Liturgia in generale

Il luogo di culto: gli spazi celebrativi. I libri liturgici per celebrare. Le vesti e gli oggetti per il culto.


1. Il luogo di culto: gli spazi celebrativi


Nel culto cristiano la casa di Dio non è un perimetro sacro dove si rinchiude la divinità, ma è la casa del popolo di Dio, il luogo dove l’assemblea liturgica si riunisce per celebrare la salvezza.


a) L’aula assembleare liturgica

"Per la celebrazione dell’Eucaristia, il popolo di Dio si riunisce di solito nella chiesa oppure, se questa manca p è insufficiente, in un altro luogo decoroso che sia tuttavia degno di un così grande mistero. Quindi le chiese, o gli altri luoghi, siano adatte alla celebrazione delle azioni sacre e all’attiva partecipazione dei fedeli" (OGMR 288).

 

"Il popolo di Dio, che si raduna per la Messa, ha una sua struttura organica e gerarchica, che si esprime nei vari compiti e nel diverso comportamento secondo le singole parti della celebrazione. Pertanto è necessario che la disposizione generale del luogo sacro sia tale da presentare in certo modo l’immagine dell’assemblea riunita, consentire l’ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno.


I fedeli e la schola avranno un posto che renda più facile la loro partecipazione attiva. Il sacerdote celebrante, il diacono e gli altri ministri prenderanno posto nel presbiterio. Lì si preparino le sedi dei con celebranti; se però il loro numero è grande, si dispongano le loro sedi in altra parte della chiesa, ma vicino all’altare.


Queste disposizioni servono a esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti, ma devono anche assicurare una più profonda e organica unità, attraverso la quale si manifesti chiaramente l’unità di tutto il popolo santo. La natura e la bellezza del luogo e di tutta la suppellettile devono poi favorire la pietà e manifestare la santità dei misteri che vengono celebrati" (OGMR 294).


b) Il presbiterio

E’ il luogo "si trova l’altare, viene proclamata la parola di Dio, e il sacerdote, il diacono e gli altri ministri esercitano il loro ufficio. Si deve opportunatamente distinguere dalla navata della chiesa per mezzo di un’elevazione, o mediante strutture o ornamenti particolari" (OGMR 295).


c) L’altare

Al centro di ogni chiesa vi è l’altare, "sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di dio è chiamato a partecipare quando è convocato per la Messa" (OGMR 296).


Intorno all’altare, polo dello spazio sacro, si dispongono tutti gli elementi necessari per una celebrazione articolata e gerarchica del rito: la sede per la presidenza, l’ambone per la proclamazione della parola, il luogo per i ministri e la schola o il coro, lo spazio per il rito nuziale e altre celebrazioni, l’aula per l’assemblea. Verso lo stesso altare, come a un centro ideale, convergono il fonte battesimale, la sede propria per la riconciliazione e la cappella della custodia eucaristica.


Conviene che in ogni chiesa ci sia l’altare fisso, che significa "più chiaramente e permanentemente Gesù Cristo, pietra viva (cf. 1Pt 2, 4; Ef 2, 20); negli altri luoghi, destinati alle celebrazioni sacre, l’altare può essere mobile" " (OGMR 298).


All’inizio e alla fine della celebrazione, i ministri ordinati baciano con venerazione l’altare, segno di Cristo, e con uguale venerazione, almeno nelle grandi feste, esso viene incensato.


"Nelle nuove chiese si costruisca un solo altare che significhi alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa. Nelle chiese già costruite, quando il vecchio altare è collocato in modo da rendere difficile la partecipazione del popolo e non può essere rimosso senza danneggiare il valore artistico, si costruisca un altro altare fisso, realizzato con arte e debitamente dedicato. Soltanto sopra questo altare si compiano le sacre celebrazioni. Il vecchio altare non venga ornato con particolare cura per non sottrarre l’attenzione dei fedeli dal nuovo altare" (OGMR 303).


