrazione annuale della Nascita di Cristo si è sviluppata in un ciclo festivo con un tempo di preparazione e uno di risonanza solenne (dalla prima domenica di Avvento alla domenica dopo l’Epifania = festa del Battesimo del Signore).

Questi due cicli festivi sono i pilastri portanti dell’anno liturgico. Le 33 o 34 settimane intermedie, nelle quali «si ricorda il mistero stesso di Cristo nella sua pienezza» portano il nome di tempo per annum o di tempo ordinario (NG 43). Esso si inizia con il lunedì dopo la festa del Battesimo del Signore e si conclude con il sabato precedente la prima domenica di Avvento.


I due cicli festivi, il tempo ordinario e le rimanenti solennità e feste dedicate al mistero della redenzione sono designate anche come Temporale o Proprio del tempo (NG 50). Il calendario delle celebrazioni dei santi è designato come Santorale.


In questa materia si dovrà inoltre distinguere tra il calendario generale romano e i calendari particolari, che devono essere approvati da Roma e cioè i calendari di determinate aree linguistiche, i calendari diocesani e i calendari degli ordini religiosi.

 

Liturgia del Giorno

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