Liturgia in generale

La partecipazione alla Liturgia. I ministeri ordinati, i ministri istituiti e i ministeri di fatto

1. La partecipazione: piena, consapevole ed attiva
2.
La ricchezza dei servizi
3. L’assemblea liturgica e i suoi ministeri
4. La ricchezza dei ministeri-servizi
          a) I ministeri ordinati
          b) I ministeri istituiti
          c) I ministeri di fatto
5. Come svolgere un ministero


1.
La partecipazione: piena, consapevole ed attiva

La liturgia è "atto di fede che nutre la fede, grido di speranza che alimenta l’attesa, voce del desiderio che dà forma alla preghiera". Per questo la liturgia non è un concetto, ma una realtà viva: Dio ci salva! Il nostro Dio è un Dio che salva, che agisce nella nostra storia, che è in noi, con noi e vicino a ciascuno a noi, così che la storia della salvezza portata a compimento in Cristo e continuata dalla Chiesa si realizza nella liturgia.


La domanda che nasce: ma perché la celebrazione liturgica può salvare? Perché le nostre liturgie c’innestano nella realtà divina che celebrano: la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, punto di partenza e perno della preghiera liturgica della Chiesa. E’ allora da notare che tutte le nostre celebrazioni liturgiche sono trinitarie. Il Padre è la meta della preghiera liturgica, il Figlio è la realizzazione dell’unione perfetta tra Dio e l’uomo, lo Spirito Santo rende la celebrazione liturgica portatrice di salvezza, perché l’uomo, incorporato da Cristo nella sua umanità santa, renda al Padre il culto perfetto di glorificazione.


La liturgia, in quanto azione dell’assemblea, comprende sempre quattro elementi:

* l’avvenimento che motiva la celebrazione e viene evocato ad attualizzato, così che tutti i presenti lo contemplino, lo rivivano e lo trasformino in propria carne;

* la comunità che si fa assemblea, popolo unito in comunione che vibra di fronte all’evento celebrato e si riconosce come Chiesa di Cristo nell’azione liturgica;

* la situazione di festa che coinvolge tutto e tutti, esteriorizzata nei gesti, nei canti e nei suoni, nelle vesti, nella bellezza dell’ambiente e nello stile;

* un rituale che viene eseguito, insieme di gesti, parole, azioni, oggetti… che intervengono nell’azione celebrativa in funzione dell’evocazione e attualizzazione dell’evento celebrato.


Bisogna inoltre ricordare che la celebrazione non fa solo partecipare la comunità a un avvenimento di salvezza, ma si trasforma anche in un programma di vita e si rivela come un motivo di impegno vitale. E questo significa che i credenti sono chiamati a vivere ciò che celebrano. Per questo si deve affermare che la celebrazione liturgica non ha fine, ma continua nella vita ordinaria (fuori dalle mura della chiesa!). In altre parole, la vita non si stacca dal rito, ma rimane presente in esso per ricevere la santificazione dall’evento che viene celebrato.


Tutto il popolo cristiano, in quanto consacrato dal Battesimo e dalla Cresima, è associato al sacerdozio di Cristo per la propria salvezza e per quella di tutto il mondo: ciò che Gesù ha fatto e fa, deve essere accolto da ogni cristiano, nella santa assemblea, per divenire esercizio di un sacerdozio di offerta e di solidarietà. E’ un sacerdozio regale e profetico, vissuto nella vita quotidiana (cf. LG 34). Per questo "la madre chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano… ha diritto e dovere in forza del battesimo" (SC 14).


Si tratta di partecipazione piena, condotta con anima e corpo, con tutti i cinque sensi, in sintonia con quanto avviene in modo palese (letture, preghiere, canti, movimenti…) e con quanto avviene come mistero di salvezza (perdono, conversione, condivisione, speranza, comunione).

Partecipazione consapevole, sapendo quello che si fa, quello che si celebra e come deve essere celebrato, supponendo conoscenze bibliche e liturgiche, penetrando i riti e inserendosi nel mistero, dando vita e attualità ai simboli, conoscendoli per viverli.


Partecipazione attiva, prendendo parte a ciò che si fa, come membra sollecite, ognuno secondo la sua funzione e le sue possibilità, ciascuno svolgendo il ruolo proprio, partecipando con le risposte, il canto, la preghiera, i movimenti, i gesti, il silenzio interiore ed esteriore, vivendo la celebrazione personalmente e in comunione con Dio e con gli altri presenti.

