Celebrazione penitenziale nell’Anno giubilare 2025 Il Sussidio liturgico che viene...
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Iniza il corso di preparazione per i nuovi Ministri straordinari della Comunione. Il percorso...
Sono disponibili i Sussidi per la Quaresima e la Pasqua preparati dagli Uffici della Segreteria Generale della CEI, coordinati dall’Ufficio Liturgico Nazionale. Attraverso testi e proposte per il canto, questi strumenti pastorali – che hanno per titolo Nella speranza siamo stati salvati – vogliono essere “un aiuto perché le nostre comunità cristiane celebrino con arte i divini misteri e ogni credente possa ritrovare la forza per porre nel mondo segni di speranza”, sottolinea nella presentazione mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI.
L’obiettivo è “meditare i misteri centrali della nostra fede e celebrare in modo efficace e consapevole Cristo nostra Pasqua”, spiega il Segretario Generale ricordando che “nei quaranta giorni del cammino battesimale e penitenziale che ci attendono, la Chiesa, popolo dell’esodo, compie un pellegrinaggio che culmina nell’incontro pasquale con Cristo, morto e risorto”. “In quest’ottica – aggiunge – la Quaresima non è un tempo triste, ma un tempo favorevole di rinnovamento spirituale che con il digiuno, la carità e la preghiera ci sprona a non fondare la nostra speranza nelle illusioni effimere e fugaci, ma a radicarla nella pienezza e densità dell’amore di Dio, che ‘ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna’ (Gv 3, 16)”.
Celebrazione penitenziale nell’Anno giubilare 2025
Il Sussidio liturgico che viene proposto è tratto dalRito della Penitenza (cap. II: Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale. Gli schemi per la celebrazione della Parola sono tratti invece dal Sussidio della Penitenzieria Apostolica.
Celebrazione_penitenziale_Giubilare.pdf
Indulgenza – frutto dell’esperienza giubilare
1. Che cos’è l’indulgenza
L’indulgenza «permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio. Non è un caso che nell’antichità il termine “misericordia” fosse interscambiabile con quello di “indulgenza”, proprio perché esso intende esprimere la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini». In questa sintesi di papa Francesco si racchiude il senso corretto di una parola che, nel corso della storia, ha visto molte incomprensioni ed è stata al centro di polemiche e contestazioni a tal punto vigorose da aver in qualche modo originato la Riforma protestante, avviata da Martin Lutero con la sua presa di posizione del 1517 contro l’esasperata vendita, usuale in quel tempo, dei benefici spirituali.
In realtà, per comprenderne l’attualità occorre tener presente che l’indulgenza si innesta nel rapporto fra la teologia e la spiritualità, fra la prassi penitenziale e la sollecitudine pastorale, e richiede il coinvolgimento della libertà personale, essendo strutturalmente legata a delle precise opere da compiere. Con la solenne terminologia ecclesiastica, papa Paolo VI così la definì nella costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina (testo fedelmente ripreso nel Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1471): «L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi».
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