Nota sui «mesi mariani»

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La pratica di un «mese mariano» è diffusa in varie Chiese sia dell’Oriente sia dell’Occidente. Ma, mentre in Oriente il «mese del­la Vergine» è in stretta connessione con la liturgia, in Occidente i me­si dedicati alla Madonna, sorti in un’epoca in cui si faceva scarso riferimento alla liturgia come a forma normativa del culto cristiano, si sono sviluppati indipendentemente dal ciclo liturgico. Ciò ha posto e pone tuttora alcuni problemi di indole liturgico-pastorale che non possono essere ignorati.
Limitatamente alla consuetudine occidentale di celebrare un «me­se mariano» in maggio (in novembre, in alcuni paesi dell’emisfero australe), in ottobre e, secondariamente, in settembre, sarà opportuno tenere presente quanto segue:

a) tenendo conto delle esigenze della liturgia, delle attese dei fe­deli, della loro maturazione nella fede, la problematica posta dai «mesi mariani» dovrebbe essere studiata nell’ambito della «pastora­le d’insieme» della Chiesa locale; si eviterebbero in tal modo situazioni di contrasto pastorale che disorientano i fedeli, come accadreb­be, ad esempio, se ci si limitasse ad abolire il «mese di maggio»;

b) in molti casi la soluzione più opportuna sarà quella di armoniz­zare i contenuti del «mese mariano» con il concomitante tempo dell’Anno liturgico. Così, ad esempio, durante il mese di maggio i pii esercizi dovranno mettere in luce soprattutto la partecipazione della Vergine al mistero pasquale e all’evento pentecostale che inaugura il cammino della Chiesa;

c) in ogni caso dovrà essere diligentemente seguita la direttiva del­la costituzione Sacrosanctum Concilium sulla necessità che «l’animo dei fedeli sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nel­le quali, durante il corso dell’anno, si celebrano i misteri della sal­vezza»;

d) un’opportuna catechesi convincerà i fedeli che la domenica, memoria ebdomadaria della Pasqua, è «il giorno di festa primordia­le», per cui la celebrazione della domenica esula da qualunque com­puto relativo ai «mesi mariani» e nessun elemento celebrativo del Giorno del Signore può essere subordinato alle esigenze devoziona­li dei mesi dedicati alla beata Vergine;

e) si dovrà mostrare ai fedeli che la liturgia romana ha già un suo «mese della Vergine», armonicamente inserito nello svolgimento dell’Anno liturgico: il tempo di Avvento. Tale informazione tuttavia non dovrà limitarsi a creare un convincimento teorico, ma dovrà es­sere tradotta in celebrazioni liturgiche che, tenendo conto della sen­sibilità dei fedeli, valorizzino effettivamente i numerosi riferimenti a santa Maria nel tempo di Avvento.

(Congregazione per il Culto divino, Istruzione 1987)

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