Sopra la mensa dell’altare si può disporre solo le cose richieste per la celebrazione dell’Eucaristia. Si nota purtroppo che su molti altari si posano alla rinfusa libretti e librettini, foglietti, appunti, occhiali, fazzoletti… alcuni sono coperti di vetro (perché si sporcano le tovaglie…). Dal principio alla fine della celebrazione, molti altari diventano la vera credenza: deposito di ampolline, purificatoi, pissidi, patene, calice, scatole con le ostie. Per una presunta comodità, tutto è a portata di mano e in esposizione permanente.


Si deve fare attenzione a non ridurre l’altare a un supporto di oggetti che nulla hanno a che fare con la liturgia eucaristica. Anche i candelieri e i fiori devono essere sobri per numero e dimensione. Inoltre il microfono per la dimensione e la collocazione non deve essere tanto ingombrante da sminuire il valore delle suppellettili sacre e dei segni liturgici (cf. OGMR 305-308).


d) Il battistero

Il luogo cioè in cui è collocato il fonte battesimale. In quel luogo si celebra il Battesimo. Il fonte battesimale non è un accessorio secondario e quindi non può essere un apparato mobile o uno di quei contenitori che si vedono purtroppo in alcune delle nostre chiese, accanto all’altare, e che non danno alcuna dignità al simbolo, né, tanto meno, mettono in rilievo la dignità del sacramento celebrato. In essi, non appare il simbolo di quello che è un cristiano: "un risuscitato", "un rinato" nello Spirito per mezzo di quell’acqua che richiama a Cristo e alla forza della Sua parola che rende salvi, giustificati e rigenerati.


e) L’ambone

E’ il luogo della proclamazione della parola di Dio, cioè la sede della Liturgia della Parola.


Questo luogo deve avere un suo rilievo e un suo valore che vanno messi in evidenza anche attraverso segni opportuni. "Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso" (OGMR 309). I leggii mobili, senza consistenza e significato, spesso traballanti e assai miseri, sono una negazione dell’ambone-segno e non esprimono certo l’importanza della parola di Dio.


"L’ambone, secondo la struttura di ogni chiesa, deve essere disposto in modo tale che i ministri ordinati e i lettori possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli" (OGMR 309). Chiaramente ci vuole anche una buona amplificazione!


Oltre al valore estetico per forma, volume, materiale, l’ambone diventa segno anche per il modo con cui è ornato: fiori e tessuti nei colori del tempo liturgico che lo valorizzano e lo rendono considerevole, anche esteriormente.


Dall’ambone vengono proclamate unicamente le letture, il salmo responsoriale, il Vangelo e il preconio pasquale. "Ivi inoltre si possono proferire l’omelia e le intenzioni della preghiera universale o preghiera dei fedeli. La dignità dell’ambone esige che ad esso salga solo il ministro della Parola" (OGMR 309). Non deve essere usato per proporre le monizioni, gli avvisi, la direzione e guida dei canti.


f) La sede della presidenza e le altre sedi

E’ il luogo proprio di colui che presiede l’assemblea liturgica, anch’esso centro di attenzione per la comunità riunita.


La sede presidenziale non è un elemento secondario, un simbolismo arbitrario o accessorio, un arredo superfluo che si può ridurre a una sedia qualsiasi. A questo luogo l’assemblea converge l’attenzione in quei momenti in cui è previsto che la celebrazione si svolga presso la sede del presidente, perché guardare questo ministro ordinato è guardare Cristo, riconosciuto presente in mezzo ai suoi.


La sede esprime la distinzione del ministero di colui che guida e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, capo e pastore della sua Chiesa. Essa deve mostrare il compito che il ministro ha "di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera.

Perciò la collocazione più adatta è quella rivolta al popolo, al fondo del presbiterio,a meno che non vi si oppongono la struttura dell’edificio e altri elementi, ad esempio la troppa distanza che rendesse difficile la comunicazione tra l sacerdote e i fedeli riuniti, o se il tabernacolo occupa un posto centrale dietro l’altare
" (OGMR 310). Si dovrebbe inoltre evitare ogni forma di trono.


