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Ministri straordinari

 

1613.gifCorso di aggiornamento per i Ministri Straordinari della Comunione (2007)
(tenuto da don Pietro Jura)


Eucaristia: Riti di conclusione



"I riti di conclusione comprendono:

a) brevi avvisi, se necessari;
b) il saluto e la benedizione del sacerdote, che in alcuni giorni e in certe circostanze, si può arricchire e sviluppare con l’orazione sul popolo o con un’altra formula più solenne;
c) il congedo del popolo da parte del diacono o del sacerdote, perché ognuno ritorni alle sue opere di bene lodando e benedicendo Dio;
d) il bacio dell’altare da parte del sacerdote e del diacono e poi l’inchino profondo all’altare da parte del sacerdote, del diacono e degli altri ministri" (OGMR 90)

Nell’articolazione delle sue parti, l’Eucaristia è la vera scuola del cristiano: qui si realizza e da qui parte, nella vita della Chiesa e dei singoli, ciò che il sacramento celebra nel mistero. In questa nostra società, giunta al suo terzo millennio e contrassegnata da esperienze di vita sempre più complesse e sempre meno illuminate da Cristo via, verità e vita, si sente usare di più il termine "week-end", invece di quello, a noi più caro e più vicino culturalmente, di "domenica". Non si tratta di un semplice problema d’aggiornamento del vocabolario: è proprio la mentalità a cambiare nei confronti del "primo giorno della settimana": il giorno del Signore e dell’uomo, della Chiesa e della comunità, della parola e dell’Eucaristia, della carità e della festa, che è ben diverso dal termine "fine settimana".

Sta affievolendosi quel sentire cristiano che trova nella liturgia eucaristica lo stile di vita fatto di ringraziamento e di adorazione, di ascolto e di incontro, di condivisione e di offerta di sé. di impegno e di corresponsabilità.

Si dimentica che "l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede. Il nostro modo di pensare è conforme all’Eucaristia e l’Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare" (CCC 1327).

Superando il semplice ritualismo e il devozionalismo, la celebrazione dell’Eucaristia è posta nelle mani della Chiesa e dell’assemblea liturgica per essere evento che unifica culto e quotidianità, comunità e testimonianza nel mondo.
Per molti, l’andare a Messa alla domenica è un’eco del precetto che ricordava di santificare le feste. Troppo poco per motivare l’invito a celebrare l’Eucaristia domenicale. Questo modo di pensare porta al formalismo, alla routine… e infine all’indifferentismo religioso.

"Perché l’animo si liberi da ogni genere di formalismo e non risolva la Messa come una parentesi d’obbligo, è necessario rimotivare il precetto domenicale, affinché esprima da una parte l’amore di Dio che convoca e dall’altra il nostro bisogno vitale dell’Eucaristia" (ECC 84).

Il precetto va inteso come memoria di questi eventi, per cui "la partecipazione all’Eucaristia ogni settimana è un dovere elementare per la vita cristiana, per la propria identità, per il proprio amore a Cristo e alla Chiesa, per la propria missione" (ECC 84).


 

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