Scuola dei Ministeri

II. Il Mistero Pasquale nel tempo della Chiesa (CCC 1077-1134)

 

1. La liturgia – opera della Santa Trinità

 

1.1. Il Padre, Sorgente e fine della Liturgia (CCC 1077-1083)

Noi crediamo fermamente in un solo e unico Dio. In un Dio che si è rivelato e comunicato nella sua intima e misteriosa realtà di vita e di amore come Padre e Figlio e Spirito Santo. Nel suo "nome" siamo stati battezzati; in questo "nome" divino facciamo il segno della croce prima e dopo le azioni più importanti; quel medesimo Dio uno e trino viene professato nel Credo e glorificato nel Gloria. In conseguenza all’unità e alla trinità di Dio non si dissocia il Padre dal Figlio e il Figlio dal Padre e lo Spirito Santo da ambedue perché ne è la comunione vivente. Mai la distinzione delle persone può comportare la separazione!

Ora, il Padre è Sorgente e Fine della Liturgia. Nella Lettera agli Efesini, leggiamo: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto" (1, 3-6).

Ora, benedire è un’azione di Dio che dà la vita e di cui il Padre è la sorgente. Riferito all’uomo, questo termine "significa l’adorazione e la consegna di sé al proprio Creatore nell’azione di grazie" (CCC 1078).

Si deve dire che tutta l’opera di Dio è benedizione: dall’inizio alla fine dei tempi. "In principio, Dio benedice gli esseri viventi, specialmente l’uomo e la donna" (CCC 1080). Questa benedizione iniziale viene rinnovata lungo la storia della salvezza attraverso la cosiddetta alleanza: con Noè, con Abramo, con Mosè… Stando ai testi dell’Antico Testamento possiamo dire che i segni di questa benedizione sono molteplici: la nascita di Isacco, l’uscita dall’Egitto, il dono della Terra Promessa, l’elezione di Davide, la presenza di Dio nel tempio, l’esilio purificatore e il ritorno del "piccolo resto" (CCC 1081). Di queste benedizioni ci ricorda la Legge, i Salmi, i Profeti…, testi che letteralmente tessono la Liturgia del Popolo eletto e allo stesso tempo rispondono ad esse con le benedizioni di lode e di rendimento di grazie.

Questa benedizione di Dio è pienamente rivelata e comunicata proprio nella Liturgia della Chiesa: "il Padre è riconosciuto e adorato come la Sorgente e il Termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo, incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il Dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo" (CCC 1082).

Il Padre è il termine della preghiera liturgica ed è invocato sempre per primo: ci si rivolge al Padre mediante il Figlio, che per noi è Salvatore e Signore, nell’unità dello Spirito Santo. Il Padre è causa, fonte, principio di tutto ciò che è stato compiuto nella storia della salvezza per mezzo del Figlio incarnato e dello Spirito Santo, e che ora nella celebrazione liturgica ci viene comunicato.

 

1.2. L’Opera di Cristo nella Liturgia (CCC 1084-1090)

Sappiamo che la liturgia della Chiesa é la celebrazione del Mistero di Cristo, centro della storia della salvezza. Tutte le azioni liturgiche, con il loro coronamento nell’Eucaristia, sono celebrazioni e proiezioni di questo Mistero, attualizzazioni e comunicazioni della pienezza del sacramento della salvezza, che é Cristo Gesù.

II protagonismo di Cristo nell’insieme, in tutte e in ciascuna delle celebrazioni dell’anno liturgico, è qualcosa che zampilla dalla viva coscienza della Chiesa che vide in Gesù di Nazareth, il Cristo - Figlio di Dio, il perfetto esecutore e realizzatore nella sua vita e nelle sue opere di quanto hanno annunziato, prefigurato e significato le antiche feste di Israele, e in genere di tutta la storia del popolo di Dio prima di lui.

Cristo "assiso alla destra del Padre" da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, agisce ora attraverso i Sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia (CCC 1084). In altre parole: nella Liturgia Cristo significa e realizza principalmente il suo Mistero pasquale. Durante la sua vita terrena egli annunciava con il suo insegnamento e anticipava con le sue azioni il suo Mistero pasquale.

La SC 6, dice: "Come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch’egli ha inviato gli Apostoli, ripieni di Spirito Santo, non solo perché, predicando il Vangelo a tutti gli uomini, annunziassero che il Figlio di Dio con la sua morte e Risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e trasferiti nel Regno del Padre, ma anche perché attuassero, per mezzo del sacrificio e dei Sacramenti, sui quali s’impernia tutta la vita liturgica, l’opera della salvezza che annunciavano".

Da qui una conseguenza: donando lo Spirito Santo agli Apostoli, Cristo risorto conferisce loro il proprio potere di santificazione. E ancora: per la potenza dello stesso Spirito Santo, gli Apostoli, conferiscono tale potere ai loro successori. Questa "successione apostolica" struttura tutta la vita liturgica della Chiesa; essa stessa è sacramentale, cioè trasmessa attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro (CCC 1087).

Nella SC n° 7, leggiamo: "Per realizzare un opera così grande (cioè la "dispensazione" o comunicazione della sua opera di salvezza) Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. E’ presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, «egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesse per il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. E’ presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. E’ presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E’ presente, infine, quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20)".

Nella Liturgia Cristo associa sempre a sé la Chiesa, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’Eterno Padre (cf. SC 7).

Bisogna ancora ricordare che nella "Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste, che viene celebrata nella santa città Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro dei santi e del vero tabernacolo; con tutte le schiere della milizia celeste cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di ottenere un qualche posto con essi; aspettiamo, quale Salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria" (SC 8; CCC 1090).

 

1.3. Lo Spirito Santo e la Chiesa nella Liturgia (CCC 1091-1109)

Bellissime le parole di CCC 1091: "Nella Liturgia lo Spirito Santo è il pedagogo della fede del Popolo di Dio, l’artefice di quei «capolavori di Dio» che sono i sacramenti della nuova Alleanza. Il desiderio e l’opera dello Spirito nel cuore della Chiesa è che noi viviamo della vita del Cristo risorto. Quando egli incontra in noi la risposta di fede da lui suscitata, si realizza una vera cooperazione. Grazie ad essa, la Liturgia diventa l’opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa".

La missione dello Spirito Santo nella Liturgia è quella di preparare la Chiesa (assemblea) a incontrare Cristo; di ricordare e manifestare Cristo alla fede dell’assemblea; di rendere presente e attualizzare, con la sua potenza trasformatrice, l’opera salvifica di Cristo, e di far fruttificare il dono della comunione nella Chiesa (CCC 1093-1109; 1112).

 

Liturgia del Giorno

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