Nel presbiterio dovrebbe essere collocate anche "le sedi per i sacerdoti concelebranti e quelle per i presbiteri che… sono presenti alla celebrazione, senza concelebrare" (OGMR 310). Vicino alla sede del presidente dovrebbe essere posta anche la sede per il diacono. Per gli altri ministri le sedi dovrebbero essere "disposte in modo che si distinguono dalle sedi del clero e che sia permesso loro di esercitare con facilità il proprio ufficio" (OGMR 310).


g) La custodia del Sacramento Eucaristico

"Tenuto conto della struttura di ciascuna chiesa e delle legittime consuetudini dei luoghi, il Ss.mo Sacramento sia conservato nel tabernacolo collocato in una parte della chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente e adatta alla preghiera" (OGMR 314). In ragione di segno, "è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la Ss.ma Eucaristia non sia collocato sull’altare su cui si celebra la Messa".


"Il tabernacolo sia unico, inamovibile, solido e inviolabile, non trasparente e chiuso in modo da evitare il più possibile il pericolo di profanazione" (OGMR 314). La presenza dell’Eucaristia nel tabernacolo potrebbe essere indicata dal conopeo o dall’altro mezzo idoneo. Accanto al tabernacolo in cui si conserva l’Eucaristia deve essere sempre accesa una lampada, alimentata da olio o cera, che indica e onora la presenza reale di Cristo.


h) Le immagini sacre

"Secondo un’antichissima tradizione della Chiesa, negli edifici sacri si espongono alla venerazione dei fedeli le immagini del Signore, della beata Vergine Maria e dei Santi; lì siano disposte in modo che conducano i fedeli verso i miseri della fede che vi si celebrano" (OGMR 318). Si deve prestare attenzione che il loro numero non cresca eccessivamente, che non ci siano ripetizioni (di un medesimo Santo non si abbia che una sola immagine!) e che la loro disposizione non distolga l’attenzione dei fedeli dalla celebrazione stessa.


2. I libri liturgici per celebrare

Accanto al senso del celebrare, alle persone che celebrano, agli spazi dove celebrare, vi sono anche i libri che servono per la celebrazione liturgica, elementi essi stessi per l’azione rituale, segni da rispettare e venerare. Contengono, infatti, non solo i riti ma anche i testi scritti e questi sono composti da parole che attingono per lo più in modo diretto alla parola di Dio o quanto meno a essa si ispirano.


a) Il Messale Romano

Questo libro liturgico è diviso in: Proprio del tempo, Proprio dei santi, Messe comuni, Messe rituali, Messe per varie necessità, Messe votive, Messe dei defunti. Al centro, tra il Proprio del tempo e il Proprio dei santi, è collocato il Rito della Messa, mentre le prime pagine del Messale Romano (MR) riportano i "Principi e norme per l’uso del Messale Romano" (PNMR). E questo un testo da avere sempre ben presente perché fornisce la teologia della Messa, l’articolazione del rito, i compiti dei singoli ministri e dell’assemblea, le norme per una corretta celebrazione e le possibilità di adattamento. E’ in preparazione la traduzione della nuova edizione (terza) del Messale Romano. Per ora è uscito in italiano solo "Ordinamento Generale del Messale Romano"


b) Il Lezionario

E’ il libro liturgico che contiene le letture e i vangeli da proclamarsi nelle celebrazioni ed è quindi il libro in cui si vede il segno della parola di Dio.


Abbiamo il "Lezionario domenicale e festivo" (I), che riguarda le domeniche e le feste e comprende le letture dei tre cicli annuali (A, B, C). Questo Lezionario si divide in due volumi: il primo (I/1) comprende i "tempi forti" di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua; il secondo (I/2) racchiude le letture per il tempo ordinario.


