Scuola dei Ministeri

2. Il Mistero Pasquale nei Sacramenti della Chiesa (CCC 1113-1130)

 

Un settore essenziale della Liturgia è la celebrazione dei sette sacramenti (il Battesimo, la Confermazione o Crismazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine sacro, il Matrimonio. Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno ai Sacramenti, in modo particolare attorno all’Eucaristia (cf. SC 6). Prima di affrontare i singoli sacramenti tratteremo ciò che è comune ai sette sacramenti della Chiesa, dal punto di vista dottrinale.

 

La parola latina sacramentum è in primo luogo la traduzione del termine greco-biblico mysterion, che nel NT indica non solo mistero, ma è da intendere specialmente dell’insondabile opera di salvezza di Dio in Cristo (cf. Ef 1, 9 s.), e più precisamente di Cristo stesso, il "mistero della pietà" (1Tm 3, 16). Infine, i teologi dei primi secoli cristiani designano come misteri anche le parole e le azioni di Cristo, in quanto furono dette e compiute per la nostra salvezza. Oltre a ciò in seguito sono detti mysteria = sacramenta anche la Chiesa, la sua dottrina, la sua liturgia, le sue preghiere, benedizioni e riti. Solo nel sec. XII si sviluppa il concetto del sacramento oggi abituale, in quanto la prima Scolastica distingue tra i sacramenta maiora e i sacramenta minora (= sacramenti grandi e piccoli). Tra i primi essa conta Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi, Ordine e Matrimonio; invece i sacramenti minori ricevono la comune denominazione di sacramentali. La definizione da parte del magistero del numero settenario si ebbe al II Concilio di Lione del 1274 (DS 860), al Concilio di Firenze del 1439 (DS 1310) e al Concilio di Trento del 1547 (DS 1601).

 

2.1. I Sacramenti di Cristo (CCC 1114-1116)

Il Concilio di Trento affermò: "… attenendosi alla dottrina delle sacre Scritture, alle tradizioni apostoliche e all’unanime pensiero degli altri concili e dei Padri" noi professiamo "che i sacramenti della nuova Legge sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo nostro Signore" (DS 1600-1601).

I misteri della vita di Cristo (parole e azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo ministero pubblico) costituiscono i fondamenti di ciò che, "ora, Cristo dispensa nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa" (CCC 1115), poiché, come scrisse san Leone Magno, "ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi misteri".

 

2.2. I Sacramenti della Chiesa (CCC 1117-1121)

Grazie allo Spirito Santo, la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che, "tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono, nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore" (CCC 1117).

Bisogna sottolineare che i sacramenti sono "della Chiesa" in un duplice significato, cioè sono "da essa" e "per essa".

Sono "dalla Chiesa" per il fatto che questa è il sacramento dell’azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono "per la Chiesa", sono cioè, come scrisse san Agostino, quei "sacramenti che fanno la Chiesa", in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell’Eucaristia, il Mistero della comunione del Dio Amore, Uno in tre Persone.

Il CCC n° 1119 dice che "poiché con il Cristo-Capo forma «quasi un’unica persona mistica», la Chiesa agisce nei sacramenti come «comunità sacerdotale», «organicamente strutturata» (LG 11). Mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia; d’altra parte alcuni fedeli, «insigniti dell’Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio»" (LG 11).

Ora è proprio il ministero ordinato che garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. "La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui (cf. Gv 20, 21-23; Lc 24, 47; Mt 28, 18-20). Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l’azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti" (CCC 1120).

Tre dei sette sacramenti (cioè il Battesimo, la Confermazione e l’Ordine) conferiscono, "oltre la grazia, un carattere sacramentale o «sigillo» in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile (cf. DS 1609); essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti" (CCC 1121).

 

2.3. I Sacramenti della fede (CCC 1122-1126)

Sappiamo che Gesù ha mandato i suoi Apostoli perché "nel suo Nome", siano "predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati" (Lc 24, 47). Inoltre il Maestro disse ai suoi: "Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19). "La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola" (CCC 1122).

In uno dei documenti del Vaticano II, intitolato "Presbyterorum ordinis" al n° 4, leggiamo: "Il Popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente… La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola".

E SC n° 59 dice che tutti e sette "sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del Corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede".

Ora, quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui l’antico adagio: «Lex orandi, lex credendi», oppure «Legem credendi lex statuat supplicandi» (V sec.). La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa crede come prega. La Liturgia è un elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione (cf. DV 8).

Per questo motivo, sottolinea CCC al n° 1125, "nessun rito sacramentale può essere modificato o manipolato dal ministro o dalla comunità a loro piacimento. Neppure l’autorità suprema nella Chiesa può cambiare la Liturgia a sua discrezione, ma unicamente nell’obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della Liturgia".

 

2.4. I Sacramenti della salvezza (CCC 1127-1129)

Il Concilio di Trento ci insegna che i sacramenti degnamente celebrati nella fede, conferiscono la grazia che significano (cf. DS 1605-1606). Inoltre i sacramenti sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa.

Sempre il Concilio di Trento ci insegna che i sacramenti agiscono «ex opere operato» (letteralmente "per il fatto stesso che l’azione viene compiuta"), cioè in virtù dell’opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte (DS 1608). Ne consegue che, come dice san Tommaso d’Aquino, "il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio". Quando un sacramento "viene celebrato in conformità all’intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve" (CCC 1128).

E ancora: la Chiesa, nel suo insegnamento, ribadisce che per i credenti i sacramenti istituiti da Cristo sono necessari alla salvezza (cf. DS 1604). Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica (cf. 2Pt 1, 4) i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore (CCC 1129).

 

2.5. I Sacramenti della vita eterna (CCC 1130)

San Paolo Apostolo ci insegna che la Chiesa celebra il Mistero del suo Signore "finché egli venga" e "Dio sia tutto in tutti" (1Cor 11, 26; 15, 28 ). "Dall’età apostolica la Liturgia è attirata verso il suo termine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: «Marana tha!» (1Cor 16, 22). La Liturgia condivide così il desiderio di Gesù: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi… finché essa non si compia nel regno di Dio» (Lc 22, 15-16). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra della sua eredità, già partecipa alla vita eterna, pur «nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 13). «Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!... Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22, 17.20)" (CCC 1130).

 

A conclusione di questo I Capitolo della Prima Parte del CCC leggiamo le parole di san Tommaso, il quale così riassume le diverse dimensioni del segno sacramentale: "Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura".

 

 

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