Scuola dei Ministeri
1751.gifSacramento della confermazione (CCC 1285-1321) 

Nella tradizione della Chiesa incontriamo come secondo sacramento la confermazione. Il nome deriva dal latino confirmatio, da intendere qui nel senso di un rafforzamento. Nei teologi medievali troviamo anche il nome di “Imposizione delle mani”. L’Oriente parla di santo Myron (unzione con il crisma) e la caratterizza come “consolidamento” (bebàiosis) e “compimento” (teléiosis).


Con il sacramento della confermazione i battezzati “vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l’opera la fede come veri testimoni di Cristo” (LG 11)
[1].



1. Origine e significato della confermazione
(CCC 1286-1289)
 

La confermazione deve essere vista in stretta connessione con il battesimo. Il lavacro nell’acqua con l’invocazione del nome di Gesù o della Trinità rappresenta l’inserzione in Cristo e nel suo corpo, la Chiesa. Essa si compie nello Spirito Santo e conferisce lo Spirito Santo. Nel quadro di questo rito battesimale sembra esserci stata già presto un’imposizione delle mani (cf. At 19, 5 s.). A quanto pare le divi­sioni e le eresie emergenti già nel sec. I hanno reso più forte il pe­ricolo di un allentamento o addirittura di una cessazione, nonostante il battesimo, del collegamento con la Chiesa apostolica e con la tra­smissione che si aveva in essa dalla parola di Dio. Apparve perciò auspicabile, come già si descrive in At 8, 14-17, accentuare in modo particolare l’imposizione delle mani del battesimo e riservarla al re­sponsabile vero e proprio della comunità, al Vescovo quale successore degli Apostoli, nel senso che essa diviene il segno efficace della comu­nione con la Chiesa Apostolica e dei conseguenti doveri di un ministero suscitato dallo Spirito Santo.
Questa supposizione viene confermata dalla prima diffusa relazione sulla iniziazione, che si ha in Tertulliano e in Ippolito di Roma. Entrambi conoscono, dopo l’unzione postbattesimale ad opera del prete che battezza, un’imposizione episcopale delle mani per comunicare lo Spirito Santo e un’imposizione del segno della croce sulla fronte. Ippolito conosce inoltre una unzione del capo[2]. Così l’im­posizione episcopale delle mani e l’unzione, insieme con la preghiera della comunità, diventano segno efficace che il battezzato nella potenza dello Spirito Santo è divenuto membro della Chiesa a pieno titolo, con pieno diritto ed è tenuto alla collaborazione (cf. i carismi biblici come servizi per la Chiesa). Il fatto di indicare senz’altro come «con­ferimento dello Spirito Santo» questo momento particolare dell’inizia­zione, favorisce tuttavia l’equivoco, per cui il precedente lavacro dell’acqua non darebbe lo Spirito Santo. Ciò sarebbe però un errore. Dal NT e in particolare dagli scritti paolini risulta infatti del tutto chiaramente che in connessione con il battesimo si riceve anche lo Spirito Santo. «Essere in Cristo» è per San Paolo la stessa cosa che «essere nello Spirito» (cf. 1Cor 6, 11.19). Ugualmente il Vangelo secondo Giovanni presuppone che la rinascita «da acqua e da Spirito» (3, 5) è un evento unico (cf. 7, 37-39). Si dovrebbe perciò parlare con maggior precisione del particolare dono dello Spirito da parte della confermazione. Questa interpretazione concorda pienamente con le affermazioni del Concilio Vaticano II, che dice tra l’altro: «Col sacramento della confer­mazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arric­chiti di una speciale forza dello Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l’opera la fede come veri testimoni di Cristo» (LG 11). La Costituzione Apostolica «Divinae consortium naturae» del 15 agosto 1971 con la quale Paolo VI introduce e approva il nuovo rito della conferma­zione, fa proprio questo testo. In modo simile il significato della confermazione è delineato nelle premesse del nuovo rito: «Questo dono dello Spirito Santo rende i fedeli in modo più perfetto con­formi a Cristo e comunica loro la forza di rendere a lui testimo­nianza, per l’edificazione del suo corpo nella fede e nella carità» (nr. 2). La particolare accentuazione dell’imposizione delle mani e dell’unzione episcopale, e del particolare dono dello Spirito in essa concesso fu rafforzata notevolmente a partire dal sec. IV attraverso la separa­zione della confermazione dal battesimo come tempo e come luogo, separazione condizionata in molte regioni da fattori esterni. Così at­torno al 380 San Girolamo scrive: «Io non contesto che sia consue­tudine nella Chiesa che il Vescovo si rechi da coloro che, lontano dalle grandi città, sono stati battezzati da preti e diaconi, per imporre loro le mani e invocare su di essi lo Spirito Santo». Egli vede una giustificazione di questi “viaggi di confermazione” in At 8, 14-17, e aggiunge: «Anche se non ci fosse a fondamento l’autorità della Scrit­tura, il consenso dell’intera Chiesa avrebbe la forza di un comando»[3]. Certo una tale divisione dei riti d’iniziazione non è un caso ideale. Perciò è stato anche espressamente determinato che nel battesimo degli adulti e dei fanciulli nell’età del catechismo, il prete che battezza, se il Vescovo è impedito, amministri egli stesso la confermazione prima della successiva celebrazione dell’eucaristia[4]. 

