Scuola dei Ministeri
k) Le celebrazioni dei Santi – Santorale (CCC 1172-1173)
“Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di C
risto, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere” (SC 103).Quando, nel ciclo annuale, la Chiesa fa memoria dei martiri e degli altri santi, essa “proclama il Mistero pasquale” in coloro “che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi, che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo, e implora per i loro meriti i benefici di Dio” (SC 104; 108 e 111).

Vediamo allora che accanto al Temporale o Proprio del tempo c’è anche un gran numero di feste e memorie in onore dei Santi, che vengono riunite sotto il nome di Santorale.

 
k.1) La storia del culto dei santi
Si può porre l’inizio del culto cristiano dei Santi alla metà del sec. II. Dapprima vennero venerati i martiri come testimoni di Cristo in senso eminente. Il primo deve essere stato il vescovo Policarpo di Smirne (attorno al 155), al quale la sua comunità tributò un culto di venerazione. All’inizio il culto di un martire fu limitato a quella comunità in mezzo alla quale si trovava la sua tomba. Solo più tardi vennero accolti nel calendario liturgico taluni martiri anche di altre comunità. Alla mancanza della tomba si cercò di supplire con reliquie - in seguito anche reliquie di contatto (= brandea) - o anche con immagini. Un culto particolare ricevettero quindi anche i confessori, che nella persecuzione avevano dovuto soffrire tortura, prigionia ed esilio. Ben presto il culto di venerazione fu rivolto anche agli apostoli quali primi testimoni di Cristo. Con la fine delle grandi persecuzioni lentamente furono venerati anche vescovi eminenti come Gregorio il Taumaturgo in Oriente e Martino di Tours in Occidente. Questa venerazione toccò infine anche agli asceti e alle vergini, a motivo della loro eccezionale sequela di Cristo. Il culto di questi martiri e santi, sulle cui tombe già presto furono edificati altari, cappelle e basiliche, furono letti gli atti dei martiri e fu celebrata l’Eucaristia, consisteva non solo nella commemorazione del giorno della loro morte (natale) e nella imitazione delle loro virtù, ma anche nella domanda della loro intercessione (invocatio)[1].Di un culto di venerazione della Madre di Dio non si ha ancora nei primi tre secoli una chiara testimonianza. La cosa però cambiò improvvisamente nel sec. IV, come si vedrà più innanzi.Per prevenire un’espansione incontrollata del culto dei Santi si formò un procedimento ecclesiastico per la canonizzazione. Criterio ne divenne lentamente l’eroica sequela di Cristo, ben dimostrata, e la prova dei miracoli dopo che si erano fatte preghiere. Attualmente normativo per le canonizzazioni è il Motu proprio «Sanctitas clarior» di Paolo VI, del 19 marzo 1969[2].La crescita eccessiva del culto dei santi nel Medioevo aveva ampiamente oscurato la celebrazione del Proprio del tempo. Il Messale e il Breviario editi dopo il concilio di Trento da Pio V ridussero le feste dei Santi a solo 158, che però fino all’inizio del nostro secolo erano di nuovo aumentate a 230, senza contare le feste proprie delle diocesi, delle quali talune presentavano più di 100 celebrazioni.Prima di parlare del nuovo ordinamento è il caso di fare alcune brevi affermazioni sulla teologia del culto dei santi. 

k.2) La teologia del culto dei santi
Nonostante tutte le esagerazioni e anche una certa pratica abusiva del culto dei Santi in talune epoche e paesi, l’insegnamento ufficiale della Chiesa non ha mai perso di vista l’affermazione centrale di 1Tm 2, 5s. (Cristo come unico mediatore). Quando venera i Santi la Chiesa proclama la grazia vittoriosa dell’unico redentore e mediatore, Cristo, grazia che nei Santi è divenuta efficace. Espressione liturgica di ciò sono soprattutto i Prefazi delle Messe dei Santi, ma anche numerose orazioni. Affermazioni del Magistero si trovano tra l’altro in diversi documenti del Concilio Vaticano II (SC 103s.; 111; LG cap. 7s.). Quanto detto vale per il culto di “Maria, Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo; in Maria [la Chiesa] ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere” (SC 103 ).Del culto dei santi però fa parte non solo il riconoscimento che essi, per grazia di Dio, sono divenuti segni, testimoni e modelli della vita cristiana, ma anche l’esporre fiducioso a essi, come a fratelli e sorelle in Cristo, le preoccupazioni e le necessità personali, e il chiedere la loro intercessione presso Dio, datore di ogni buon dono, nella consapevolezza della fraterna solidarietà di tutti i componenti del mistico Corpo di Cristo[3]. In questo senso il culto cattolico dei Santi è molto lontano da ciò che chiamiamo adorazione.          