Il "Lezionario feriale" (II) è diviso in due volumi. Il primo (II/1) comprende i tempi di Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua e l’anno primo del tempo ordinario, valevole per gli anni dispari. Il secondo volume (II/2) comprende l’anno secondo del tempo ordinario, valevole per gli anni pari.


Il "Lezionario dei santi" (III) riporta le letture del Proprio dei santi e del Comune dei santi, da usarsi quando il ricordo dei santi si celebra con il grado di solennità o di festa. Negli altri casi, memorie e memorie facoltative, si prosegue nella lettura continua del Lezionario feriale.


Si utilizza anche il "Lezionario per le Messe rituali" (IV) che comprende le letture adatte per la Messa in cui si inserisce la celebrazione di un sacramento o di un altro rito come la liturgia per i defunti.


L’ultimo volume del lezionario è il "Lezionario delle Messe per diverse circostanze e votive" (V) che comprende le letture per le messe celebrate in varie circostanze della vita ecclesiale e sociale.


In corrispondenza al Messale per i fanciulli, vi è il relativo Lezionario, con letture che presentano i testi biblici adatti ad un itinerario di fede per i bambini.


Nel 1987 è stata approvata la Raccolta di Messe per celebrare la beata Vergine Maria e unitamente a questo volume è uscito il relativo Lezionario.


c) Il Pontificale

E’ stato riformato nella lingua e nei riti, il libro liturgico in uso per le celebrazioni del vescovo si suddivide in singoli fascicoli, ordinati alle varie celebrazioni liturgiche: il primo è il "Rito della Confermazione"; il secondo: "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi"; il terzo comprende: "Istituzione dei ministeri", "Consacrazione delle Vergini", "Benedizione abbaziale"; il quarto: "Benedizione degli Oli" e "Dedicazione della Chiesa e dell’Altare"; "Istituzione dei Ministri Straordinari della Comunione".


d) Il Rituale

Anche questo libro liturgico è pubblicato in singoli fascicoli, facilitandone così l’uso: "Rito del Battesimo dei Bambini"; "Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti"; "Rito della Penitenza"; "Rito della Comunione fuori della Messa e Culto Eucaristico"; "Sacramento del Matrimonio"; "Sacramento dell’Unzione e Cura Pastorale degli Infermi"; "Rito della Professione Religiosa"; "Rito delle Esequie"; "Rituale delle Benedizioni", conosciuto anche come "Benedizionale".


3. Le vesti e gli oggetti per il culto


a) Vesti liturgiche per i ministri

Nella Chiesa non tutti svolgono lo stesso compito. Questa diversità di compiti "si manifesta esteriormente con la diversità delle vesti sacre, che perciò devono essere segno dell’ufficio proprio di ogni ministro. Conviene però che tali vesti contribuiscano anche al decoro dell’azione sacra" (OGMR 335).

*
Amitto: è un quadrato di lino bianco, con cui si coprono le spalle ed è indossato sotto il camice.

* Camice: chiamato anche "alba", cioè "bianco": lungo abito, simile a una tunica, stretto ai fianchi da un cingolo. È l’abito di tutti coloro che svolgono un servizio liturgico ufficiale.

* Stola: si tratta di una lunga e stretta striscia di stoffa, indossata sopra il camice. Scende dalle spalle per i vescovi e i presbiteri. E portata trasversalmente dal diacono.

* Casula: veste tipica per la celebrazione della Messa, indossata sopra il camice e la stola. Ha la forma di un mantello che scende davanti e dietro. La stola e la casula variano nei loro colori a seconda dei tempi liturgici o della festa celebrata.

* Dalmatica: l’abito proprio del diacono, ma può essere anche usata dal vescovo e dall’abate. Una specie di tunica corta al ginocchio con maniche larghe.

* Piviale: un lungo mantello che giunge fino ai piedi, aperto sul davanti e unito da un fermaglio. È usato nel rito delle benedizioni, nelle processioni e in tutte le celebrazioni che non siano la Messa.