2. Segni della Confermazione (CCC 1293-1296) 

Nel rito di questo sacramento il segno è l’unzione e ciò che quest’unzione indica e imprime: il sigillo spirituale.

Sappiamo bene che nella simbolica biblica e antica, l’unzione presenta una grande ricchezza di significati: l’olio è segno di abbondanza (cf. Dt 11, 14 s.) e di gioia (cf. Sal 23, 5; Sal 104, 15), purifica (unzione prima e dopo il bagno), rende agile (l’unzione degli atleti e dei lottatori); è segno di guarigione, poiché cura le contusioni e le piaghe (cf. Is 1, 6; Lc 10, 34) e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.

Ora, questi significati dell’unzione con l’olio si ritrovano tutti nella vita sacramentale. L’unzione prima del battesimo con l’olio dei catecumeni ha il significato di purificare e fortificare; l’unzione degli infermi esprime la guarigione e il conforto. L’unzione con il sacro crisma dopo il battesimo, nella confermazione e nell’ordinazione sacra, è il segno di una consacrazione. Mediante la confermazione, i cristiani, ossia coloro che sono unti, partecipano maggiormente alla missione di Gesù Cristo e alla pienezza dello Spirito Santo di cui egli è ricolmo, in modo che tutta la loro vita effonda il “profumo di Cristo” (2Cor 2, 15; CCC 1294).


Il CCC dice che per mezzo di questa unzione “il cresimando riceve «il marchio», il sigillo dello Spirito Santo. Il sigillo è il simbolo della persona (cf. Gen 38, 18; Ct 8, 6), il segno della sua autorità (cf. Gen 41, 42), della sua proprietà su un oggetto (cf. Dt 32, 34); esso autentica un atto giuridico (cf. 1Re 21, 8) o un documento (cf. Ger 32, 10) e, in certi casi, lo rende segreto (cf. Is 29, 11)” (CCC 1295).

E’ da notare che Cristo stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo (cf. Gv 6, 27). Anche il cristiano è segnato con un sigillo. San Paolo scrive: “E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2Cor 1, 22). Questo sigillo dello Spirito Santo segna l’appartenenza totale a Cristo, l’essere al suo servizio per sempre, ma anche la promessa della divina protezione nella grande prova escatologica (cf. Ap 7, 2-3; 9, 4; Ez 9, 4-6; CCC 1296).
 
3. Ordinamento e rito della confermazione (CCC 1297-1301) 

Il rito della confermazione rielaborato per ordine del Concilio Vaticano II apparve nell’estate del 1971 come parte del Pontificale Romano. L’edizione italiana fu pubblicata nel 1972 con il titolo Rito della confermazione. Il nuovo rito sottolinea il collegamento interno della confermazione con l’insieme dell’iniziazione e prevede di regola la sua amministrazione nel corso della celebrazione eucaristica, il terzo sacramento dell’iniziazione (Premesse, nr. 13). Il sacro rito deve avere un carattere festivo e per il suo significato ecclesiologico deve compiersi possibilmente con la partecipazione dell’intera comunità (Premesse, nr. 4). Quali ministri ordinari sono indicati i vescovi, ai quali si affiancano come ministri, in forza del diritto, gli Amministratori Apostolici, i Prelati e Abati con giurisdizione su un territorio, i Vicari Apostolici e i Vicari Capitolari, nei limiti del proprio territorio e durante l’incarico (Premesse, nr. 7a). Possono inoltre confermare quei sacerdoti che in mancanza di un vescovo battezzano gli adulti o i fanciulli nell’età del catechismo o accolgono gli adulti nella piena comunione della Chiesa. In caso di pericolo di morte ogni sacerdote può validamente confermare. I vescovi e gli altri ministri suaccennati possono anche, quando il numero dei cresimandi fosse rilevante, associarsi altri sacerdoti nella celebra­zione del rito. Secondo il nuova CIC can. 884§1, il vescovo dioce­sano in caso di necessità può autorizzare uno o più sacerdoti a celebrare la confermazione (CCC 1312-1314).