k.3) Il nuovo calendario generale romano
Il grande criterio per la riforma del calendario generale fu la preminenza del Proprio del tempo, “in modo che sia convenientemente celebrato l’intero ciclo dei misteri della salvezza” (SC 108). Perché ciò sia possibile un gran numero di feste di Santi deve essere assegnato alle singole chiese particolari o alle famiglie religiose; “siano invece estese a tutta la Chiesa soltanto quelle che celebrano Santi di importanza veramente universale” (SC 111). Un altro criterio fu la diminuzione o la riduzione di grado delle feste di idea. Quanto alle celebrazioni dei Santi, la verità storica deve essere il presupposto perché esse siano accolte nel calendario. Devono essere inseriti solo Santi di grande importanza. Occorre inoltre far in modo che tutti i paesi e tutte le epoche siano rappresentate (universalità geografica e cronologica). Possibilmente deve anche essere rappresentato ogni stato di vita e le diverse espressioni della pietà. Il 21 marzo 1969 la Congregazione dei Riti pubblicò il Calendario Romano preceduto dalle Norme Generali e dal Commento al nuovo calendario[4].Anche se la riduzione del calendario dei Santi in singoli casi suscitò rammarico, si restò tuttavia al di qua della meta prefissata di un sostanziale alleggerimento del calendario generale a favore del Temporale. Ci sono infatti ancora - senza considerare le feste e le memorie mariane - quattro solennità (San Giuseppe, Nascita di san Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, e Tutti i Santi), 17 feste, 50 memorie obbligatorie e 88 facoltative: in tutto 168 celebrazioni (nel 1988). Si è anche criticato il fatto che tra i Santi ve ne siano 89 dai paesi neolatini e 63 degli ordini religiosi. Una particolarità è la Commemorazione di tutti i fedeli defunti il 2 novembre. Essa risale all’anno 998 (San Odilone di Cluny, abate) e ha il grado di una solennità. Se essa cade in domenica, la Messa della commemorazione prevale su quella della domenica.L’alto numero di feste e memorie mariane è certo espressione della venerazione amorosa e riconoscente che la Chiesa porta alla Madre del Signore. La maggior parte delle feste mariane sorse (a partire dal sec. IV) in Oriente e divenne presto familiare anche in Occidente. A dire il vero sembra che in talune epoche si sia ignorato che c’è anche un eccesso di feste che può essere pregiudizievole all’intento di un vero culto mariano. Anche se nel nuovo ordinamento alcuni doppioni furono eliminati, rimane ancora oggi un numero molto grande di solennità, feste e memorie mariane. Mi limito solo ad un’enumerazione senza commento[5]; a proposito si deve ricordare che le feste finora dette Purificazione di Maria e Annunciazione di Maria sono già state trattate nelle feste del Signore, e ugualmente la Solennità di Maria, Madre di Dio, in connessione con l’ottava di Natale.

* Solennità e feste mariane (secondo il seguito dell’anno liturgico): Solennità dell’Immacolata concezione della B.V. Maria, l’8 dicembre; festa della Visitazione di Maria, il 31 maggio; solennità dell’Assunzione di Maria in cielo, il 15 agosto; festa della Natività di Maria, l’8 settembre.

* Memorie mariane: Nostra Signora di Lourdes (memoria facoltativa = f), l’11 febbraio; Cuore immacolato di Maria (f), il sabato dopo la festa del Sacro Cuore; Nostra Signora dal Monte Carmelo (f), il 16 luglio; Dedicazione della basilica di s. Maria Maggiore (f), il 5 agosto; Maria Regina (memoria obbligatoria = o), il 22 agosto; B.V.M. Addolorata (o), il 15 settembre; B.V.M. del Rosario (o), il 7 ottobre; Presentazione della B.V. Maria (o), il 21 novembre.Voglio anche ricordare in questo contesto la speciale venerazione della Madre di Dio nel Mese di Maria, maggio, e nel Mese del Rosario, ottobre; e inoltre le Messe votive della B.V. Maria (nella terza edizione del Messale Romano il loro numero è stato ancora aumentato). 

k.4) Calendario regionale, diocesano e religioso
Per l’Italia non c’è un calendario (e un Proprio degli uffici e delle Messe) regionale; al riguardo la CEI si è limitata nelle Precisazioni su alcune ricorrenze dell’Anno liturgico a stabilire che “nel calendario liturgico per l’Italia sono celebrate con il grado di festa le memorie liturgiche dei patroni d’Italia: santa Caterina da Siena (29 aprile) e san Francesco di Assisi (4 ottobre); dei patroni d’Europa: i santi Cirillo e Metodio (14 febbraio) e san Benedetto (11 luglio)”[6].Sulla base delle NG 48-59 e dell’Istruzione della Congregazione dei Riti del 24 giugno 1970[7] si sono venuti preparando anche i calendari diocesani delle diocesi italiane, con i rispettivi Propri degli uffici e delle Messe, volta a volta approvati da Roma. In essi il numero delle celebrazioni proprie è assai diverso.Hanno il calendario religioso: “gli ordini maschili; di questo loro calendario devono far uso anche le monache e religiose del medesimo ordine se vi sono, come pure i terziari aggregati che vivono vita comune ed emettono voti semplici. Inoltre, le congregazioni religiose, le società e gli istituti di diritto pontificio se, in qualsiasi modo, sono tenuti alla celebrazione dell’Ufficio divino”[8]. Nei calendari religiosi vengono accolti “oltre alla celebrazione del Titolo, del Fondatore e del Patrono, i Santi e i Beati, che furono membri della famiglia religiosa, o ebbero particolare relazione con essa” (NG 52b). Per assicurare e approfondire il collegamento delle comunità religiose con le Chiese locali, queste celebrano insieme l’anniversario della dedicazione della cattedrale e del patrono principale del luogo o del territorio in cui risiedono.Un calendario dei Santi di genere particolare è il Martirologio Romano che ha le sue radici negli elenchi delle feste e dei martiri della chiesa antica. L’ultima volta che esso venne fondamentalmente rielaborato fu nel 1583 e conobbe numerose edizioni e traduzioni[9]. La nuova edizione uscì nel 2001[10]. 

