Scuola dei Ministeri

2. Diversità liturgica e unità del Mistero (CCC 1200-1209)

a) Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

Il punto di partenza è il n° 1200 del CCC: "Dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla Parusia, le Chiese di Dio, fedeli alla fede apostolica, celebrano, in ogni luogo, lo stesso Mistero pasquale. Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato".

Bisogna subito sottolineare che nessuna tradizione liturgica nessuna tradizione liturgica può esaurire la ricchezza del Mistero di Cristo.

La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità.

Lo sviluppo delle varie tradizioni liturgiche ha avuto origine proprio in funzione della missione della Chiesa. Le Chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il Mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del "deposito della fede" (2Tm 1, 14), nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità.

Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino (copto), siriaco, armeno, maronita e caldeo (cf. CCC 1203).

Il Concilio Vaticano II, afferma che: "…la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati" (SC 4).

b) Liturgia e culture

La celebrazione della Liturgia deve corrispondere al genio e alla cultura dei diversi popoli. E questo vuol dire che il Mistero di Cristo deve essere annunziato, celebrato e vissuto in tutte le culture, così che queste non vengono abolite, ma recuperate e portate a compimento grazie ad esso (cf. CCC 1204).

Dobbiamo ricordare che "nella Liturgia, e segnatamente in quella dei sacramenti, c’è una parte immutabile, perché d’istituzione divina, di cui la Chiesa è custode, e ci sono parti suscettibili di cambiamento, che essa ha il potere, e talvolta anche il dovere, di adattare alle culture dei popoli recentemente evangelizzati".

E ancora bisogna dire che la diversità non deve nuocere all’unità. Essa non può esprimersi che nella fedeltà alla fede comune, ai segni sacramentali, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica. L’adattamento alle culture esige anche una conversione del cuore e, se è necessario, anche rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica.


Riassumendo: le diverse tradizioni liturgiche, o riti, legittimamente riconosciuti, in quanto significano e comunicano lo stesso Mistero di Cristo, manifestano la cattolicità della Chiesa.

Il criterio che assicura l’unità nella pluriformità delle tradizioni liturgiche è la fedeltà alla Tradizione apostolica, ossia: la comunione nella fede e nei sacramenti ricevuti dagli Apostoli, comunione che è significata e garantita dalla successione apostolica.


Liturgia del Giorno

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