* Velo omerale: striscia di tessuto rettangolare, indossata sulle spalle per portare l’ostensorio o la pisside. E usato nelle benedizioni impartite con l’Eucaristia.

* Cotta: a forma del camice che giunge però fino alle ginocchia, con maniche più corte e larghe. E sempre bianca e viene indossata sopra la veste talare nera in quelle celebrazioni in cui non è previsto l’uso del camice.


b) Colori liturgici

Riguardo al colore delle sacre vesti, si dovrebbe mantenere l’uso tradizionale (cf. OGMR 346). Questa varietà dei colori "ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, da un lato la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati, e dall’altro il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico".

* Bianco: colore della gioia pasquale, della luce, della vita: si usa nel tempo pasquale, nel tempo natalizio, nelle celebrazioni del Signore (escluse quelle della Passione); nelle feste e nelle memorie della Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi non martiri, nelle solennità di Tutti i Santi (1 novembre) e di san Giovanni Battista (24 giugno), nelle feste di san Giovanni evangelista (27 dicembre), della Cattedra di san Pietro (22 febbraio) e della Conversione di san Paolo (25 gennaio).

* Rosso: colore che evoca il dono dello Spirito Santo che è fuoco e che ci rende capaci di testimoniare la fede fino al martirio. Richiama il colore del sangue ed è usato nella domenica della Passione (o delle Palme) e nel Venerdì santo, nella domenica di Pentecoste, nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella festa natalizia degli Apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei Santi Martiri.

* Verde: colore che esprime la giovinezza della Chiesa e la ripresa della vita nuova nel tempo dell’anno: si usa nel tempo ordinario dell’anno liturgico che decorre dal Battesimo di Gesù alla Quaresima e dalla Pentecoste all’Avvento. * Viola: colore che indica l’attesa di incontrare Gesù e lo spirito di penitenza: si usa in Avvento e in Quaresima; si può usare negli uffici e nelle Messe per i defunti.

* Oro o argento: è un colore usato nelle grandi solennità e feste per sottolinearne il significato; sostituisce i colori bianco, rosso, verde. Rosaceo: sottolinea la gioia per la vicinanza del Signore e la pausa nel rigore penitenziale: è usato solo nella terza domenica di Avvento (Gaudente) e nella quarta domenica di Quaresima (Laetare).

 


c) Insegne episcopali

* Mitra: il solenne copricapo proprio del vescovo. La sua forma attuale è entrata in uso liturgico dal XII sec.

* Pastorale: dal bastone dei pastori; simbolo della potestà e della cura pastorale; nell’uso attuale per i vescovi dal XI sec. (prima per gli abati: il primo fu s. Colombano – VII sec.); per i papi dal XII sec. (a forma di croce).

* Anello: simbolo della dignità; veniva usato per la praticità: anello a sigillo; per i vescovi in uso dal VII sec., ma diventò obbligatorio dal XI sec.

* Croce Pettorale: la croce con le reliquie; dal XII sec. lo portano i cardinali, vescovi e gli abati. Il Concilio di Trento introdusse l’uso obbligatorio del Pettorale durante la liturgia (XVI sec.).

* Pallio: (da pallium = soprabito rettangolare romano): la striscia circolare con due pendenti, sulla schiena e sul petto, portato dal papa e dagli alcuni arcivescovi metropoliti. Dal V sec. lo usano i papi, e dal XIII sec. anche gli arcivescovi metropoliti. Ricorda la più grande potestà spirituale.

 

d) Oggetti

"Tra le cose richieste per la celebrazione della messa, sono degni di particolare rispetto i vasi sacri" (OGMR 327).

* Calice: vaso a forma di coppa, nel quale viene offerto, consacrato e consumato il vino. Deve essere fatto di metallo nobile. Se invece è fatto con metallo ossidabile o meno nobile dell’oro, dovrebbe essere dorato almeno all’interno (OGMR 328).