l) La Liturgia delle Ore (CCC1174-1178)
San Paolo c’esorta di “pregare incessantemente” (cf. 1Ts 5, 17; Ef 6, 18). Ora, la Liturgia delle Ore “è costituita in modo da santificare tutto il corso del giorno e della notte per mezzo della lode di Dio” (SC 84). Essa costituisce la “preghiera pubblica della Chiesa” (SC  84) nella quale i fedeli (chierici, religiosi e laici) esercitano il sacerdozio regale dei battezzati. Celebrata “nella forma approvata” dalla Chiesa, la Liturgia delle Ore “è veramente la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera di Cristo, con il suo Corpo, al Padre” (SC 84).Il CCC al n° 1175 c’insegna, che la Liturgia delle Ore è destinata a diventare la preghiera di tutto il Popolo di Dio. “In essa Cristo stesso «continua» ad esercitare il suo «ufficio sacerdotale per mezzo della sua stessa Chiesa» (SC 84); ciascuno vi prende parte secondo il ruolo che riveste nella Chiesa e le circostanze della propria vita: i sacerdoti in quanto «impegnati nel sacro ministero pastorale», poiché sono chiamati a rimanere «assidui alla preghiera e al ministero della Parola» (SC 86; 96; PO 5); i religiosi e le religiose in forza del carisma della loro vita di consacrazione (SC 98); tutti i fedeli secondo le loro possibilità… «Si raccomanda che pure i laici recitino l’Ufficio divino o con i sacerdoti, o riuniti tra loro, o anche da soli» (SC 98)”.Riassumendo: i fedeli che celebrano la Liturgia delle Ore s’uniscono “a Cristo, nostro Sommo Sacerdote, mediante la preghiera dei Salmi, la meditazione della parola di Dio, la preghiera dei cantici e delle benedizioni, per essere associati alla sua preghiera incessante e universale che glorifica il Padre e implora il dono dello Spirito Santo sul mondo intero” (CCC 1196).  


[1] Th. Klauser, Christlicher Märtyrerkult, heidnischer Heroenkult und spätjüdische Heiligenverehrung, Köln - Opladen 1960; B. Kötting, Heiligenverehrung, in Handbuch theologischer Grundbegriffe, 633-641 [trad. it., in Dizionario teologico I, Queriniana, Brescia, 406-415]; P. Molinari, Die Heiligen und ihre Verehrung, Freiburg i.Br. 1964 [originale it., I Santi e il loro culto, Roma 1962]; W. Beinert, Die Heiligen heute ehren, Freiburg i.Br. 1983 [trad. it,. Il culto dei santi oggi, Ancora, Milano].
[2] AAS, 61(1969), 149-153.
[3] Cf. K. Rahner, Vom Geheimnis der Heiligkeit, die Heiligen und ihrer Verehrung, in P. Manns (a cura di), Reformer der Kirche, Mainz 1970, 26; si veda anche G.L. Müller, Gemeinschaft und Verehrung der Heiligen..., (Tesi di abilitazione dattiloscritta), Freiburg i.Br. 1986.
[4] Pubblicate, tra gli altri, le NG in Enchiridion Vaticanum, v. III, 516-543, il Commento in Norme generali..., Milano 1969, 41-108.
[5] Più diffusamente in A. Adam, Das Kirchenjahr..., op. cit., 172-184 [trad. it., L'anno..., 216-231]; cf. anche W. Beinert, Maria heute ehren, Freiburg i.Br. 1979 [trad. it., Il culto di Maria oggi..., Paoline, Roma]; Id., Heute von Maria reden, Freiburg i.Br. 1981 [trad. it., Parlare di Maria oggi?, Paoline, Roma]; B. Kleinheyer, Maria in der Liturgie, in Handbuch der Marienkunde, Regensburg 1984, 404-439.
[6] Cf. Enchiridion della CEI, III, 809, 1405.
[7] EV III, 540-569.
[8] Istruzione sui Calendari Particolari, n 16°.
[9] Vedi ad es. l’ultima edizione latina del 1956 e quella italiana (la quinta) del 1960.

[10] Cf. Martyrologium Romanum ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, Editio Typica, Città del Vaticano 2001.

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