 


2. La ricchezza dei servizi

Nell’assemblea tutti sono invitati: poveri e ricchi, uomini e donne, bambini e adulti, giovani e anziani, dotti e ignoranti. Tutti sono accomunati dalla chiamata di Dio per formare un solo corpo. La partecipazione, quindi, non può essere che unitaria. Essa scaturisce dalla profonda coscienza di essere un unico soggetto unificato dallo Spirito. Unità però non è uniformità, perché ognuno è unico agli occhi di Dio e come tale deve essere accolto e deve poter esprimersi. Ciascuno ha ricevuto dallo Spirito un dono che deve mettere al servizio di tutti.


Il luogo in cui confluiscono, ma anche nascono e maturano tutti i ministeri ecclesiali è l’assemblea. Tutti i suoi membri hanno il diritto-dovere di celebrare la liturgia, in tutti i suoi aspetti. Naturalmente al suo interno ci sono anche coloro che, per competenza personale e reale necessità, svolgono un servizio particolare. L’obiettivo d’ogni singola ministerialità è di far funzionare al meglio la celebrazione favorendo una partecipazione piena, attiva, consapevole di tutta l’assemblea.


Il vero partecipare, però, non è un vuoto dire, fare o cantare, ma si radica sulla coscienza viva e profonda d’entrare pienamente nel mistero di Cristo che si sta celebrando. Bisogna crederci davvero, bisogna essere consapevoli del senso di ciò che si sta facendo e del come si sta facendo. Non è certo la moltiplicazione delle parole, dei canti e dei gesti a far crescere la partecipazione se non c’è un atteggiamento interiore d’azione di grazie, d’ascolto, d’offerta di se stessi. Ogni liturgia della chiesa trae i suoi contenuti dalla vita di coloro che vi partecipano. Si celebra quindi perché chiamati a vivere un evento di comunione che non si limita al momento liturgico, ma parte e si estende a tutta la vita.


Tale atteggiamento, dentro alla celebrazione, ha il suo linguaggio. Si esprime nel silenzio, nell’ascolto, nella preghiera comune, nella partecipazione al canto, alle posizioni e atti comuni. In particolare, un’effettiva preghiera dei fedeli - espressione libera e creativa della sacerdotalità dell’assemblea, voce di Cristo che ancora oggi intercede presso il Padre - evidenzia che il soggetto della celebrazione è l’assemblea concreta dei fedeli in quanto tale. Attraverso tale preghiera essa dovrebbe poter sentirsi interpretata e libera di esprimersi mettendo in relazione la Parola ascoltata e le circostanze storiche che essa vive.


Essere cristiani significa essere liturgici, ossia autentici celebranti. Attraverso una partecipazione libera e responsabile essi possono realizzare il diritto-dovere di celebrare il mistero - conosciuto e creduto -, inteso come culmine e fonte della vita cristiana.

 


3. L’assemblea liturgica e i suoi ministeri

Come in un corpo ci sono molte membra congiunte e interagenti, ognuna con una sua funzione specifica, così la celebrazione è azione comune di tutta l’assemblea, anche se nello svolgimento complessivo del rito ci sono persone che svolgono competenze particolari, chiamate «ministeri».


La ragion d’essere di tutti i diversi ministeri è il servizio: servizio all’assemblea, perché la sua partecipazione sia più viva, più profonda e più consapevole; servizio alla celebrazione stessa, quale azione da svolgere secondo i principi e le norme che regolano la liturgia. Non s’interviene per mettersi in mostra, ma per far risaltare il senso dell’azione rituale quale azione «ecclesiale», ovvero azione comune di tutti i presenti alla celebrazione, incentrata sul mistero di Cristo crocifisso e risorto.


I ministeri sono servizi qualificati, suscitati dallo Spirito Santo per il bene della comunità cristiana, e conferiti dal vescovo con un apposito mandato. L’importanza del ruolo del vescovo evidenzia che il ministero non è un privilegio personale ma dono dello Spirito per servire il vangelo all’interno della chiesa.