* Patena: piccolo piatto che unito al calice serve a contenere l’ostia grande che si trasforma nel corpo di Gesù. Può avere anche la forma di un vaso più grande e capace per contenere le ostie piccole (particole) che, consacrate, sono distribuite per la comunione dei fedeli. Per quanto riguarda la materia di cui dovrebbe essere fatta è identica a quella riguardante il calice. "E’ pertanto riprovevole qualunque uso, per il quale ci si serva nella celebrazione della Messa di vasi comuni o piuttosto scadenti quanto alla qualità o privi di qualsiasi valore artistico, ovvero di semplici cestini o altri vasi in vetro, argilla, creta o materiale facilmente frangibile. Ciò vale anche per i metalli e altri materiali facili ad alterarsi".

* Pisside: una coppa più ampia del calice nella quale si pongono le ostie per la comunione dei fedeli. Dopo la Messa, contiene il pane eucaristico che si conserva nel tabernacolo per la comunione fuori della celebrazione e per l’adorazione.

* Corporale: tessuto quadrato, rigido perché abitualmente inamidato, piegato in tre parti. Lo si pone sull’altare al momento della preparazione dei doni offertoriali e su di esso si pone il calice, la patena e la pisside.

* Purificatoio: tovagliolo di lino che serve per asciugare il calice, dopo che è stato purificato al termine del rito, unitamente alla patena e alla pisside.

* Manutergio: tovagliolo che serve per asciugare le mani al ministro dopo il "lavabo", alla fine dei riti di preparazione delle offerte.

* Palla o copri calice: quadratino di lino, rigido, inamidato, usato per coprire il calice durante la Messa, impedendo che elementi estranei cadano nella coppa che contiene il sangue di Cristo.

* Ampolline: due piccole (o grandi) anfore di vetro o altro materiale che contengono il vino e l’acqua da versare nel calice. Sotto le ampolline c’è sempre un piattino che serve a raccogliere l’acqua che cade al momento del "lavabo". L’ampollina dell’acqua serve anche, oltre che per questo rito di lavare le mani, anche per purificare il calice, dopo il rito di comunione. Per il "lavabo", soprattutto in celebrazioni più festive e solenni, si può impiegare anche una brocca con il suo vassoio.

* Turibolo: recipiente sorretto da tre catenelle, che contiene il piccolo braciere in cui bruciano i carboncini accesi. Una quarta catenella serve a sollevare il coperchio nel momento in cui si amministra l’incenso.


* Navicella: contenitore dalla forma di una piccola nave che contiene l’incenso che verrà versato sul fuoco nel turibolo, con un cucchiaino.


* Incenso: resina profumata, versata sul fuoco contenuto nel turibolo. E’ segno di venerazione e indica che la nostra preghiera sale gradita a Dio.

* Ostensorio: arredo di metallo prezioso in cui si ripone l’ostia grande consacrata per mostrarla ai fedeli. Si usa nelle adorazioni eucaristiche e nelle benedizioni solenni.

* Custodia: in essa viene conservata l’ostia grande per l’ostensorio.

* Melchisedek o luna: una piccola presa che tiene l’ostia da esporre nell’ostensorio. Vasculum: un piccolo vasetto con acqua messo accanto al tabernacolo per purificazione delle dita da parte del sacerdote, o per mettere la le particelle (o particole che ad es. cadono per terra durante la comunione!).

* Lampada: cero ad olio che arde in prossimità del tabernacolo che custodisce l’Eucaristia. Cero pasquale: è una grossa candela incisa e decorata, benedetta nella veglia di Pasqua, simbolo di Cristo luce del mondo. Arde accanto all’altare, durante tutto il tempo che va da Pasqua a Pentecoste. Viene acceso durante la celebrazione del sacramento del battesimo e durante il rito delle esequie. Aspersorio: oggetto di culto usato per aspergere con l’acqua benedetta le persone, i luoghi e gli oggetti.

* Secchiello: recipiente per contenere l’acqua benedetta.

Liturgia del Giorno

Visite agli articoli
1604544

Abbiamo 170 visitatori e nessun utente online