Quanto all’età della confermazione (CCC 1306-1309), alla fine del sec. XIII era diventata corrente la norma di rinviare la confermazione fino al set­timo anno di età[5]. Secondo il nuovo ordinamento i vescovi per ragioni pastorali possono stabilire un’età più adatta e quindi anche più matura (Premesse, nr. 6), «specialmente per inculcare con maggior efficacia nella vita dei fedeli una piena adesione a Cristo Signore e una salda testimonianza» (Premesse, nr. 6). Il CIC 1983 raccomanda la tradizionale «età della discrezione», concede però alle conferenze episcopali il diritto di sta­bilire un’altra età (can. 891). La Conferenza Episcopale Italiana con riferimento al nuova CIC ha stabilito che per l’Italia «L’età da richiedere per il conferimento della cresima è quella dei 12 anni circa»[6]. Purtroppo attraverso una celebrazione ritardata della con­fermazione viene allentato ancor più l’intimo collegamento tra battesi­mo e confermazione e la successione originaria di battesimo, confer­mazione, eucaristia sarà ancora più difficile da realizzare. L’istituzione dei padrini di confermazione viene fondamentalmente mante­nuta (CCC 1311). Abolendo il can. 796 del vecchio CIC, si raccomanda che il padrino della confermazione sia lo stesso del battesimo per affermare meglio il nesso tra il battesimo e la confermazione (Premesse, nr. 5). Il nuovo CIC ha aderito a questa norma (893§2). La necessità di un padrino di confermazione non è un assoluto (quantum id fieri potest = per quanto possibile, can. 892). Compito del padrino di confermazione è di curare, insieme con i genitori, che il confermato adempia i doveri assunti con il sacramento. La confermazione deve essere conferita normalmente durante la S. Messa. Se essa in casi particolari ha luogo fuori della Messa, vi si faccia precedere una liturgia della Parola del tipo di quella della Messa. Come formulario della Messa, fuori delle domeniche di Avven­to, di Quaresima, e di Pasqua, delle altre solennità, del Mercoledì delle ceneri e della Settimana santa, può essere scelto quello di una delle due Messe rituali del Messale (missa rituales = messe per parti­colari celebrazioni). Numerose proposte per le letture da proclamare si trovano nel lezionario annesso al rituale della confermazione. Quando la confermazione è conferita durante la Messa, il rito inizia dopo il vangelo e comporta i seguenti elementi:
- Presentazione dei confermandi e omelia del vescovo.
- Rinnovazione delle promesse battesimali (rinuncia a Satana e al peccato e professione di fede).
- Invito alla preghiera silenziosa dell’assemblea.
- Invocazione dello Spirito Santo e imposizione delle mani del vescovo.
- Unzione della fronte in forma di croce accompagnata dalla formula sacramentale: «N., ricevi il si­gillo dello Spirito santo che ti è dato in dono»[7].
- Il confermato esprime il suo assenso con «Amen».
- Segue la preghiera universale per i confermati, i loro genitori e padrini e per la Chiesa intera.
- Quindi nel corso della liturgia eucaristica alcuni dei neoconfermati possono unirsi a coloro che recano le offerte.
- In luogo della abituale benedizione può essere proclamata una benedizione solenne o una orazione sul popolo.
- La precedente, usuale cerimonia dello schiaf­fetto sulla guancia (testimoniata a partire dal sec. XIII, che aveva ottenuto presso i confermandi un rilievo singolare e ingiustificato), è stata sostituita da un saluto e un segno di pace 