L’estensione del termine «ministero» anche ai servizi propri dei fedeli laici, non è da intendersi come una benevola concessione del clero ai laici, ma come una partecipazione all’unico sacerdozio di Cristo in forza dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, per cui tutti siamo chiesa in Cristo. Solo questo costante riferimento all’unico e fontale sacerdozio di Cristo permette d’applicare anche ai fedeli non ordinati il termine «ministero», senza che esso venga percepito e vissuto come l’anticamera al ministero ordinato. Non è possibile che il ministero ordinato perda la sua pienezza e univocità di significato perché, a differenza dei ministeri degli altri fedeli, è un fatto pneumatologico, che riceve cioè l’imposizione delle mani. Gli altri ministeri nella chiesa sono propri dei laici, sono laicali, originati non tanto da una carenza di vocazioni per il ministero ordinato, quanto dalla coscienza di un dono particolare, accettato e riconosciuto dalla chiesa.

 


4. La ricchezza dei ministeri-servizi

Nel dinamismo dei ministeri-carismi e alla luce del loro discernimento, possiamo evidenziare una triplice distinzione.


a) I ministeri ordinati: si fondano sul sacramento dell’ordine, quali l’episcopato, il presbiterato e il diaconato.

* L’episcopato e il presbiterato sono ministeri che configurano in maniera speciale a Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Essi operano nel nome e con l’autorità di Gesù
nella predicazione, nella celebrazione dei sacramenti, totalmente a servizio delle comunità cristiane, in particolare il vescovo che è, nella propria comunità, il centro unificatore, il segno visibile di Gesù, capo della chiesa. Il loro servizio, in ambito celebrativo, si esprime nella presidenza e nella guida della preghiera, coinvolgendo tutta l’assemblea in un’azione liturgica comune.

* Il diaconato, a sua volta, è un ministero di servizio. Egli è il segno sacramentale, la testimonianza visibile, la manifestazione della vocazione diaconale alla quale tutta la chiesa è chiamata. A tale riguardo, all’inizio della celebrazione, il servizio dell’accoglienza può essere svolto dal diacono stesso, con particolare attenzione verso gli ultimi, i poveri, gli emarginati. Durante la celebrazione poi le possibilità di «servire» sono molte, in particolare nei confronti della Parola. Infatti, non solo gli spetta la proclamazione del vangelo, ma la possibilità, secondo l’opportunità, di tenere qualche volta l’omelia. La sua presenza - equilibrata e dignitosa - si rivela quindi di grande utilità per una declericalizzazione della liturgia.

b) I ministeri istituiti: godono di una certa stabilità in ragione del loro rapporto più diretto con i bisogni e le attività istituzionali della chiesa. Vengono conferiti attraverso un atto liturgico. In questo ambito si collocano l’accolitato, il lettorato e il ministero straordinario della comunione.

* L’accolitato è istituito per il servizio all’altare che cura con attenzione e sensibilità -, per aiutare il sacerdote e il diacono nello svolgimento rituale della celebrazione (preparando la mensa, porgendo i doni dei fedeli, deponendo sull’altare il pane e il vino, aiutando nel riporre e purificare i vasi sacri), e per distribuire l’eucaristia ai fedeli.

* Il lettore è istituito per proclamare la parola di Dio non al modo di un registratore tanto perfetto quanto freddo -, ma per renderla viva, relazionale, salvifica. Occorre tecnica, preparazione e fede. Poiché il lettorato istituito, oltre ad essere molto impegnativo sotto il profilo della preparazione, del discernimento e dell’esercizio, è anche restrittivo dal momento che ne sono escluse le donne, concretamente nelle parrocchie prevalgono i lettori «di fatto», semplicemente riconosciuti, donne incluse. In ogni caso, sia il lettore istituito che il lettore di fatto, in forza del legame che unisce la celebrazione ad altre espressioni con cui si vive e testimonia la fede, è tenuto anche ad aprirsi alle varie forme dell’annuncio della Parola.