4. La confermazione fuori del rito romano (CCC 1290-1292) 

Al contrario dell’Occidente, i riti orientali hanno sempre mante­nuto la celebrazione in un unico rito dei tre sacramenti dell’iniziazione. Nel rito bizantino il neobattezzato, dopo essere stato rivestito e dopo una preghiera del sacerdote, viene unto col myron in forma di croce sulla fronte, sugli occhi, sul naso, sulla bocca, sulle orecchie, sul petto e sui piedi, ogni volta con la formula: «Sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Amen». Dopo una liturgia della Parola come nella Messa, al confermato (anche infante) viene immediatamen­te data la comunione. Negli altri riti orientali il neobattezzato, non ancora vestito, viene allo stesso modo unto ripetutamente, rivestito, “coronato” con una fascia attorno alla fronte, e in certi riti viene anche cinto ai fianchi con una cintura; solo presso i Siro orientali l’accento è posto sull’imposizione delle mani
[8]. I Riformatori rigettarono la cresima tradizionale, perché essa ne­gherebbe la forza e l’efficacia del battesimo. Perciò essi svilupparono a partire dalla prassi del catechismo un atto liturgico, attraverso il quale, a una certa età (circa 12-14 anni) il battezzato viene “benedetto” come membro a pieno titolo della comunità, e viene ammesso alla santa Cena. Questo rito è chiamato “confermazione”. La sua com­prensione ha variato molto, e anche oggi non è unanime. Spesso la “confermazione” si compie ancora con l’imposizione delle mani. Per lo più ogni confermando riceve un versetto della Bibbia come parola di accompagnamento per la sua vita[9]. Il rito della “confermazione o imposizione delle mani” presso gli anglicani segue da vicino il rito romano (però senza unzione o im­posizione della croce sulla fronte). Il senso di questo rito è visto in una ratifica personale delle promesse battesimali, che la Chiesa avalla con la sua preghiera[10] 

5. Effetti della confermazione (CCC 1302-1305) 

Dalla celebrazione stessa risulta che l’effetto della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste (CCC 1302).

Il CCC dice che la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale (1303):
- ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” (Rm 8, 15);
- ci unisce più saldamente a Cristo;
- aumenta in noi i doni dello Spirito Santo;
- rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa (cf. LG 11);
- ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce (cf. LG 11 e 12)[11].

Sono belle le parole di Sant’Ambrogio che dice: “Ricorda che hai ricevuto il sigillo spirituale, lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio, e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito[12].

Infine, bisogna ricordare  che come il battesimo, di cui costituisce il compimento, la confermazione è conferita una sola volta (CCC 1304). Essa infatti imprime nell’anima un marchio spirituale indelebile, il “carattere”[13]; esso è il segno che Gesù Cristo ha impresso sul cristiano il sigillo del suo Spirito rivestendolo di potenza dall’alto perché sia suo testimone (cf. Lc 24, 48-49).
Grazie a questo carattere viene perfezionato il sacerdozio comune dei fedeli, ricevuto nel battesimo (CCC 1305), e “il cresimato riceve il potere di professare pubblicamente la fede cristiana, quasi per un incarico ufficiale (quasi ex officio)[14].    


[1] Cf. Pontificale romano, Rito della confermazione: Premesse, 2.
[2] Ampia documentazione in A. Adam, Firmung und Seelsorge..., Düsseldorf 1959, 31-34.
[3] Dialogus cum Luciferianis c. 9: MPL 23, 172.
[4] Premesse del Rito della Confermazione, 7b
[5] Una panoramica storica più diffusa sull’età della cresima in A. Adam, Firmung und Seelsorge..., op. cit., 87-138; cf. A. Jilek, Die Diskussion um das rechte Firmalter (Literaturübersicht), in LJ 24(1974), 31 s.
[6] Cf. Diritto Complementare Italiano, Delibera 8, in ECEI, v. III, 915, nr. 1596.  
[7] E’ da notare che nella scelta della nuova formula sacramentale ci si è ispirati a quella della Chiesa bizantina; essa sostituisce la precedente formula: «N., io ti segno col segno della croce e ti confermo col crisma della salvezza nel nome…».
[8] Maggiori particolari in E.C. Suttner, Taufe und Firmung, Regensburg 1971.
[9] K. Kroer, Zur Geschichte und Ordnung der Konfirmation, München 1962; M. Thurian, Die Konfirmation, Gütersloh 1961 [trad. it., La Confermazione, consacrazione dei laici, Roma 1966].
[10] G.W.H. Lampe, The seal of the Spirit ... , London 1951, 315 s.
[11] Si veda anche: Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1319.
[12] Sant’Ambrogio, De mysteriis, 7, 42: PL 16, 402-403.
[13] Cf. Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609.
[14] San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 72, 5, ad 2. 

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