* Il ministro straordinario della comunione è istituito per distribuire la comunione in chiesa e ai fratelli che sono impossibilitati a parteciparvi di persona. D’altra parte non deve essere inteso come un «distributore di ostie». Per questo va inserito nel contesto più ampio che prevede la preparazione della celebrazione e la cura pastorale degli infermi.

c) I ministeri di fatto: sono servizi piuttosto occasionali, spontanei e passeggeri, che si caratterizzano per una minore stabilità. In ogni caso si tratta di un riconoscimento ufficiale che conferisce autorità alla persona o a un gruppo per assolvere un ministero. Ne elenchiamo alcuni:

* il servizio del commentatore: aiuta i fedeli ad entrare pienamente nella celebrazione con opportune monizioni e indicazioni che focalizzano i vari momenti rituali;

* il servizio del salmista: può recitare il salmo secondo il suo ritmo poetico, come fanno i migliori dicitori di poesie oppure su un tono di cantillazione di alcune note. E’ di grandissima utilità per ridare dignità e incisività non solo al salmo, ma a tutta la liturgia della Parola, che diventa così non tanto un momento dottrinale, ma un momento celebrativo di alta intensità spirituale;

* il servizio della carità: raccolta delle offerte, presentazione dei doni;

* il servizio dell’accoglienza: non è un semplice gesto d’attenzione umana, ma un’attuazione del comando biblico dell’ospitalità, perché Dio entra in comunione con l’uomo anche attraverso le mediazioni umane più semplici;

* il servizio del coro e dell’organista: musica e canto non sono accessori estetici alla celebrazione, ma integranti e insostituibili. La preghiera, il canto e la musica devono fondersi in una lode comunitaria di Dio, all’insegna di un unico atto liturgico fondamentale;

* il servizio del cantore: intona i canti dell’assemblea ed eventualmente canta da solista alcuni versetti. Egli non dirige l’assemblea come se questa fosse una corale, ma
s’impegna per primo a cantare, con una voce gradevole e giusta, sollecitando così l’assemblea a unirsi al canto;

* il servizio del gruppo liturgico: è un servizio nei confronti della comunità, per aiutarla a celebrare sempre meglio;

* il servizio del ministrante - non solo fanciulli, ma anche ragazzi/e, adolescenti e giovani -: compiti ausiliari (portare la croce, i candelieri, porgere e sostenere il messale al presidente, suonare il campanello, ecc.), per far procedere la celebrazione con ordine, dignità e bellezza;

* il servizio del sacrista: responsabile del decoro, dell’ordine, della pulizia, della bellezza della chiesa;

* il servizio del cerimoniere: nelle grandi assemblee, favorisce il buon andamento delle celebrazioni, con attenzione discreta, attenta ed efficace ai gesti, movimenti e spostamenti previsti dai vari riti.


5. Come svolgere un ministero

Per fare un buon servizio all’assemblea non basta la buona volontà e la disponibilità personale. Occorre anche acquisire una necessaria competenza che implica due livelli:
*l’aspetto tecnico: essere in grado di svolgere bene ciò che richiede il proprio servizio: saper leggere bene un testo ad alta voce, saper suonare bene l’organo o la chitarra, saper commentare... Senza essere dei professionisti nel settore, si possono però imparare le regole e le tecniche basilari per sviluppare il proprio carisma in vista di un bene effettivo della comunità;
*l’aspetto liturgico: occorre anche conoscere il senso delle varie celebrazioni, delle loro parti e dei singoli momenti, così come bisogna conoscere la normativa che regola le azioni liturgiche e i criteri da tener presenti quando si preparano le singole celebrazioni.


Ciascuno deve essere consapevole dei compiti che gli competono secondo la natura del rito e le norme liturgiche, senza indebite ingerenze. Nessun ministro si può perciò sostituire agli altri, né tanto meno primeggiare sull’assemblea. Ciascuno dovrebbe accordare la sua azione con quella degli altri e non agire in forma individualistica e secondo i propri gusti.


Dall’insieme dei ministeri deve emergere non una somma di individui, ma un gruppo che interagisce a servizio dell’assemblea. Da sottolineare che ogni servizio non è solo un fatto rituale che inizia e si conclude nella celebrazione, ma si estende al «prima» e al «dopo» della celebrazione. Per esempio: chi porta la comunione ai malati è anche impegnato nella cura pastorale degli infermi; chi proclama le letture è anche catechista; chi accoglie i fratelli o accoglie le offerte è anche impegnato nella carità...


Tutta la Chiesa è ministeriale: seguendo il suo Signore, venuto non per essere servito ma per servire, è posta in atteggiamento di servizio. Ministeri e carismi, nella complementarità del sacerdozio battesimale, non sono per la competitività né per la frammentazione della comunità, ma per la sua edificazione.

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